La Samp c’é, non deve perdere la testa nonostante i 7 gol subiti in 180′. Urge però maggiore concretezza

Verissimo che nelle prime sei gare di campionato la Samp ha affrontato Inter, Napoli, Milan, Juve e Sassuolo, ma l’effetto visivo relativo alla classifica resta avvilente: cinque punti appena incassati e il baratro più vicino della zona Europa. Chiaro, il Giudizio deve travalicare certe considerazioni legate a valori e a numeri, anche se le sette bastonate incassate in 180 minuti – a fronte di due soli, platonici gol inflitti a Madama – hanno sconvolto l’ambiente e ingenerato la prima ondata di malcontento nei confronti di mister D’Aversa. Sino a due settimana fa il suo atteggiamento coraggioso e propositivo, così diverso da quello del predecessore Ranieri, era considerato una novità significativa, un valore aggiunto da tenere stretto. Adesso, invece, appare un difetto preoccupante, una pericolosa diversione dai binari del realismo, un insulto alla logica. More solito, la verità sta nel mezzo e non può essere disgiunta da caratteristiche e caratura dell’avversario di turno.

È la stessa Samp quella che ha strappato applausi e consensi dopo le gare con Milan e Inter (per non parlare del post-Empoli) e quella strabattuta da Ciuccio e Vecchia Signora. Le circostanze variabili da un match all’altro hanno prodotto questa differenza di risultati e di umori.

È indubbio che un briciolo di concretezza in più non guasterebbe. Certe antagoniste meritano un atteggiamento più prudente, con i terzini maggiormente protesi alla fase difensiva ed un equilibrio collettivo più marcato, ma se ci soffermiamo sulla gara di Torino, non possiamo non rilevare che gli errori più pesanti siano scaturiti da qualche individualità più che dalla squadra. Murru, ad esempio, non è nuovo ad interventi scomposti pagati a caro prezzo e, in occasione del tris bianconero, Colley – per la tifoseria passato in un amen da pilastro intoccabile a grammone assoluto – mai e poi mai avrebbe dovuto tentennare su quel pallone vagante in area: un calcione possente e via, altro che giochetti nello stretto.

La Samp ha operato uno scarso filtro a centrocampo, come dimostra la superiorità iniziale della Juve, sfociata in parecchie palle gol, ma non ha neppure brillato nella costruzione nonostante i due gol all’attivo. Da tempo si è convenuto sulla validità complessiva della formazione base, pur col dubbio della coesistenza tra Quagliarella e Caputo, ma un organico funzionale abbisogna anche di alternative all’altezza per ovviare ad infortuni, cali di forma e stanchezza. Purtroppo, Gabbiadini (che sarebbe un pezzo da novanta) e Verre (comunque non un fuoriclasse) sono in infermeria e i laterali Murru e De Paoli hanno fatto rimpiangere i titolari. Dopo la sfida col Napoli, si richiesto a gran voce il rilancio di Ekdal, convalescente e ancora in forma sommaria, ma nella ripresa D’Aversa ha dovuto rispolverare Silva. Lo stesso Thorsby avrebbe bisogno di tirare il fiato, ma con chi sostituirlo?

Così il solo blucerchiato che meriti costantemente un voto elevato è Candreva, il quale sta esprimendosi a livelli siderali. L’ex interista ha già firmato due gol e un assist offrendo sempre un rendimento elevatissimo. Nei dopo gara eccolo intervenire sui social per incoraggiare e rincuorare i compagni. Per indole, sarebbe il capitano ideale: rispetto a Quagliarella, più estroverso, più combattivo e anche maggiormente portato a farsi ascoltare dagli arbitri. Sì perché questa tendenza tutta doriana a non protestare mai presso i direttori di gara è una manchevolezza. È sempre Candreva a scuotere l’amico Faabio spingendolo a non abbattersi per il primo gol stagionale che non arriva e per qualche difficoltà inedita in campo. A conferma che il gruppo e coeso e pronto a reagire per mettersi alle spalle quest’avvio meno esaltante del solito

                           PIERLUGI GAMBINO

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