La più brutta Sampdoria del campionato ne prende altri 3 nella Torino Granata

E sono di nuovo tre. Tre come i punti che il Torino incassa contro la Sampdoria senza nemmeno troppo faticare, e tre – ovviamente – come le reti subite dai blucerchiati in quella che probabilmente è stata la peggior gara stagionale della squadra di D’Aversa.

Il tecnico blucerchiato propone una formazione abbottonatissima, dando fiducia a Dragusin come esterno di destra di una difesa a tre davanti ad Audero dove gli altri attori sono Yoshida e Chabot, con Colley prudenzialmente tenuto in panchina dopo il colpo subito mercoledì contro l’Atalanta.

A centrocampo Bereszynski e Augello vengono schierati larghi a tutto campo, con Ekdal, Silva e Thorsby interni e Candreva a svariare alle spalle di Quagliarella, fischiatissimo dalla sua ex tifoseria e oggetto di cori non proprio benevoli.

Il Toro risponde con il 3-4-3 marchio di fabbrica di Juric: Djidji, Bremer e Buongiorno davanti a Milinkovic-Savic, Singo, Lukic, Pobega e Ola Aina sulla linea mediana e i due grandi ex Praet e Linetty – quest’ultimo sostituto dell’ultima ora di Brekalo, infortunatosi nel riscaldamento – a sostegno di Sanabria unica punta.

Nel primo quarto d’ora non succede praticamente niente, ma al 17’, al primo affondo vero, il Toro passa. I blucerchiati non liberano la propria tre quarti, Linetty ottiene un triangolo e dal fondo fa partire un cross basso che supera Audero in uscita. Chabot compie un mezzo miracolo murando la prima conclusione di Praet, ma non può impedire al belga – che non esulta – di ribadire in rete per il vantaggio granata.

Ci si attende una reazione blucerchiata, ma a questo punto – andati a pallino i piani di retroguardia di D’Aversa – la Sampdoria non ha gli uomini adatti per fare una gara d’attacco.

Così il Toro non deve dannarsi l’anima per controllare, e neppure cerca di affondare i colpi, per uno stucchevole nulla in fatto di gioco.

Verso la mezz’ora arrivano segnali di risveglio blucerchiato. Prima è un’uscita sballata di Milimkovic-Savic che permette a Thorsby di tentare una conclusione che non arriva. Al 37’ arriva la migliore azione doriana del tempo, con Silva che pesca sul fronte destro Bereszynski, abile a far proseguire Candreva sulla destra. Sul cross dell’ex interista Thorsby di testa manda alto, sottraendo peraltro la palla a Quagliarella, ben piazzato e solo sul secondo palo. Ed è ancora il norvegese, due minuti più tardi, a raccogliere – con un pick and roll da basket con Quagliarella – un suggerimento dritto per dritto e a tentare fortuna con un tiro dal limite murato dalla difesa.

L’ultima opportunità della frazione è di marca granata. Praet restituisce il favore a Linetty, che da centro area spreca malamente con un tiraccio sbilenco.

Al riposo, senza recupero e dopo una frazione di rara bruttezza, si ha l’impressione di un Toro che controlla e capitalizza e di una Sampdoria dove l’attaccante più pericoloso è Thorsby. Già significativo di per sé.

Ci si attende una ripresa anzitutto con qualche cambio, per spostare in avanti il baricentro della gara blucerchiata, ma al nuovo fischio di Fourneau sono in campo gli stessi undici del primo tempo.

Qualche segnale sembra arrivare, soprattutto in termini di pressione: al 47’ Chabot di testa, su angolo di Candreva, manda largo. Ma al 52’, ancora su azione d’angolo, la Sampdoria si fa cogliere impreparata sulla transizione granata. In tre passaggi la palla arriva a Singo, il quale brucia Audero, non incolpevole, sul suo palo. Patatrac!

Entrano subito Caputo per Quagliarella e Gabbiadini per Ekdal, e dall’altra parte escono proprio Singo per far posto a Vojvoda e Sanabria, tutt’altro che brillante, per Belotti, osannato dai tifosi granata.

La Sampdoria cerca di portarsi in avanti, soprattutto con il generoso ma poco lucido Candreva, ma finisce per dare fiato alle ripartenze granata. Al 57’ Belotti apre per Praet anticipato in uscita da Audero, e subito dopo un’errata interpretazione del fuorigioco da parte di Chabot consente a Praet di restituire il favore al compagno che tira alto.

La Sampdoria è in confusione. Al 60’ Linetty è solo ma controlla male e conclude peggio. Cinque minuti dopo Silva perde un pallone pericoloso sulla tre quarti ma a sbagliare la mira è Lukic.

