Sheva alla presentazione “L’obiettivo numero uno è giocare in Serie A il prossimo anno” Parlano anche Wander e Blasquez

Più difficile affrontare il Genoa di Milito e Gasperini, o prendere in corsa quello che non è più di Preziosi e Ballardini, ma non è ancora nemmeno degli Americani, con Roma, Juve, Milan e Derby alle porte? Parte da un confronto suggestivo Andrij Mykolajovyč Ševčenko, traslitterato Shevchenko, affettuosamente abbreviato Sheva, repentinamente tradotto ne “Il nuovo Allenatore del Genoa”.

L’unica partita contro il Grifone da calciatore è stato l’inizio di un’epica avventura per i colori rossoblù, e uno dei più entusiasmanti ritorni in Italia di un attaccante. Era Diego Alberto Milito Principe di Bernal, era la partita in cui 3 palloni d’oro, tra cui proprio l’Ucraino, e almeno altri 3 più che meritevoli del premio si inchinarono al Club più Antico d’Italia, opportunamente svecchiato dalle arrembanti idee del tecnico di Grugliasco. Da allora sotto i ponti del Bisagno sono passati oceani, le cui ondate invece che trascinare O Zêna su cui gloriosi lidi a cui sentiva, come i suoi tifosi, di avere diritto, lo hanno sprofondato in una palude debiti, operazioni d’azzardo, bassi giochi di potere e soprattutto una lunghissima serie di retrocessioni evitate solo all’ultimo.

Arriva Shevchenko con la sua storia di successi e sembra col suo sorriso voler cancellare undici degli ultimi 12 anni di magre, si tiene invece appieno questa stagione cominciata malissimo e l’impresa che sembrava impossibile: salvare ancora una volta il Vecchio Balordo. E a parte qualche frase di rito, tutti i punti focali vengono affrontati senza paura e con calma glaciale, la medesima con cui disintegrava le difese che gli si opponevano. Quindi: la salvezza, il modulo, il calciomercato, il progetto in comune con la società, cosa pensa della squadra attuale. Persino lo Stadio. E Josh Wander. Del triumvirato che, con Adam Weiss e Andreas Blasquez, a prescindere da quale sarà il presidente, probabilmente Zangrillo, a ora controlla effettivamente la società, e quello che ha spiegato le ragioni dell’ingaggio di Sheva, e ha svelato alcuni punti programmatici della nuova dirigenza.

Il passato e il futuro del Genoa, il presente è la Salvezza

Forse un po’ scontata ma sicuramente appropriata la prima dichiarazione del neo mister: «ll Genoa è un grande club, il primo Club in Italia, e questo conta tanto. Ha un grande progetto per il futuro»

Quindi arriva subito al dunque, dopo i ringraziamenti a Wander: «L’obiettivo numero uno è giocare in Serie A il prossimo anno e farò di tutto per raggiungere questo obiettivo. L’unica via che conosco per arrivare a questo traguardo è lavorare. Faccio una promessa ai tifosi: darò il massimo di me stesso per raggiungere tale risultato»

Quindi un riferimento a quel celebre Genoa-Milan del settembre 2009 e al calore della Gradinata Nord: «Abbiamo bisogno dei tifosi e quando da calciatore ho giocato qua, è stata una partita difficilissima. Ricordo benissimo che giocavo sempre contro 12 giocatori. Il dodicesimo erano i tifosi del Genoa. Spero di averli dalla mia parte, dalla parte della squadra e della società, perché abbiamo tanto bisogno del loro supporto»

E in seguito, ancora «La Coppa Italia può essere un obiettivo? Per noi è più importante salvarci. Dobbiamo fare tanti sforzi, cercando tante soluzioni per raggiungere questo obiettivo. Io e la mia squadra stiamo lavorando per questo»

Chi lo ha portato sulla panchina di Garbutt, Simoni, Scoglio e Bagnoli? «Chi mi ha contattato per primo, se la vecchia o la nuova proprietà? Il contatto l’ho avuto solo con la nuova proprietà, parlando con Josh Wander. Una lunga chiacchierata»

Le idee per il calciomercato

Ed ecco uno dei punti più dibattuti in questi giorni, il calciomercato invernale

«Se ho chiesto garanzie? Per me la garanzia importante era rinforzare la squadra a gennaio perché ne ha bisogno. L’obiettivo di giocare in Serie A l’anno prossimo passa dal lavorare bene sul mercato». La società quindi si è impegnata anche con lui a una serie di acquisti di un certo spessore, anche se l’entità al momento è ignota.

