Fiducia solo a parole a D’Aversa, derby salvezza con lo Spezia decisivo per la stagione del Doria

Sarà anche stato indotto da un accorato invito, ma il ritorno dei vecchi Ultras, tutti oltre la sessantina, al centro della gradinata Sud rappresenta una novità fondamentale in casa Samp. Dalla Spezia, per questo drammatico derby, si annuncia una sorta di esodo verso Marassi: un migliaio abbondante di supporters bianchi, pronti a spingere i propri beniamini alla clamorosa impresa. Ovvio che dai blucerchiati si attenda una risposta, anche se la componente più calda ed entusiasta del popolo ha deciso di riunirsi ancora una volta ai margini dell’arena e a sostenere in un modo così atipico e scarsamente efficace Quagliarella e compagni.

Vale forse la pena di ribadire che mai come stavolta i giocatori blucerchiati avrebbero bisogno di una calda vicinanza dei propri fans, così da creare un positivo effetto ambiente, vincere la battaglia degli spalti e condizionare in qualche modo atleti rivali e direttore di gara. Di sicuro la casa brucia, anche se – a giudicare dai match più recenti – non sempre i pedatori di mister D’Aversa sembrano essersene accorti: come se rivendicare la loro conclamata superiorità sulle cosiddette pericolanti li emendasse da qualsiasi rischio.

Il Viperetta è da due giorni vicinissimo alla squadra e ha ribadito la propria fiducia nei confronti del tecnico abruzzese, ma la classica frase “Non è assolutamente a rischio” è di circostanza, va pronunciata sempre alla vigilia di test decisivi e non basta certamente a tranquillizzare l’interessato, che sa come funziona nel calcio: quando i risultati non arrivano, il primo getto d’acqua viene sbattuto in faccia al trainer di turno.

Certo, occorre una netta sterzata: nel gioco ma soprattutto nell’atteggiamento. Guai se la Samp impiegasse i canonici 15-20 minuti ad entrare in partita e ribadisse una certa mollezza. Anche nella formazione, forse, occorrerebbe qualche novità sostanziale, ma la rosa – specialmente in certi ruoli – è risicatissima, le alternative latitano e si registra qualche forzata defezione di troppo. Così, bastano le assenze di due titolari, Thorsby e Damsgaard, per capire che la coperta è corta e le soluzioni di ricambio risultano abbastanza inadeguate.

Nella linea mediana, se non altro, dovrebbe tornare disponibile Ekdal, che prima di infortunarsi era un titolare fisso. Stavolta, affiancato a Silva, funzionale nella costruzione ma assai meno nella fase di filtro, toccherà a lui rompere la manovra avversaria: compito che ha già assolto con profitto.

Più arduo il compito di sostituire il danesino, ed è giusto confessare qualche rimpianto per Jankto il sacrificato del mercato estivo: avrebbe risolto immediatamente il problema. Dato il fallimento del centrocampo a tre che era partito a Cagliari, ecco che nella mente di D’Aversa frulla l’idea di affidare la fascia sinistra a Verre, che in quella zona di campo ha già giocato, e pazienza se non si tratta della sua collocazione ideale. L’ex romanista, ancora convalescente da sosta per infortunio ma già esibitosi nella ripresa in Sardegna, non è ancora al top, sicché è pensabile una staffetta con Askildsen – lui sì forzatissimo all’esterno – oppure il varo del tridente offensivo con Gabbiadini al fianco delle due solite punte.

Già, le punte. Chiaramente, Quaglia e Caputo stanno ansimando e di coppia non si trovano magnificamente, ma almeno sino a gennaio non si profilano ulteriori strade, tenuto conto della reiterata inadeguatezza di Torregrossa. L’auspicio è che i due, con l’esperienza che li caratterizza, vincano sfiducia e rassegnazione e provino ancora una volta a “trovarsi” reciprocamente. Dopo tutto, non si troveranno di fronte una retroguardia chiusa a doppia mandata. Anzi…

Proprio sulla fragilità della retroguardia spezzina occorrerà insistere. I due centrali Hristov e Nikolau sono propensi a parecchie distrazioni e non sempre il centrocampo li supporta a dovere. Con un buon pressing, potrebbero autonomamente regalare ghiotte palle gol. Più ferrato lo Spezia appare in altri reparti, primo fra tutti la mediana, con il duo Maggiore-Kovalenko sempre più convincente. Il modulo tattico 4-2-3-1, tuttavia, presenta qualche rischio difensivo di troppo, anche se illustra compiutamente la mentalità di un allenatore, Thiago Motta, a trazione anteriore. Il trio di mezze punte comunque merita rispetto e va temuto per la sua mobilità, mentre Nzola, resuscitato dalle ceneri di un accantonamento che pareva definitivo, dovrebbe permettere a Colley e Yoshida di trascorrere una serata tranquilla.

Sulla carta, Samp strafavorita, non fosse altro che per la presenza di Candreva che – se rimesso in riga dopo le dabbenaggini compiute a Cagliari – è in grado da solo di fare la differenza. Serve però qualche altra bocca da fuoco, soprattutto mancando Thorsby, sinora il più continuo dei doriani anche in zona gol.

                                         PIERLUIGI GAMBINO

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