Ballardini pericolante, il suo Grifo manca di lucidità e al varco c’è l’organizzato Torino dell’ex Juric

Siamo appena al nono turno, ma la partita di Torino è già da “dentro o fuori” per mister Ballardini, il quale sente fischiare le orecchie già da qualche settimana ed ha già potuto leggere e ascoltare l’elenco sempre più nutrito dei suoi potenziali successori. Siccome il piatto della classifica piange cade lacrime, il mister ravennate è sul chi vive: anche perché il muro compatto di fiducia nei suoi confronti anche da parte della tifoseria comincia a presentare più di una crepa e potrebbe sgretolarsi al prossimo rovescio.

Al di là del risultato – che dipenderà anche dal comportamento dei granata, tra gli avversari più rognosi che potessero capitare – contano la prestazione del collettivo rossoblù e il modus operandi dello stesso tecnico, apparso di recente in preoccupante confusione. I quattro cambi di modulo decisi al cospetto del Sassuolo denunciano una nebulosità di idee che sarebbe comprensibile in precampionato, non certo dopo due mesi di battaglie.

Il bello è che il Genoa e il suo trainer viaggiano verso un appuntamento così delicato con una valigia ricca di titubanze. Partiamo dall’assetto tattico. È indubbio che nella ripresa di Cagliari e dell’ultimo match il 4-2-3-1 e nel finale il clamoroso 4-4-2 abbiano sortito ottimi frutti, ma si tratta di uno schieramento emergenziale, adatto a soluzioni disperate da attuarsi verso fine incontro. Sarà possibile riproporli inizialmente contro una squadra così strutturata? Forse varrebbe la pena insistere, a costo di correre qualche rischio difensivo di troppo. In questa eventualità, la difesa potrebbe basarsi su Biraschi e Criscito terzini e Vasquez e Bani in mezzo, il centrocampo su Rovella e Touré (o l’oggetto misterioso Galdames sulla carta il più forte mediano in rosa), la linea dei trequartisti su Cambiaso (che assicura anche una certa copertura), Fares e, tra i due, il duttile ancorché confusionario Ekuban. Ovviamente, in avanti giostrerebbe l’irrinunciabile Destro.

Comunque Zio Balla non smette di pensare al più prudente e collaudato 3-5-2, ben sapendo che nella mediana il trio è di disagevole composizione: ok Rovella, ok un rubapalloni da scegliersi tra Touré e Galdames, ma se il terzo anello fosse ancora Badelj (in forma assai sommaria), sorgerebbero gli antichi problemi. Scelte difficili, insomma, e l’incertezza regna anche sul fronte offensivo, dove non mancano i candidati ad affiancare bomber Mattia: Ekuban, Kallon e lo stesso Caicedo, che i dirigenti avevano acquistato per affidargli costantemente una maglia di titolare.

In questo quadro di precarietà si teme possa insinuarsi quel volpone di Ivan Juric, che al Genoa rimane affezionatissimo ma non ci penserà due volte a farlo inciampare. I suoi granata – adeguatamente potenziati nell’ultima settimana di compravendita – valgono assai più della posizione attuale in classifica e sono reduci dall’ottima prestazione al San Paolo, dove hanno attentato sino alla fine al clamoroso punteggio pieno del Napoli. Pur mancando di Pjaca, Praet e Mandragora, finiti in infermeria, il team piemontese ha parecchie frecce al proprio arco, compreso capitan Belotti, pronto a tornare da primo minuto. La tradizionale fisicità non è stata intaccata e in compenso l’acquisto di Brekalo ha conferito vivacità e tecnica all’attacco.

Innegabile che il Genoa sia atteso da una serata complicatissima, nella quale sarà basilare difendersi con ordine e abnegazione ma anche contrattaccare con una certa pericolosità. Troppe volte i rossoblù hanno trascorso il primo tempo in trincea, abbandonando in avanscopeta un unico uomo, preda di difensori fisicamente più dotati. Il fatto è che mancano tecnica e anche dinamismo nel centrocampo per impadronirsi, anche sporadicamente, della partita interrompendo il monologo rivale. Ultima notazione: sinora, il Grifo non ha segnato neppure un gol nei primi tempi. È giunta l’ora di cambiare un andazzo così penalizzante.

                                       PIERLUIGI GAMBINO

 

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