Primo scorcio della stagione Samp, il quadro è macchiato da un calendario troppo pesante

Fa un po’ effetto osservare la Samp nelle zone così basse basse della classifica. Non si può però dimenticare ce due anni orsono in questo periodo la situazione era ancor più avvilente, e guai a trascurare la caratura delle avversarie incontrate sinora. Il pari con l’Udinese rappresenta il primo autentico scricchiolìo stagionale, se rapportato alle previsioni della vigilia e al credito goduto dai blucerchiati ad inizio stagione, ma a volte anche il punticino contro una provinciale in formissima va accolto con il sorriso e certi rimpianti per essersi fatti raggiungere nel finale non hanno motivo di albergare. Dopo tutto, i friulani avevano letteralmente dominato il primo tempo e avevano di gran lunga legittimato un risultato più equo.

Di sicuro il quadro complessivo in casa non è propriamente idilliaco, pur mantenendosi lontanissimo da un livello di drammaticità. Ecco la nostra analisi.

Società

Il timore diffusissimo tra i tifosi è che la Sampdoria possa essere inghiottita nel buco nero dei debiti riguardanti la galassia delle proprietà del Viperetta. Senza calarsi in astrusi tecnicismi, è giusto ribadire che i rischi di un fallimento del club calcistico sono irrisori, pressoché nulla. Il club è sano, e i suoi passivi non sono superiori a quelli patiti dalla grandissima parte dei sodalizi di serie A. Potrebbe, nella peggiore delle ipotesi, maturare la necessità di vendere la Samp (che resta l’asset più pregiato delle proprietà ferreriane) al miglior offerente, anche ad un prezzo inferiore al valore reale, ma è arduo pensare che non si presenti un acquirente dignitoso. Senza contare che Edoardo Garrone è pronto a mantenere la promessa di un salvataggio in extremis, se si verificasse un’autentica emergenza.

Tifosi

La parte più calda del popolo doriano non deflette dalla perentoria decisione di non entrare al Ferraris sin quando non spariranno le restrizioni anti Covid che per ora impediscono il ritorno alla piena capienza degli spalti. Numerose, in Italia, le associazioni di supporters che hanno firmato un documento unico di protesta e di richiesta, ma la maggioranza di esse ha già deciso di tornare allo stadio. Così la Samp resta una delle rare squadre di livello ancora private del prezioso – a volte decisivo – appoggio dei sostenitori amici, perlomeno nelle sfide casalinghe. Meno di cinquemila erano i paganti di Samp-Udinese: un record negativo. Assurdo davvero continuare certe manifestazioni di tafazzismo spinto.

Allenatore

Il grafico del consenso abbinato a Roberto D’Aversa è una sinusoide. Si è passati allo scetticismo più profondo di inizio avventura, quando non solo i “vedovi” di Ranieri ricordavano il pessimo exploit del Parma nello scorso campionato, al bulgaro consenso successivo all’ottima ma sfortunata prova col Milan e al prestigioso pareggio imposto all’Inter. Adesso l’indice di gradimento è nuovamente regredito sulla scia degli ultimi verdetti non troppo lusinghieri. Al centro della discussione non tanto le scelte di formazione (lo stesso tecnico ha capito a Torino che i cosiddetti ricambi, schierati per far rifiatare qualche titolare, non rendono parimenti) quanto l’atteggiamento mentale, che influenza quello tattico.

La Samp d’aversana è più coraggiosa, intraprendente e moderna di quella ranieriana, ma appare meno coperta e più esposta ai contropiedi avversari. È il classico gioco della coperta corta, e non sempre l’organizzazione conferita dal trainer basta a limitare i pericoli. D’altronde, gli esponenti della nouvelle vague, insistono su un certo gioco, cercano ogni giorno di infondere certe matrici nella mente dei calciatori ma non sono mai disposti ad adattare il loro atteggiamento alle caratteristiche e alla caratura dell’avversario di turno: Venezia e Inter, insomma, si affrontano secondo gli stessi canoni. Ovvio che una tesi così oltranzista susciti ammirazione da una parte e perplessità dall’altra.

