Lo Spezia sciupone si fa raggiungere nel finale da un Genoa in difficoltà

Dal lato della Lanterna, bisognerebbe esonerare Ballardini e richiamarlo subito dopo, dal momento che sembra in grado solo di applicare miracolosi poteri taumaturgici a rose malridotte e casi disperati da subentrante; dal Golfo dei Poeti si complimentano, almeno per il momento, per non aver rigettato Thiago Motta nel mazzo degli scarti rossoblù per cercare un altro fortunoso jolly del calibro di Maran e Nicola.

Essendo che il calcio ha sovente un amaro senso dell’ironia, proprio questi due sono tra i papabili per prendere il posto del Ravennate, ancora a rischio nonostante sia riuscito a evitare la sconfitta. E arriverebbe, ancor più paradossalmente, per la prima partita dove ha completamente sbagliato i cambi dopo aver azzeccato la formazione iniziale. Recentemente gli era stato giustamente rinfacciato di aver toppato praticamente sempre l’approccio, stavolta è mancato nella lettura della gara. Il mister Italo brasiliano può invece lamentarsi a buon diritto dei due punti persi, i suoi ragazzi non hanno concesso praticamente nulla ai più blasonati avversari.

Il meritorio 3-4-3 del Balla: davanti a Sirigu, Criscito sulla sinistra e Cambiaso a destra, Vasquez e il redivivo Masiello centrali, trio di mediana costituito da Behrami, Badelj e Rovella, quello d’avanguardia che prevede Ekuban e Kallon a svariare alle spalle di Destro.

Thiago Motta promuove l’undici che ha affrontato la Samp, col solo Nzola al posto di Antiste. Quindi l’ex Salcedo, Strelec e Gyasi dietro il centravanti, Kovalenko e Maggiore il dinamico duo della mediana, il quartetto davanti a Provedel costituito da Ferrer, Hristov, Nikolau e Bastoni.

Il primo tempo è bruttino e bloccato. Due squadre volenterose ma incerte, figlie di tumultuosi cambi di proprietà, calate in piazze bollenti ed esigenti e una difficile situazione medica: le uniche variabili costanti di quest’ultime settimane a stadi aperti son stati il calore del pubblico e i letti pieni delle infermerie.

Il Vecchio Balordo sembra ricalcare involontariamente la tattica del venerdì precedente dei rivali blucerchiati: arroccarsi lasciando che si riversino sulla sua trequarti le minacce avversarie. Al Grifo manca peró la capacità di mordere in contropiede. L’unico sbocco per gli accenni di manovra offensiva è Mattia Destro, che per quanto generoso si trova raddoppiato o triplicato ogniqualvolta appoggiano il pallone su di lui. Da egualmente l’idea che gli basti mezzo fazzoletto di terra per essere pericoloso. Dall’altro lato è Nzola a non avere un palmo di terra su cui girarsi.

Lo Spezia pressa alto e aggressivo, ma non riesce a penetrare in area. Si va negli spogliatoi tra i canti dei tifosi, scatenati, senza eccessi, considerando il clima di rivalità, e senza che il rettangolo verde gli abbia dato valide emozioni per surriscaldarsi, salvo un’incursione in contropiede di Ekuban “alla Shomurodov”, che libera in retropassaggio Mattia Destro. Il centravanti peró non tira di prima, si aggiusta e per aggirare i terzini finisce per mandare a lato di molto.

Al rientro a sorpresa Ballardini smantella la macchina: fuori il pugnace Ekuban e il leggermente frizzante Cambiaso, fiori di gioventù, dentro Biraschi e Sturaro, collocato in un ruolo ibrido alto a sinistra. Torna inevitabilmente la confusione tattica, il Genoa si sbilancia senz’alcun tipo di tornaconto e senza che la situazione lo richiedesse.

Lo Spezia approfitta degli spazi inopinatamente offertegli: al 58′ Nzola in area fa la sponda per l’accorrente Gyasi, tiro sul secondo palo che centra proprio il legno e torna tra le mani di Sirigu. Mezza bandata difensiva spaventosamente simile a quanto accaduto sullo 0-2 contro il Sassuolo.

Da un lato dentro Colley e fuori Strelec, dall’altro ci si getta ulteriormente all’arrembaggio con Caicedo per Beherami. I subentranti di fatto saranno gli uomini-gol, ma senza finire sul tabellino.

Al 65′ infatti Kallon ferma fallosamente una progressione di Bastoni che trova spazio, batte Salcedo sulla barriera, sulla respinta scoccata di Colley che supera un muro d’uomini e sbatte sul palo. Allontanandosi dal legno va a sbattere sullo sfortunato Sirigu, “colpevole” di aver visto partire il tiro ed essersi buttato sin troppo bene, e si infila in porta. Formalmente è un autogol.

Il Genoa si spinge in avanti senza idee e mosso principalmente dal sentimento della disperazione. Dentro pure Pandev, per il sempre piú involuto Badelj. Lo Spezia rapace fiuta il sangue dell’avversario ma per 3 volte in rapida successione manca il raddoppio. In primis Nzola al 77′ in contropiede entra dalla destra e trova la prontissima risposta di Sirigu in uscita in tuffo, poi tra 82′ e 84′ si scatena ancora Colley, che prima dribbla Vàsquez e impegna Sirigu, poi mette un bel cross teso per Nzola, ma il numero uno Campione D’Europa ancora una volta tiene fede al suo palmares.

Al 85′ il Deus ex Machina per Ballardini: Destro con una felicissima intuizione pesca  l’uomo degli ultimi minuti Caicedo, che salta Provedel in uscita. Il portiere finisce per abbatterlo, penalty irrefutabile. Dal dischetto Criscito, Provedel spiazzato e 1-1.

Il Genoa peró è ancora sbilanciato e nel bene e nel male è squadra creatrice di entropia, cosí si sussulta ancora un poco, Caicedo che su uno spiovente serve all’indietro Destro, bel tiro al volo un po’ troppo centrale, e Nzola che al 91′ spedisce alto da posizione ravvicinata l’ennesimo insistente invito di Colley dalla destra. Poi è il tempo del relativo sollievo rossoblú e del marcato rimpianto Aquilotto. Ballardini arriverá alla settimana prossima probabilmente, ma lui che arrivava sotto Natale come un regalo per tutti i bravi genoani, poco prima di ottobre non sembra essere mai stato cosí lontano dal panettone.

Federico Burlando

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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