Contro il Bologna per il pericolante D’Aversa tanti terzini ma tante diserzioni dalla metà campo in su

La storia insegna che certe partite così delicate la Sampdoria non le sbaglia quasi mai. È spesso accaduto, nelle epoche premantovaniane, che i blucerchiati camminassero faticosamente ad un metro scarso dal baratro e si tirassero regolarmente fuori vincendo a Marassi, ogni tanto in modo rocambolesco, gli scontri diretti.

La prossima gara entra in questa fattispecie, anche se definire il Bologna attuale una reale antagonista di campionato è un po’ una forzatura.

Di sicuro i blucerchiati hanno assoluto bisogno di compiere tre passi avanti, e certi presupposti invitano ad un seppur pallido ottimismo. La banda di Mihahilovic viaggia ben più in alto, ha dalla sua morale e salute alle stelle, ma non è un rullo compressore ed ha già evidenziato più di un limite. La recente vittoria sul derelitto Cagliari, oltre a portare indiretti benefici alla Samp e alle altre pericolanti, ha immerso ulteriormente i rossoblù nel mare magnum della tranquillità e potrebbe anche stemperarne la “vis” agonistica. Vero che Sinisa, vecchio amico della piazza sampdoriana, non è tipo che si lasci intenerire, ma quando lo stato di necessità è ridotto, non sempre escono prestazioni mirabolanti.

D’Aversa non può ovviamente accontentarsi del pareggino, che sarebbe comunque ossigeno ma non allontanerebbe gli spettri. La sua posizione era e resta delicata, e le recenti dichiarazioni del d.s. Faggiano, secondo cui “tutti noi siamo sotto osservazione” non rafforza la posizione del panchinante. Semmai, a supportare il mister abruzzese sono le ultime parole di capitan Quagliarella:La squadra è tutta con l’allenatore. Siamo noi giocatori a scendere il campo e la colpa della situazione è la nostra”. Che certe scelte – di modulo, formazione iniziale e cambi in corso d’opera – operate dal trainer non siano state gradite dai vecchi dello spogliatoio è innegabile, ma quando trionfano il senso di responsabilità e la consapevolezza del momento delicato, il futuro non può fare paura.

Serve però una scossa, e la nota pubblica della Federclubs, che oltre a tirare la giacca all’ex presidente Garrone invita tutto il popolo blucerchiato allo stadio (in ciò distaccandosi nettamente dalla chiusura ad oltranza decisa dagli Ultras) assomiglia ad una chiamata alle armi utilissima a svegliare l’ambiente. È vero altresì che nel calcio è la squadra a dover scuotere la tifoseria e non il contrario, ma qui occorre il contributo di tutti.

Certo D’Aversa non è neppure fortunatissimo, a giudicare dalle numerose assenze. Non è colpa sua se Silva si è fatto espellere per reiterate proteste nei confronti dell’arbitro (ma sui due turni di stop ci sarebbe da discutere parecchio…) e neppure se Ihattaren pensa più all’addio al calcio che a comportarsi da serio professionista. E non sono attribuibili al tecnico i prolungati infortuni di Verre e – soprattutto – Damsgaard, sul quale la società aveva fondato la squadra dell’oggi e del domani. Persino l’acciacco dell’ultima ora, fortunatamente nn grave, che ha colpito Gabbiadini è un altro sassolino nell’ingranaggio del delicatissimo motore blucerchiato.

Così l’abbondanza di soluzioni in difesa – che difficilmente approderà a qualche modifica nell’abituale quartetto titolare – contrasta apertamente con la… carestia negli altri reparti. Ekdal e Thorsby sono inamovibili a centrocampo, ma è probabile che li affianchi – per mancanza di alternative – quell’Askildsen che dopo Torino era finito nel tritacarne dialettico di D’Aversa. Come reagirà all’intemerata il timido e calcisticamente esangue norvegese?

Ciò premesso, con la scelta del 4-3-3 Candreva sarebbe costretto a rispostarsi a sinistra per lasciar posto al meno duttile Gabbiadini sul fronte opposto, ovviamente con Quagliarella o Caputo attaccante centrale.

L’eventuale 4-4-2 obbligherebbe invece il mister a spostare un centrocampista sulla fascia, col rischio di un ennesimo pasticcio tattico.

La parola va a D’Aversa, nella convinzione comune che in un contesto così spinoso più che la posizione in campo dei vari giocatori contino concentrazione, combattività e spirito di adattamento.

PIERLUIGI GAMBINO

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