Al 67’ l’episodio che, di fatto, chiude anzitempo la contesa. Su una rimessa laterale contestata Silva manda platealmente a fare quella cosa l’arbitro Fourneau, che gli sventola sotto il naso un rosso severo ma giusto. Doria sotto di due gol e di un uomo, impresa impossibile.

Esce Bereszynski, costantemente fuori posizione (ma non è colpa sua), e dentro Askildsen, che si fa notare per la consueta svagatezza nell’approccio e per il cartellino giallo rimediato.

Il Toro controlla ma non affonda, e al 70’ Gabbiadini prova ad impensierire il portiere di casa che blocca senza problemi.

Un minuto più tardi il Toro colpisce un rocambolesco palo su azione d’angolo. È Belotti a cercare la porta, e nell’occasione Audero è reattivo, come un minuto più tardi, quando esce nuovamente a frenare Praet, che si ripete al 76’ su invito di Ola Aina, cresciuto nella ripresa. Il belga è per distacco il migliore in campo e viene sostituito pochi minuti dopo tra gli applausi da Rincon.

C’è spazio anche per l’ingresso in campo di Colley per Dragusin – male questa volta il promettente difensore rumeno – e di Ciervo per Askildsen, la cui partita dura solo dodici minuti. Una bocciatura evidente e una rivincita postuma di Ranieri, al quale si chiedeva conto dello scarso minutaggio del giovane norvegese nella scorsa stagione.

Da Ciervo arriva una delle poche iniziative interessanti di marca blucerchiata: il suo assist acrobatico per Gabbiadini è vanificato dal fuorigioco dell’attaccante bergamasco, che si era peraltro visto ribattere fortunosamente la conclusione da Milinkovic-Savic.

Nel recupero il Toro dapprima si vede annullare un gol di Verdi per fuorigioco dello stesso esterno entrato a rilevare Linetty, e poi lo realizza con il Gallo Belotti, ottimo il suo impatto sulla gara, alla centesima realizzazione in serie A.

La cosa drammatica di questa pessima partita della Sampdoria è che la difesa – una difesa colabrodo, da tre gol a partita – non è certo il reparto peggiore. Yoshida ha tenuto bene un impalpabile Sanabria, Chabot – al netto di qualche errore di posizione – ha confermato almeno in parte i progressi rispetto alla sua prima stagione, e al giovane e inesperto Dragusin non si può certo chiedere di essere sempre perfetto. Quello che sembra scomparso è il gioco, dal centrocampo in su. La squadra in grado di giocarsela alla pari contro Milan, Inter e Juventus, e almeno per un tempo con Napoli e Atalanta sembra scomparsa. D’Aversa, da giochista, ha provato a vestire i panni del risultatista. Ma con esiti nefasti.

La domanda è: la rosa è adeguata, oppure è il timoniere a non esserlo? Certo, mancano soluzioni alternative importanti (Damsgaard e Verre su tutti, ed è un vero peccato che non si possa contare sulle indubbie qualità di Ihattaren), ma a colpire negativamente, nel naufragio dell’Olimpico – Grande Torino, è la mancanza di idee e di schemi convincenti per mandare in porta gli attaccanti. Che, peraltro, appaiono male assortiti.

Peccato, l’inizio di stagione aveva illuso. Ci sarà da soffrire.

 

Torino (3-4-3): Milinkovic-Savic 6; Djidji 6, Bremer 7, Buongiorno 6,5; Singo 6,5 (53’ Vojvoda 6), Lukic 6, Pobega 6,5, Ola Aina 6,5 (86’ Rodriguez n.g.); Praet 7,5 (77’ Rincon 6), Sanabria 5 (53’ Belotti 7), Linetty 7 (86’ Verdi n.g.). All. Juric 7.

 

Sampdoria (3-5-1-1): Audero 5; Dragusin 5 (81’ Colley n.g.), Yoshida 6, Chabot 5,5; Bereszynski 5 (69’ Askildsen 4,5, 81’ Ciervo 6), Thorsby 6, Ekdal 5,5 (54’ Gabbiadini 5,5), Silva 4, Augello 5,5; Candreva 5,5 Quagliarella 5 (54’ Caputo 5). All. D’Aversa 4,5.

 

Arbitro: Fourneau 6,5 (Peretti/Sechi – Colombo – Di Bello – Ranghetti).

Ammoniti: Bremer 29’, Pobega 50’, Dragusin 54’, Askildsen 75’, Chabot 80’, Candreva 84’.

Espulsi: Silva, per proteste, 67’

Calci d’angolo 4-5

Recupero: 0’ e 3’.

Serata umida, campo allentato ma in buone condizioni.

Giuseppe Viscardi

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