Contro un Cagliari in difficoltà la Samp è senza scuse: deve vincere

È finito il periodo degli alibi, sia per la Sampdoria, sia – soprattutto – per mister D’Aversa. Il piatto della classifica piange, ma il terribile calendario iniziale autorizzava qualche battuta a vuoto ed un ridotto bottino. Anche la gara con l’Udinese è stata accompagnata da un’ineludibile attenuante: la forza fisica eccezionale dei giocatori bianconeri, perdippiù abili a giocare negli spazi.

Ferrero impaziente storce il naso, D’Aversa rischia

Adesso, osservando il “carnet” delle prossime partite, non regge più alcuna scusante: serve fare punti sfruttando l’opportunità id affrontare in sequenza il Cagliari e lo Spezia, da annoverarsi tra le peggiori compagini del campionato. Doveroso auspicare un en plein che trasformi l’attuale graduatoria non certo esaltante in un cammino parziale perlomeno accettabile. Rischia parecchio il tecnico, la cui posizione non è più così salda: un eventuale passo falso potrebbe anche condurlo verso la porta d’uscita. D’altronde, il Viperetta non riesce a dissimulare la propria scontentezza: a parole si professa soddisfatto del lavoro portato avanti, ma quella convocazione del tecnico a metà settimana, con partenza di quest’ultimo per Milano a metà dell’allenamento giornaliero, non può essere sottovalutata: è il segno sin troppo chiaro che il patron sta storcendo il naso di fronte a certe prestazioni e soprattutto ai risultati acquisiti.

Il Viperetta si aspettava dal nuovo tecnico un rendimento superiore a quello offerto da Ranieri ma sinora non è stato appagato, anzi. Serve una scossa, insomma, e stavolta più che la qualità del gioco servirà al trainer abruzzese la conquista della posta intera. Impresa nient’affatto scontata ma neppure proibitiva, tenendo conto del cammino di un Cagliari periclitante, in preda ad una crisi di identità oltreché di vittorie.

Un Cagliari sull’orlo dell’abisso

I rossoblù sardi sono piombati negli abissi la scorsa primavera e, dopo essersi salvati a fatica, non sono più usciti a riemergere. Evidentemente i mali di cui soffrono non sono passeggeri ma endemici, legati a più di un fattore. Il primo è la fase difensiva, che fa acqua da tutte le parti. Godin, il gendarme più prestigioso ormai è in là con gli anni, piuttosto acciaccato e non più capace a tenere assieme un reparto privo di specialisti di vaglia: tanto che Mazzarri è intenzionato a spedirlo in panca.

Anche il centrocampo, però, contribuisce allo sfacelo con una protezione labile che mette ulteriormente in difficoltà i compagni più arretrati. Mettiamoci poi un Nandez che continua a pensare al possibile trasferimento all’Inter ed uno Strootman che non sta ripetendo le performances dei recenti tempi genoani. Se non altro, l’attacco non sfigura, ma i gol realizzati non bastano a bilanciare le défaillance difensive, cosicché i conti non tornano affatto.

Occasione propizia, tradizione sfavorevole, rosa ombra e luci

L’organizzazione della Samp dovrebbe bastare a prenotare i tre punti, ma se l’Atene isolana ansima, non è che la Sparta blucerchiata scoppi di salute. Senza contare l’handicap psicologico che accompagna i doriani: la tradizione avversa. Pesa infatti l’assenza di successi in terra sarda, che si protrae dal remotissimo 2007, quando sulla panca blucerchiata sedeva – udite, udite – un certo Walter Mazzarri!

D’Aversa, ormai nel mirino di critica e dirigenza, non può più permettersi di sbagliare, ma il recentissimo infortunio muscolare rimediato da Damsgaard in Nazionale mette a nudo l’incompletezza di un organico carente in determinati reparti.  Il danesino non ha rimpiazzi all’altezza, e la sua sostituzione rappresenta un rebus bell’e buono. Vero che finalmente Gabbiadini e Verre sono rientrati in gruppo e, pur timidamente, si candidano per un posto al sole, ma il loro utilizzo a tempo pieno appare un po’ rischioso. Senza contare che il bergamasco era in predicato di concedere un po’ di riposo ad uno dei due bomber titolari (con Caputo maggiormente indiziato).

Così affiora l’orizzonte una soluzione un po’ forzata al problema: il ripescaggio di De Paoli, esterno adattissimo ad un centrocampo a cinque e non certo un attaccante aggiunto. Se non altro il suo rientro dopo l’opacissima prestazione di Torino conferirebbe un certo equilibrio tattico, ma restano parecchie perplessità. In mediana e in difesa, invece, ci si avvia ad una riconferma in blocco, visto che Ekdal si è allenato a spizzichi e bocconi e non è al meglio: Silva favorito, dunque,

Anche senza Damsgaard, comunque, la fisionomia di squadra è mantenuta. Occorre però cambiare mentalità e badare in primis a non prenderle, abrogando quella difesa che spesso ha spalancato praterie agli attaccanti rivali. Joao Pedro, ricordiamolo, andrebbe a nozze negli spazi ampi….

PIERLUIGI GAMBINO

 

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