Non c’è soluzione per la crisi del Genoa, occorre tenere duro sino a gennaio

La sostituzione di Ekuban dopo neppure mezz’ora di vuoto pneumatico simboleggia il dispetto provato da mister Ballardini e l’assoluta modestia dell’organico a sua disposizione. In sala stampa, dopo il deludentissimo pareggio col Venezia, il mister ravennate, con la consueta pacatezza e con eleganti giri di parole, ha finalmente evidenziato l’inadeguatezza di alcuni giocatori che, nei programmi della società, avrebbero dovuto condurre il Genoa verso il porto della tranquillità.

Non serviva l’intemerata del mister per aprire gli occhi sulla drammatica situazione tecnica dei rossoblù, e adesso si teme che le sue dichiarazioni, invece di chiarire ulteriormente il quadro, possano avere contraccolpi negativi sui rapporti tra lui e la squadra. Comprensibile lo sfogo di Zio Balla, esasperato dalla pochezza della rosa di cui dispone, ma forse i tempi sono sbagliati. Certe frasi ad effetto, del tutto rispondenti alla realtà, dovevano essere pronunciate in maniera perentoria alla fine del ritiro precampionato, quando non mancava il tempo per rimediare. Il suo collega Ivan Juric, ad una decina di giorni dal “game over” estivo, tuonò contro la società, rea di non aver mantenuto le promesse di rafforzamento, ottenendo tre innesti qualificanti.

In casa Genoa si è imboccata una strada differente. Non bastano le dita di una mano per elencare i nuovi giocatori assolutamente inadeguati, capaci solo di intasare un organico già pletorico: pessimi presupposti per poter consentire ad un allenatore di lavorare in modo ottimale. E qui si innestano le mancanze del romagnolo: o lui non ha denunciato nelle segrete stanze la situazione di disagio in cui era stato posto dalla società o non è stato minimamente ascoltato, e in questo caso sarebbe stato opportuno trarne le conseguenze, per evitare di uscire personalmente con le ossa rotte.

Adesso, dopo 11 partite, che hanno fruttato un solo rocambolesco successo ed un bottino miserrimo di punti, è finito il tempo degli alibi. Con la gara di domenica scorsa, tra l’altro, si è concluso il mini-ciclo di impegni abbordabili, che avrebbero dovuto fruttare un bel po’ di fieno da mettere in cascina in vista degli impegni futuri, tutti da far tremare i polsi. Invece la classifica è ulteriormente peggiorata, le prospettive sono a dir poco allarmanti e non si scorge alcuna via d’uscita, almeno da qui al mercato di riparazione.

Un dato numerico affiora nitido: contro Salernitana, Spezia e Venezia, le altre tre candidate più autorevoli alla retrocessione, i rossoblù hanno incamerato appena due punti, uno dei quali – quello al Picco – frutto più degli errori commessi dall’avversario che dei meriti propri. E senza quei due rigori, legittimi finché si vuole ma avulsi dal contesto del match, realizzati da capitan Criscito a Bologna e contro i bianchi di Thiago Motta, il Grifo sarebbe già ultimo in classifica e distaccato dalla zona salvezza.

Lo 0-0 con i lagunari è stato la summa di tutti i difetti mostrati da questo Genoa dalla cintola in su, e rimarcare la novità del primo clean sheet stagionale è magrissima consolazione, tenuto conto che Sirigu è stato decisivo in almeno due circostanze. Appena torneranno i gendarmi attualmente in infermeria, la fase difensiva, sinora carente, dovrebbe rivelarsi efficace.

Ben diversa la situazione di centrocampo e attacco. Ballardini sarà anche in confusione, ma in undici match ha offerto almeno una chance a tutti i candidati ad un posto al sole, rimediando riscontri avvilenti. In avanti ha risposto pienamente alle attese il solo Mattia Destro, il quale – jella nera o difetti di preparazione? – ha appena raggiunto parecchi suoi compagni in un’infermeria rigurgitante di ospiti, aggravando il quadro del reparto. Anche da Caicedo, di recente, è giunto qualche segnale, ma la sua condizione è ancora lontanissima dal livello ottimale e una domanda si pone: sarà in grado l’ecaudoriano di reggere il peso dell’attacco sino al rientro del bomber?

Il vero problema riguarda il ruolo di seconda punta. Pandev resta il più provvisto di classe, ma a 38 anni suonati la sua incidenza è in costante caso, mentre Kallon e soprattutto Ekuban, sulla cui adeguatezza alla categoria è lecito dubitare, sono i principali bersagli dell’atto d’accusa ballardiniano. La società, ceduto Shomurodov per fare cassa. ha corteggiato vanamente Lammers per un’estate intera ed ora sta pagandone le conseguenze.

Ancora più delicato lo stato dell’arte a centrocampo. Ballardini le ha davvero provate tutte, alfine insistendo sull’impiego contemporaneo di Badelj e Rovella, le cui caratteristiche sono simili. Una forzatura giustificata dal fallimento di tutte le alternative tentate. L’anno scorso il settore mediano contemplava il sontuoso Strootman come mezz’ala e due rifinitori di ruolo (quantunque mai entusiasmanti) come Zajc e Pjaca. E sulle fasce – scusate se è poco… – ha offerto un apporto determinante da un certo Zappacosta, oggi titolare in Champions con l’Atalanta. Le loro partenze hanno creato buchi spaventosi, mai colmati. Al loro posto sono giunti giocatori impalpabili.

Di fronte a questo bilancio, da qui a Natale resta un obiettivo, accompagnato però da speranze piuttosto pallide: restare in qualche modo nel gruppetto delle pericolanti evitando che il temuto distacco diventi irreparabile.

Ovvio, la posizione di Zio Balla deve essere oggetto di riflessione, ma attenzione a non sbagliare mossa. Pirlo, che appare il primo della lista dei possibili sostituti, ha forse minori colpe di quelle attribuitegli per il fallimento della Juve nello scorso anno, ma non ha esperienza sufficiente come allenatore, tantopiù dei bassifondi della graduatoria, da lui mai frequentati neppure come calciatore.

Intanto, sul fronte societario prosegue uno stallo per nulla tranquillizzante. Gli americani sembrano essere allontanati, almeno fisicamente, e non si parla affatto di porre mano all’organigramma del club. Vero che il Prez, tuttora in sella, è uno specialista nel rimediare a gennaio agli errori commessi in estate, ma siamo certi che il suo impegno, in questa fase di interregno, sia lo stesso di prima? Al provvisorio direttore sportivo Taldo spetta di sicuro un compito ingrato: speriamo che abbia le spalle sufficientemente larghe per svolgerlo al meglio.

PIERLUIGI GAMBINO

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