Vasquez ha salvato Ballardini dall’esonero, il Genoa ha la mentalità ma manca di idee

L’uomo della provvidenza ha fattezze centramericane, parla spagnolo e si dimostra subito un bravo calciatore in entrambe le aree di rigore. Senza la zuccata di Johan Vasquez, pur circondato da un nugolo di pennelloni in magia neroverde, saremmo qui a lambiccarci il cervello riguardo al nome del successore di Davide Ballardini. Invece il messicano, in zona Cesarini, ha regalato una boccata d’ossigeno a tutto il Genoa e in particolare ad un tecnico che, già da qualche settimana nel mirino di critica e tifoseria, aveva un’ora prima inanellato una serie di decisioni assurde riguardo a formazione ed assetto tattico.

Il generosissimo forcing nell’ultima mezz’ora ha lasciato nella mente dei sostenitori rossoblù – tornati abbastanza numerosi allo stadio, a seguito dell’allentamento delle misure restrittive – un ricordo dolce, sufficiente a far dimenticare l’amarezza provata durante un primo tempo stradominato dal Sassuolo. È indubbio che nessuno conosca i propri giocatori meglio del tecnico, che li valuta ogni giorno durante gli allenamenti, ma certe scelte travalicano questa premessa. Francamente, come ha potuto Zio Balla preferire Sabelli a Cambiaso, riproporre Pandev tra i titolari, confermare l’asse centrale Badelj-Rovella (i due sono assolutamente incompatibili), insistere su Touré in un centrocampo a tre che non è nelle sue corde? Il Genoa iniziale è stato un disastro: schiacciato in retrovia, incapace di chiudere i varchi creati dagli avanti ospiti, in balìa degli eventi. Sino al cambio dal 3-5-2 al 4-3-1-2 il Grifone è stato in apnea, ma aver chiuso sull’1-2 (n virtù del colpo di testa vincente di Destro) la prima metà della gara è stata un successone oltreché un insulto alla logica.

Come spesso accaduto in passato, il riposo ha portato consiglio al trainer, che ha ribaltato di netto il match facendo ricorso a panchinari di gran lunga più funzionali dei titolari sostituiti. Il 4-2-3-1 e poi l’audacissimo, disperato 4-2-4 finale sono stati moduli provvidenziali, al pari degli innesti di Cambiaso, Ekuban e Kallon, tutti dotati di “gamba”, vivacità, spirito di iniziativa. Purtroppo, i due coloured, in specie Ekuban, hanno ribadito un’assoluta povertà tecnica, che li ha portati a fallire palle gol ghiottissime e cross elementari. Lo scossone, comunque c’è stato ed è coinciso con la progressiva sparizione dal campo del Sassuolo.

Meritatissimo il pareggio strappato con le unghie e coi denti, a conferma che – se non altro – i rossoblù hanno assimilato la mentalità della provinciale costretta a sputare sangue per ottenere i punti salvezza. È già una base su cui operare, anche se continuano a preoccupare altre lacune evidentissime, prima fra tutte la confusione mentale di un allenatore che fa e disfa a livello tattico e di uomini con frequenza spaventosa senza uno straccio di canovaccio e la carenza di bocche da fuoco. Destro, mai ammirato in una forma così esplosiva, risponde presente, ma non potrà bastare a togliere le castagne dal fuoco e l’attuale condizione di Caicedo non autorizza soverchie speranze di un progresso a tempi brevi. Senza contare che l’organico genoano, numericamente da record, non dispone di una mezzala capace di inserirsi in zona gol e neppure di un trequartista degno di nota, in grado di creare qualche superiorità numerica e guadagnarsi qualche fallo dal limite. A gennaio la società cercherà di porre rimedio, ma la meta invernale è ancora lontanuccia e nel frattempo il ravennate dovrà arrangiarsi. Il suo obiettivo è chiaro: mantenere in orbita salvezza la squadra sino al prossimo mercato. Impresa fattibile ma non propriamente scontata.

Intanto, si inizia a parlare di Alberto Zangrillo come del prossimo presidente del Genoa. Imboccando la strada dell’ironia, verrebbe da scrivere che può davvero fare al caso di questo Genoa un illustre primario di rianimazione, ma tornando seri viene da chiedersi quale importanza a livello operativo i proprietari a stelle strisce annetteranno ad una figura di questo genere. Zangrillo è un personaggio conosciuto (non fosse altro che per essere il medico personale di Berlusconi) ed un genoano della più bell’acqua, spesso presente in tribuna a Marassi e anche in trasferta, ma dove troverà il tempo e forse la competenza necessaria per occuparsi fattivamente del club rossoblù sviluppandone i rapporti con il mondo imprenditoriale e le autorità cittadine su temi delicati come – ad esempio – il futuro dello stadio?

Più che un presidente dotato di funzioni ridotte, pensiamo che il Genoa necessiti in tempi brevi di un capo azienda efficiente e sempre presente e di un responsabile dell’area tecnica che sappia districarsi agevolmente negli ambulacri del calcio mercato. Chi vivrà vedrà.

PIERLUIGI GAMBINO

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