Organico

A luglio si temeva una smobilitazione, figlia di qualche indubbio problema economico. Alla prova dei fatti, assieme con qualche elemento da tempo fuori dai radar, è partito il solo Jankto. La dirigenza però era convinta di poter tesserare nuovamente – anche dopo la chiusura del mercato – lo svincolato Keita, a sorpresa approdato al Cagliari prima del gong settembrino. Gli arrivi in extremis dei diciannovenni Ihattaren e Ciervo non potevano compensare a livello di efficacia immediata le partenze. A ciò si aggiungano gli infortuni di Gabbiadini, Verre e dello stesso Ihattarenm che hanno sinora privato D’Aversa di una qualsiasi alternativa dalla cintola in su. Sufficienti ma non di più i ricambi nella zona mediana (a parte il ballottaggio Ekdal-Silva, non si dimentichi il baby Askildsen), da rivedere i terzini di riserva (naufragati a Torino). Al centro della difesa, si attende l’utilizzo di Dragusun, fulgida promessa: potrebbe rivelarsi più dotato dei titolari.

Portiere

Audero è settimanalmente oggetto di discussione. C’è chi lo assolve pienamente riguardo alle segnature incassate e chi lo incolpa di parecchie di loro e chi – in posizione mediana tra le voci estreme – rimarca che a fronte di qualche intervento miracoloso si è assistito a parate difettose costate dispiaceri evitabili.

Difesa

I 13 gol subiti in 7 partite suonano come un atto d’accusa. Troppi di loro sono giunti da contropiede: segno che l’equilibrio tattico è da rivedere e che le distanze tra i reparti dovrebbero diminuire. Esagerato anche il numero delle reti da calcio fermo: retaggio di qualche svarione individuale e, forse, di una carenza di centimetri nel settore arretrato. È Augello il più esposto alle critiche, ma deve anche considerarsi la carente collaborazione da parte di Damsgaard, che opera davanti a lui.

Centrocampo

I mediani non hanno toccato quasi mai elevatissime vette di rendimento, ma neppure sono naufragati. Silva ed Ekdal fanno il loro, con qualche pausa di troppo forse dovuta ad età e acciacchi, mentre Thorsby, anche per via di qualche problemino fisico, non è ancora salito all’altezza dello scorso anno. Sulle due fasce i giudizi sono opposti. Candreva sta forse toccando l’apice di rendimento in una gloriosissima carriera. Il gioiello offerto domenica scorsa è la ciliegina su una torta stagionale già prelibata. Stantuffo inesauribile, difende con profitto ma fa la differenza soprattutto in attacco, sia come goleador che come assist-man.

Di converso Damsgaard, attesissimo al salto di qualità dopo lo scoppiettante Europeo, è ancora nel limbo: difende maluccio e anche in fase propositiva lascia rare tracce. Il tecnico non smette di pungolarlo e sollecitarlo, ma sinora con risultati relativi. La paura è che il danese sia soggetto a frequenti pause e fatichi a rimanere sul pezzo per una partita intera.

Attacco

I dubbi sulla compatibilità di Quagliarella e Caputo non si sono volatilizzati, anzi. I due si barcamenano sfruttando un’enorme esperienza ed una classe innata, che li aiuta ad adattarsi, ma è chiaro che necessiterebbero di un partner diverso. Una prova eccellente di entrambi non si è ancora registrata: a turno, alternano buone cose a prestazioni sottotraccia. Il mister è pronto ad accogliere a braccia aperte Gabbiadini, le cui caratteristiche dovrebbero sposarsi con quelle dei due vecchietti, ovviamente schierati in alternativa, magari con la formula della staffetta.

Anche l’esordio stagionale di Verre servirebbe a far riposare punte ed esterni sinora “spremuti” sino all’inverosimile. Anche con la rosa al completo, manca comunque un bomber d’area, in grado di capitalizzare i traversoni di due specialisti del calibro di Candreva e Augello, Petagna sarebbe stato l’ideale, ma è rimasto a Napoli. Senza di lui, ogni soluzione risulta un po’ forzata.

Prospettive

Il periodo terribile è alle spalle, ma per rientrare nella colonna a sinistra della classifica in virtù di un calendario migliore occorre non tanto migliorare la qualità del gioco quanto incrementare la concretezza, davanti e dietro. Una missione alla portata, pur senza trascurare i progressi di formazioni che l’anno scorso risultavano assai meno competitive: Fiorentina in primis, ma anche Torino e Bologna. In compenso, il Sassuolo potrebbe essere messo definitivamente alle spalle.

PIERLUIGI GAMBINO

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