Un viaggio nel tempo…nella terra dei Coppi, taccagna di argille, sulle strade nude e bianche

 

 

zUn viaggio nel tempo, in un mondo che non c’è più ma vive a Castellania, sulle colline tra Serravalle e Tortona, un mondo contadino dove la città appare così lontana e le luci sfavillanti dell’Outlet nella pianura in basso sembrano appartenere ad un altro pianeta. Nel paese abbarbicato in collina, “una terra taccagna di argille” come la descrisse mirabilmente Gianni Brera, tutto parla di Coppi, di Fausto e di suo fratello Serse, scomparso prima di lui, a ventotto anni, per una caduta nella Milano-Torino e da quel giorno anche il Campionissimo non sarà più lo stesso, prima di lasciare la vita terrena all’alba degli anni sessanta, a poco più di quarant’anni, per quella maledetta malaria contratta in Alto Volta e mal curata.

Ma vivere un pomeriggio a Castellania ha un sapore speciale quando si ha la fortuna di incrociare tra le vie del borgo il Signor Egidio, che di cognome fa pure lui Coppi ed è cugino di Faustino e Serse; ed i suoi racconti ti inchiodano e ti avvolgono, come la nebbia che sale dalle vigne che circondano il piccolo gruppo di case, poche decine di anime che conservano l’antica saggezza contadina di queste valli povere ma così ricche di cultura.

Ti viene voglia di abbracciarlo il Signor Egidio, quando ti racconta di quella volta che Fausto si affacciò dalla finestra di camera sua, che ti indica con la mano, per rimproverare il fratello più giovane, cui la sera piaceva divertirsi e te lo dice in dialetto e sembra di sentirla la voce di Fausto che si sporge dalla finestra di casa ed urla a Serse “Nu ti gagné mai nen!”, Serse estroverso e gioioso a differenza di Fausto, chiuso ed introverso… “Lo abbiamo perso troppo presto…” e gli occhi di Egidio si inumidiscono ancor più di quanto già non lo sia lo sguardo degli anziani , ricordando la tragica fine di Serse, caduto nel finale di una Milano-Torino e dopo la morte del fratello più giovane , “del cit del paese”, cui tutti volevano un gran bene, anche la vita di Fausto non fu più la stessa…

 

E i racconti spaziano da quando Egidio con Serse da bambini andavano a “rubare”  le ciliegie e questo splendido anziano di quasi novant’anni  sembra vergognarsi di pronunciare quella parola o di quando si univa a Fausto nelle battute di caccia, che il grande Airone amava tanto quando tornava a casa dopo i trionfi sui pedali e poi di quanto faticasse sui rulli che aveva allestito nel sottoscala della casa contadina, ed il sudore formava la pozzetta sotto i pedali, quella casa adibita a museo che abbiamo appena visitato e che emoziona in ogni angolo, con i ritagli dei giornali che celebrano le vittorie ed i trionfi, le biciclette, le maglie e le stanze della vita quotidiana, umide e fredde e riscaldate dalla stufa in ghisa…

E salutando il Signor Egidio la cui figura si appanna avvolta dalla nebbia, risalendo sul piazzale per tornare in città, ci piace pensare che Fausto e Serse, sepolti nel sacrario soprastante, siano sempre vivi nel ricordo di chi li ha conosciuti e di chi viene a visitare questo luogo e sembra di vederli, “il Fausto” che tutte le mattine si lancia con la sua bicicletta “sulle strade nude e bianche” per andare a Novi dove era garzone di salumeria ed “il Serse” che la sera fugge da casa con la sua Gilera nuova alla ricerca di nuove “morose”…

MARCO FERRERA

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