C’è ancora spazio per le fantasie più sfrenate, sebbene certi nomi che sono girati sembrano davvero troppo altisonanti, non fosse altro che anche a fronte di un progetto importante difficilmente a ora verrebbero a giocarsi la salvezza. Sul punto in seguito interviene anche Blazquez «Ancora dobbiamo parlare col mister di ciò di cui ha bisogno la squadra.  Per quello non abbiamo ancora un numero, ma appena avremo dei chiarimenti prenderemo le migliori decisioni per il Genoa. Se abbiamo dovuto accelerare il progetto che vogliamo attuare? Veramente abbiamo parlato assieme a Juan e Josh e non avremmo mai voluto trovare una soluzione temporanea, perciò abbiamo puntato su un progetto a lungo termine e serio. Shevchenko dal primo giorno non parla d’altro del fatto che oggi c’è questo da fare, ma si guarda già ai prossimi anni. Con 777 Partners parliamo sempre di investimenti possibili su tecnologie e innovazione e lui è venuto qui per storia e città, ma anche per sviluppare un progetto di grande successo»

Il Modulo e la squadra attuale

Shevchenko è stato molto esplicito su come intende far giocare la squadra, sul modulo e come si relaziona con gli elementi attualmente a sua disposizione:

«Il Genoa è una squadra che storicamente è molto aggressiva, specialmente in casa, dove ha una carica speciale. Cercherò di bilanciare la squadra ai valori che sono stati quelli del Genoa. Dobbiamo avere un equilibrio e capire anche le esigenze di cui ha bisogno la squadra. Abbiamo un periodo di allenamenti prima di entrare in una fase di partite molto difficili, importanti, e dobbiamo essere pronti. Come si vince la paura? Avendo la mentalità giusta. Parlando coi giocatori ho sentito tanta voglia di migliorare le cose ed è un punto di riferimento molto importante. Penso che, avendo una grande voglia e una giusta struttura in campo, possiamo migliorare tanto le cose. Questa squadra ha determinate caratteristiche, studiamo bene con quale modulo possa giocare meglio. Sicuramente giocheremo o con un 3-5-2 o 4-3-3»

Perché Shevchenko?

Spetta quindi agli “Americani” di 777 Partners, in realtà ispano-statunitensi, spiegare cosa hanno visto nell’ucraino per affidargli le chiavi del progetto, oltre al ritorno di immagine che già è stato eclatante. Risponde Josh Wander:

«Non è stato un processo preso alla leggera e siamo andati alla ricerca della persona giusta. Una persona che conducesse la squadra fino alla fine della stagione e fosse anche il fulcro del progetto che abbiamo pensato per il Genoa. Shevchenko è un grandissimo nome in Italia, ma non lo abbiamo scelto per il nome, ma per idee e cervello. Intanto per il modo in cui pensa e analizza tutti gli aspetti del calcio: ci siamo resi conto che lavoravano con analisi e dati innovativo, stimolante i giocatori dal punto di vista fisico e mentale. Ci ha convinto per la sua integrità e nel mondo mai abbiamo trovato una persona che ci abbia detto qualcosa di negativo su di lui. In un mondo attraversato dall’emotività come il calcio in Italia, abbiamo trovato un pacchetto completo»

Invece, alla domanda sulle prossime tappe dopo la scelta dell’allenatore, illustra:

«Stiamo affrontando una completa riformulazione del club, e il primo passo era trovare l’allenatore. abbiamo individuato Shevchenko. Nelle prossime settimane ci saranno sicuramente dei cambiamenti, che non sempre sono semplici, ma talvolta sono necessari. Ora focalizziamoci sull’arrivo di Shevchenko, primo importantissimo passo che dovevamo prendere. Siamo investitori a lungo termine. Non ci concentriamo sul breve periodo, ma come investitori di lungo termine decidiamo di esserci sia nei momenti migliori sia in quelli peggiori»

Mourinho e gli altri

Ovviamente sono tanti i grandi nomi che sono stati menzionati considerando il suo passato. Partendo da quali consideri i suoi maestri, oltre al leggendario Colonello Valerij Lobanovs’kyj che lo formò già da giocatore. «Lavorare con Zaccheroni, Ancelotti, Cesare Maldini è stata una grande esperienza. Per cominciare una nuova carriera come allenatore tutti hanno la possibilità, ma è importante avere una visione e un aspetto psicologico per avere il migliore contatto coi giocatori. Al Milan il successo che abbiamo avuto indica che c’erano ragazzi che hanno giocato con me eccezionali e di grande valore»

Di Mourinho, che pure è stato suo allenatore nello sfortunato periodo al Chelsea e sarà il prossimo mister che affronterà, al debutto da genoano contro la Roma, dice che «Ho grande rispetto per lui, uno dei tecnici di maggiore successo nel mondo, e il suo arrivo qui in Italia ha dato tantissimo. Dobbiamo giocare una partita importantissima contro la Roma».

Quindi rivendica i successi raggiunti nella sua precedente esperienza da CT: «Ho fatto cinque anni con la nazionale ucraina e qualche risultato l’ho raggiunto. L’Ucraina è stata una squadra molto equilibrare, che sapeva soffrire e in tanti momenti ha giocato un bel calcio. Non molliamo mai»

Del suo già “storico” secondo Tassotti dice che «È un rapporto di lavoro, ma c’è un’amicizia profonda con lui», mentre ricambia gli auguri di Mancini, riferendosi al vero e proprio imminente spareggio per il Mondiale tra i suoi azzurri e la Svizzera: «L’Italia è una grandissima squadra e Mancini un grande allenatore: troveranno la via per vincere»

Quindi, dopo aver auspicato un Pallone d’Oro per Messi o Jorginho, l’immancabile saluto finale: «Vi aspettiamo: abbiamo bisogno di voi!»

Federico Burlando

 

Condividi