Lo Spezia sbuffando supera 1-0 il tosto Torino e si attesta in zona salvezza

È sempre una corsa a tappe, che si lotti per lo scudetto o per la salvezza. A volte si è davvero troppo in ritardo sul gruppo per crederci ancora, altri invece in certe annate fanno il vuoto e si ergono a cannibali. Ognuno poi rincorre i suoi Gran Premi, dalle qualificazioni Europee ai complimenti per il bel gioco. Con uno stacco perentorio in una giornata torbida, di quelle che richiedono tanto sudore senza che si possa annusare il profumo della grande impresa, lo Spezia va a prendersi un vantaggio sulla zona retrocessione che è nel contempo bello e irrisorio. Due punti almeno sui rivali del Genoa che come è noto stanno arrancando nelle retrovie nonostante un calendario da pianura, e che adesso si troverà davanti le montagne meno sormontabili. Forse anche su Venezia e Sampdoria, chiamate ad affrontare la Roma di Mourinho e il lanciato Bologna di Mihajlović. Due punti che potrebbero essere recuperati in fretta oppure mai, ma che in ogni caso valgono tutta la fatica fatta per conquistarli.

Il Torino di Juric è una squadra pragmatica e solida, poco appariscente ma decisamente tignosa. Abilissima nel rompere il gioco avversario e nel capitalizzare le occasioni. Gremita di giocatori esperti. È quindi importante che lo Spezia senza tradire la sua natura sul piano dell’intensità, dell’aggressività e del fraseggio abbia vinto da provinciale dalla faccia sporca. Le statistiche descrivono due squadre che si sono quasi perfettamente equilibrate in tutto tranne che nel numero di cross, decisamente più alto per i granata, e, soprattutto, nel possesso palla. L’undici del Pirata ex Genoa è arrivato a toccare soglie del 70%, ma del suo netto dominio territoriale non ha saputo che farsene, trovatosi a sbattere contro una squadra che ha saputo ergersi a muro. Lo Spezia in compenso pur non creando molte occasioni in più in un match bloccatissimo ha sempre dato l’idea di avere tra i piedi il potenziale per lacerare in pochi istanti la possanza bovina del Toro. In particolare sono stati i contropiedi organizzati celermente con maestria in veri e propri fazzoletti di rettangolo verde, aiutandosi anche con dei lanci col contagiri, a mettere in difficoltà l’ordinata retroguardia avversaria.

Thiago Motta dispone il solito 4-2-3-1, ma con Gyasi, Sala e Verde rivoluziona la linea della trequarti dietro Nzola. In mediana il dinamico duo Maggiore-Kovalenko, davanti a Provedel disposti Amian, Erlic, Nikolau, Bastoni.

Anche Juric, con gli ex doriani Linetty e Praet mezz’ali avanzati proprio dietro a Belotti e a pressare sulle fonti del gioco Kovalenko-Maggiore, dispone le sue pedine a trascendere i moduli, con l’immancabile ex Genoa di turno, in questo caso Rincon, tra gli 11 del 3-4-2-1.

Padroni di casa che partono subito più ficcanti, poi superato il quarto d’oro è il Torino a farsi più impositivo, ma nel complesso non si riesce ad andare oltre la prova di forza a metà campo, e così le occasioni realmente pericolose sono davvero rade.

Al 19’ Praet crossa, Singo impatta di testa per Belotti che da posizione lievemente defilata si aggiusta il pallone e batte potentemente in porta: traversa! Lamenta poi un tocco di mano di Bastoni che glirebbe disturbato il controllo, ma l’arbitro non ravvisa nulla e il Var conferma la decisione.

Al 32’ invece è Gyasi a mandare a lato di poco raccogliendo un pallone perso al limite dal compagno Kovalenko, poi dopo che un’incursione di Sala al 39’ si conclude con un tiro sbilenco le due contraenti addomesticano il finale di tempo per andare agli spogliatoi sullo 0-0.

La seconda frazione è più divertente. Già al 51’ Nzola riesce a girarsi e a scoccare il pallone verso un plastico Milinkovic-Savic.

Al 57’ per provare a scuoterla Juric immette, per i generosi ma vacui Belotti, Rincon e Linetty gli altrettanto validi Sanabria, Baselli e Pjaca, ostentando platealmente la maggiore profondità e qualità della sua rosa. È però Sala al 58’ a guastargli subito i piani col gol partita: Kovalenko guida una ripartenza col suo passo da ussaro che carica, apre sulla sinistra per il compagno che sgancia un mancino preciso e deciso da fuori area.

A quel punto il Torino prova a riversarsi in avanti, allo Spezia non riesce di mordere ulteriormente in contropiede ma non si fa mettere alle corde e pur mordendosi i denti lascia al Toro scatenato soltanto lo spazio minimo necessario, da conquistarsi con fatica e pervicacia.

Così Sanabria al 64’ sguscia sottilmente a prendersi l’assist dalla fascia di un ispirato Singo e ratto si gira e prova fulmineo a segnare, ma manda a lato di un soffio.

Mentre Thiago Motta, del resto tristemente abituato a tali tattiche a causa della cronica latitanza di effettivi, farà solo 3 cambi e il primo al 71’, Salcedo per il match winner, e l’ultimo al 93’, fuori l’estenuato Kovalenko, e tra i due Manaj per Verde, Juric butta presto nella mischia pure Zaza e Izzo per l’assalto finale, col difensore centrale pure lui ex Genoa a salire come regista aggiunto.

Il muro però tiene: al 78’ Zaza raccoglie una respinta della difesa e manda a lato, poi parimenti Ola Aina al 91’, con una conclusione che genera più paura che pericolo, considerando il momento. Un’ultima apprensione la genera il duetto Sanabria-Zaza, poi il triplice fischio.

Il traguardo finale è ancora molto distante, ma a quello di tappa sono gli avversari a inseguire l’Aquilotto che ha piazzato la volata.

Federico Burlando

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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