Un saluto a Luciano Piquè, Genoano in campo e sugli spalti, veneto amato e ricambiato dalla Liguria

Ci ha lasciati a ottantasei anni Luciano Piqué, ex mediano del Genoa, 65 presenze tra il 1959 ed il 1961 condite da tre reti, una nella Scala del calcio, a S.Siro contro il Milan, quando la sua prodezza non fu sufficiente ad evitare la sconfitta contro il Milan.

Era un mediano di presenza e forza fisica, che insieme a compagni quali Abbadie, Carlini, Barison, Pantaleoni e Bean tra gli altri, arrivò da Udine dove aveva esordito nella massima serie, lui veneto doc di Mestre, cresciuto nel Favaro e la cui carriera dopo il rossoblù si sviluppò tra Padova, Savona, Entella ed Alassio prima di allenare Pro Vercelli, Canelli ed Omegna. A Genova trovò la compagna di una vita, la signora Andreina e si stabilì nella nostra terra, che tanto assomiglia al suo carattere, di persona schiva, sincera e lontana dalle luci dei riflettori, come abbiamo imparato a conoscere in un’amicizia nata nello stabilimento balneare di Quarto, tra nuotate, lui che era un grande amante del mare e chiacchierate sul calcio, quello di una volta, ormai dimenticato, un calcio che era fatto di sudore, passione, fango ed attaccamento alla maglia.  Luciano immancabilmente parlava del suo Genoa, del quale si era innamorato calcisticamente e che seguiva abitualmente dalla tribuna di Marassi, prima che il Covid gli impedisse di recarsi con il diciassette, il bus che collega Quinto, dove abitava, a seguire il Grifone dagli spalti.

Una persona che ho avuto la fortuna di conoscere ed alla quale ho voluto bene, un uomo all’antica, di grande spessore e sempre molto discreto, sensibile ed ironico, con la sua parlata che tradiva le sue origini veneziane; lascia la moglie Andreina, della quale diceva che era la migliore cuoca del mondo, tanto da non amare molto frequentare i ristoranti ed i figli Dario e Giorgio e lascia in tutti quelli che hanno condiviso con lui il percorso terreno la tristezza per una morte improvvisa ma la gioia per averlo avuto come amico. Ciao Luciano, vecchia roccia rossoblù, questa mattina l’ultimo saluto nella chiesa di Quinto ci ha fatto capire, ma non ce n’era bisogno, di quanto hai saputo seminare in vita.

                                                                                                 MARCO FERRERA                       

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