Non riesce l’ennesima disperata rimonta: il Torino batte il Genoa 3-2

Tre anni fu decisione folle, e tale sembrava a tutti tranne a chi la prese, la scelta di esonerare il nocchiero delle peggiori tempeste Davide Ballardini, per richiama il Pirata in perenne burrasca Ivan Juric. Oggi ai più parrebbe inconcepibile non fare il cambio inverso, ad averne la possibilità. I granata non sono un undici particolarmente forte, ma ognuno di loro ha ben chiaro quale debba essere la sua collocazione sul rettangolo verde. I grifoni del tecnico ravennate invece fanno fatica anche solo a cercare i compagni, essendo che prima di tutto devono trovare la propria posizione. I rossoblù sono così costretti ad aggrapparsi ancora una volta al cuore, agli episodi, alla verve dei suoi elementi migliori. A essere costretto dalla disperazione a mostrare gli artigli e a fargli valere.

È un classico 4-3-3 quello con cui “lo Zio” apre la partita, ennesima mischiata di carta nella speranza di pescare il jolly, il sistema su cui poggiare le speranza di salvezza. Davanti a Sirigu Criscito e Vàsquez, ai loro lati Ghiglione e Cambiaso, in mediana Tourè, Rovella e lo rispolverato Sturaro, Ekuban e Fares la strana coppia di esterni offensivi e l’irremovibile Destro a dare profondità e speranza.

Juric invece si presenta con un 3-4-2-1 decisamente contemporaneo, con i pericolosi ex Ansaldi e Sanabria rispettivamente esterno sinistro e centravanti che rappresentano gli elementi più talentuosi e pericolosi, il gallo Belotti in panchina, l’ex Sampdoria Linetty sulla trequarti e l’ex Spezia Pobega in mediana.

Seppur senza proporre geometrie particolarmente brillanti e scorrevoli, i padroni di casa palleggiano in modo ragionato sin dai primi minuti, cercando lo spazio giusto per passare, mentre i rossoblù non hanno molto alternative alle spallate di Destro ed Ekuban. Si scaldano con due incursioni un po’ forzate Sanabria e Ansaldi, che però riescono ad arrivare al tiro.

Il Torino passa alla prima vera occasione, al 14’, svelando il suo lato più cinico. Una rete costruita tutta dagli ex: Ansaldi sulla sinistra protegge il pallone tra due, si gira e in un fazzoletto batte un cross sopraffino sul secondo palo per il defilato Sanabria, che insacca con potenza e soprattutto precisione.

Ospiti che subiscono per primi gol per la decima volta in dieci partite stagionali, contando pure la Coppa Italia estiva col Perugia. Il fondo di bicchiere che resta pieno è che la forza dell’abitudine aiuta a non smarrirsi in un contesto di difficoltà nella difficoltà. Così sono chiamati a spostare in avanti il baricentro, ma nessuno ha idee su come arrivare dalle parti di Vanja Milinkovic-Savic.

Il pallone scotta tra i piedi liguri non tanto per paura ma perché non si sa cosa farne, e al 31’ il Toro approfitta di cotanta insipienza: Pobega interrompe la farraginosa costruzione avversaria e recupera palla, la porta avanti e allarga per Sanabria, che gli restituisce la palla, stoccata dal limite e 2-0.

Il Genoa ha però un immediato sussulto, confermando che la situazione deve essere davvero difficile perché si cominci a ravvivarla. Cambiaso dalla sinistra mette un bellissimo cross a rientrare per Destro, che interviene con una spaccata al volo, al termine di uno smarcamento perfetto. La deviazione però è troppo centrale e non abbastanza potente.

Si va placidamente negli spogliatoi: nell’ultimo quarto d’ora i padroni di casa hanno esercitato il massimo controllo col minimo sforzo. Ballardini al solito deve inventarsi qualcosa per dare una scossa e tira fuori dall’arsenale l’oggetto misterioso Galdames e la carica di Kallon, immettendoli per Ghiglione e Tourè, riformulando il modulo, ora un 4-2-3-1 come quello che ha pareggiato i conti col Sassuolo.

