Genoa-Venezia drammatico crocevia, Ballardini deve ritrovare la tramontana e raddrizzare la barca prima della burrasca

Grazie a quel rigore caduto dal cielo in zona recupero, Zio Balla salva la panchina, ma il filo che lo lega al Genoa si è ulteriormente assottigliato, e basterebbe un refolo di vento contrario o il minimo scossone per spezzarlo. La verità è che il Grifo si sta giocando maldestramente tutte le chances concesse da un calendario abbordabilissimo e presto si tufferà nel pozzo delle partite terribili (per non definirle proibitive) senza quel margine di punti che era stato messo in preventivo.

La gara col Venezia di domenica prossima è un drammatico crocevia che non ammette errori: già il pareggio significherebbe il divorzio dal tecnico romagnolo e l’ennesimo balzo dell’ignoto. Sì perché all’uscio genoano, in qualità di pretendenti alla guida tecnica, non troviamo nomi stuzzicanti, assolute garanzie, elementi di rilievo disposti ad indossare il ruolo di traghettatore e a maneggiare una patata bollentissima.

Il quadro di fondo non è mai stato così nebuloso in qualsiasi ambito della vita genoana. Un potente raggio di luce era giunto dalla notizia della cessione societaria a 777 Partners, ma alla firma del contratto, stranamente antecedente al closing, sta seguendo una lunga fase di stallo che crea sconcerto e preoccupazione. È normale chiedersi se si tratti di semplici tecnicalità o se – come si vocifera – gli americani stiano cercando una via di fuga o, più probabilmente, un cospicuo sconto al prezzo d’acquisto, motivato da un riesame più attento del patrimonio calciatori, svilito da questo pessimo avvio di stagione. L’incertezza di cui sopra si sta riflettendo nella scarsa vicinanza di cui gode la squadra da parte della dirigenza e anche nell’opacità del processo decisionale. Chi tra Preziosi e i suoi potenziali successori dovrebbe malauguratamente interrompere il rapporto col trainer romagnolo e procedere ad una nuova assunzione?

In questo quadro estremamente caotico s’innesta una crisi puramente tecnica da non sottovalutare. Troppi sono i nodi che stanno venendo al pettine, prima fra tutti una discutibile campagna di rafforzamento, basata principalmente su calciatori reduci da lunghe soste e bisognosi di mesi di preparazione atletica. Anche la scelta nuda e cruda di qualche presunto rinforzo si sta rivelando errata: il numero dei cosiddetti “oggetti misteriosi” è cospicuo e suscitano vivo rimpianto non solo gli invocati Zappacosta (capace di fare la differenza da solo) e Strootman, ma anche Shomurodov, Scamacca e perfino Zajc e Pjaca, mai decisivi ma senza un sostituto.

Il Genoa attuale si fa forte di un portiere più che degno di succedere a Perin, di un nucleo di difensori più che dimezzato dagli infortuni ma tutto sommato all’altezza e di un Destro sorprendentemente efficace come uomo gol e assist man. Il resto, però, è buio fitto. Vero, presto Caicedo – determinante alla Spezia – dovrebbe tornare agli antichi splendori, ma la sua convivenza con Destro nel corso di una partita intera appare difficile (anche per ammissione del mister) e la pattuglia di seconde punte e di esterni d’attacco è di modestia imbarazzante.

Il vero problema però è trovare un’identità ad un centrocampo che, comunque lo si rigiri, appare totalmente inadeguato. Ballardini insiste a proporre insieme Badelj e Rovella con risultati desolanti, ma di quali alternative potabili dispone? Sturaro ha precisi limiti atletici e di durata, Touré fatica ad ambientarsi nel nostro calcio, Behrami è un ottimo uomo di copertura ma viaggia verso i 37. Nell’organico sovrabbondante del Genoa non figurano una mezz’ala di gamba e di tecnica e un rifinitore presentabile, nessuno ha il cosiddetto cambio di passo e la costruzione di gioco – complicata da una batteria di esterni non propriamente fantastica – è un parto travagliatissimo. Affermare che il settore mediano del Grifo è il peggiore della categoria non è, purtroppo, un azzardo.

Ballardini, purtroppo, non è tipo che sappia sguazzare nel baìllamme. L’anno scorso, appena insediato come medico curante, scelse una formazione base e le restò fedele – con il solo accantonamento di Radovanovic nel finale – sino a maggio. A distanza di qualche mese, con un gruppo numericamente da football americano ma qualitativamente modestissimo, pure lui ha perso la tramontana. I continui cambi di modulo e di uomini non depongono affatto a suo favore e soprattutto certe scelte lasciano unanimemente perplessi. Soffermandosi solo sul derby del Picco, a che pro togliere a metà gara Cambiaso per un Biraschi lontano da una condizione ottimale? E che dire dell’immissione di Sturaro non come centrocampista ma come esterno sinistro e, nel finale, dell’impiego di Galdames, un mediano puro, come ala destra? Un infinito tourbillon che non ha inciso sul risultato finale, figlio solo di un forcing dettato dal nervosismo e di una circostanza assai fortunata.

Ballardini ha qualche giorno per ristudiare la situazione, ma la speranza comune è che dia un taglio all’equivoco Badelj-Rovella, si decida finalmente di far partire titolare Caicedo al fianco di Destro e proponga un pur antico 4-4-2, da sempre il sistema tattico più agevole da assimilare e più funzionale per chi evidenzia precisi limiti tecnici. Certo, servirebbero quattro esterni – tra terzini ed esterni di centrocampo – di assoluto affidamento: caccia improba. Non si può certo invidiare l’allenatore, ma – almeno sino a gennaio – tocca a lui e solo a lui sbrogliare certe matasse così intricate.

PIERLUIGI GAMBINO

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