Il Punto nella sosta sulla crisi Samp e la conferma di D’Aversa

D ‘Aversa resta in sella al destriero blucerchiato, dopo che la società ha deciso di non sfruttare il momento più opportuno per il cambio: la settimana d sosta supplementare dovuta agli impegni delle Nazionali. Una scelta ponderata attentamente dal patron Ferrero di ritorno dal viaggio a Dubai, ufficialmente per ragioni cinematografiche ma non solo. Nel cuore degli affari, dove convergono capitali di ogni genere, Viperetta avrà sicuramente inseguito qualche appoggio di ordine economico per tutte le sue attività, comprese quelle calcistiche.

Rispetto ad altri club è lampante che quello blucerchiato stia più attento ai conti, sapendo di non aver nulla da scialare. E l’ingaggio di un secondo staff tecnico comporterebbe senz’altro il peggioramento di un bilancio giù allarmante. A ciò aggiungiamo il colpo di freno tirato dal direttore sportivo Faggiano, che è stato il primo artefice dell’arrivo di D’Aversa a Genova e ovviamente tende a difendere il lavoro del trainer da lui indicato

A di là delle due motivazioni suddette, più che plausibili, sono affiorate altre considerazioni, non ultima la felice impressione destata dalla stessa Samp nel primo mese abbondante di campionato, al di là dei risultati acquisiti. Resta da capire l’origine della flessione successiva. Sarà una semplice coincidenza, ma la crisi blucerchiata è decollata dopo l’imprevista bastonata col Napoli e l’infortunio non ancora cancellato di Damsgaard.

Nella valutazione del lavoro di mister Roberto ha inciso non poco l’attenuante delle numerose assenze in un organico già miserello, specialmente sul fronte rincalzi. Rispetto allo scorso anno mancano due semititolari come Keita e Jankto, la cui partenza non è stata certo bilanciata dall’arrivo di Caputo. Se a ciò aggiungiamo lo stop infinito di Damsgaard e la fatica a tornare a buon livello provata dal convalescente Gabbiadini, possiamo giustificare almeno in parte le ambasce di un tecnico che non vanta troppe frecce al proprio arco.

Quali sono le colpe di D’Aversa?

Semmai, si può discutere riguardo al calo di rendimento registrato da tutti i giocatori sampdoriani eccetto Candreva al confronto con la scorsa stagione. Per alcuni di loro si può parlare di una sentenza anagrafica: i quasi 39 anni di capitan Quagliarella pesano, ma anche l’anno in più degli Altri over 30 – ce n’è una riga – inizia a farsi sentire. Di sicuro, il vantaggio di aver confermato quasi interamente la rosa si è manifestato nei capitoli iniziali, quando le altre squadre, assai più rinnovate, si stavamo assestando, ma non emerge a stagione inoltrata. È francamente arduo stabilire quanto abbiano inciso il lavoro di D’Aversa e la sua metodologia inevitabilmente diversa da quella di Ranieri, ma di sicuro non tutte le colpe sono le sue.

Se esaminiamo la gara persa col Bologna, è indubbio che il primo tempo sia stato giocato alla pari, se non meglio, degli avversari, Incredibile però il crollo verticale registrato nella ripresa, dopo l’immediato vantaggio rossoblù. L’1-1, di riffe o di raffe, era comunque arrivato, ma il bis felsineo, maturato appena due minuti più tardi, ha suscitato più di un commento negativo.

Cosa addebitare al trainer? Ben poco, considerato che Quaglia era in panca per onor di firma. Lui ha provato a muovere le acque, ma anche l’uscita anticipata di Augello – giocatore carente sinché si vuole in fase difensiva ma ottimo crossatore – quando occorreva potenziare la linea d’attacco è parsa una mossa avventata.

Problema di carattere della squadra?

Più che le scelte dell’allenatore, hanno fatto venire la mosca al naso quella mollezza caratteriale e quella confusione espresse da tutti i giocatori in campo. Anche nell’era pre-ranieriana la Samp aveva evidenziato un’incapacità a reagire alle avversità, ma se non altro il caos attuale non era ma affiorato. Resta tuttavia una sensazione di fondo: più che le direttive dell’allenatore la Samp sta pagando i limiti caratteriali di una squadra da anni priva di un autentico trascinatore.

La società ha deciso anche per questi motivi di responsabilizzare i giocatori proteggendo ancora una volta il mister, nella speranza che siano loro a trovare la rabbia necessaria per un’inversione di tendenza. Dopo tutto, non stiamo parlando di un gruppo giovane e inesperto, ma di un pool di atleti navigati e in grado di autoimporsi una sterzata.

Spareggio Salernitana-Sampdoria, candidati successori al varco

La trasferta d Salerno, in programma tra due week-end, segna comunque un definitivo spartiacque. L’assoluta modestia dell’antagonista – il più debole del lotto – dovrebbe consentire non solo di ‘pareggiare ma addirittura di conquistare la posta intera, dando così un calcione alla crisi. A volte, un successo – non importa come e contro chi ottenuto – rappresenta la scossa agognata, la scintilla che accende il motore della fiducia.

D’Aversa appare sempre convinto delle proprie teorie, ma non avrà ulteriori prove d’appello. Iachini, il più amato dal popolo blucerchiato, ha il telefonino pronto alla risposta, ma non pare riscuotere un parere entusiasta da parte degli operatori vicini al Viperetta. Giampaolo, altro ex, rimane il favorito, ma pretende un contratto lungo, così da poter condurre un progetto nuovo: che sia l’uomo adatto ad entrare in corsa e a svellare la Samp dalle sabbie mobili, lascia moltissimi dubbi, anche considerando che per il suo amato 4-3-1-2 mancano elementi ad hoc, specialmente in rifinitura.

Necessari rinforzi a gennaio

Chi vivrà vedrà. Ma è indubbio che la Samp attuale dovrà uscire adeguatamente puntellata a gennaio, specialmente in prima linea e sulle fasce di centrocampo. Servirebbero come il pane una prima punta di struttura, un mancino bravo ad offendere e l’agognato trequartista. Che sian prestiti o acquisti definitivi, è ormai questione secondaria. Un’altra domanda, piuttosto, si fa largo: toccherà ancora a Faggiano fare mercato o Ferrero si riaffiderà a Carlo Osti, cacciato un mese fa con codazzo di causa legale? Quella fu una mossa assurda anche metodologicamente, ma il ritorno di fiamma rischierebbe di peggiorare la situazione, pur riconoscendo al navigato direttore sportivo veneto capacità di mediazione assai superiori a quelle dell’attuale general manager. Di sicuro la convivenza tra i due è da escludersi.

PIERLUIGI GAMBINO

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