Il Genoa si presenta lievemente più convinto, e perlomeno prova a battere a rete, prima con un colpo di testa di Fares e poi con una ribattuta di Destro dal limite, entrambi alti. È una fiammata tuttavia di breve durata e le trame di gioco si riadagiano nuovamente a quanto visto nella prima frazione. L’ultima scintilla di questa fase è un colpo di testa ancora di Destro su cross di Cambiaso, la miglior arma del Genoa, ma non riesce a trovare lo specchio.

Al 59’ i giochi sembrano chiusi: Linetty in contropiede se ne va via sulla sinistra ma vistosi chiuso, tenta il tiro cross dal limite che viene prontamente chiuso da Vàsquez in scivolata, il pallone che gli sbatte sulla coscia prende però un’incredibilmente beffarda traiettoria a campana, che va a morire come un geniale pallonetto al di là di un esterrefatto Sirigu. Il contropiede però era stato secondo il Var avviato da un lieve contatto di Djidji proprio sul messicano, poi bravissimo a rialzarsi e a recuperare. Rete annullato e Genoa ancora aggrappato alla vita.

Juric cambia gli ex doriani: dentro Praet, fuori Linetty, mentre Belotti rimpiazza Sanabria e Vojvoda, Singo. Ballardini risponde richiamando un Ekuban generoso ma ingombrando per Caicedo.

Al 69’ improvvisamente il Genoa la riapre col solito Destro: Cambiaso taglia verticalmente per il capocannoniere rossoblù, che in tre celeri tocchi apre e chiude un triangolo con Caicedo, l’ultimo è il tiro che si infila in porta con qualche affanno.

Ora il Grifone comincia ad attaccare davvero, anche se le misure sembrano limitarsi all’invettiva. La manovra del Grifo è più minacciosa come volontà di far male che nell’operato, una serie di azioni sbrigative e poco graffianti. Nel frattempo al 72’ esce per infortunio Ansaldi, il più brillante tra gli avversari, al suo posto Ola Aina.

Al 77’ il 3-1 che sembra nuovamente anteporre la fine del match: Praet in slalom sulla destra centra per l’accorrente Brekalo, il croato spacca la porta.

Al 80’ è Sirigu a impedire il poker: su un piazzato è pronta la sua reazione su un colpo di testa di Buongiorno, comunque lievemente troppo centrale, poi la difesa scaccia.

Entra Pandev per Destro e sembra troppo tardi per sfruttare le invenzioni del macedone, ma al 81’ Kallon e Caicedo riaccendono le speranze: il sierraleonese danza con Ola Aina sulla fascia destra, dribbling, sterzata, controdribbling, controsterzata, alla fine lo supera elegantemente e dalla destra mette un cross rasoterra tesissimo che il colombiano, noto specialista della zona Cesarini, insacca a porta vuota.

Ora il Vecchio Balordo è all’assalto all’arma bianca per bene, pronto a sfruttare la prima mezza occasione che dovesse capitargli, incurante del contropiede. E sembra proprio che debba riuscire l’ennesima miracolosa remuntada. In effetti va a pochi centimetri dal centrarla: si procura una punizione dai 30 metri, Rovella calcia stupendamente, sfiora il palo.

L’urlo del gol muore nella bocca dei genoani, con un po’ di fortuna in più sul versante balistico l’enfant prodige tra Campania e Piemonte avrebbe portato due punti in più. Pochi, ma un bottino ricchissimo se raffrontato all’attuale miseria della classifica. Penultimo posto con una partita in più su quasi tutte le contendenti, martedì il derby salvezza con lo Spezia. In una situazione analoga l’anno scorso arrivò Ballardini e operò un miracolo. Ecco ora servirebbe che arrivi Ballardini, ma quello vero. Quello che non baratteresti mai con Juric.

Federico Burlando

 

Condividi