Allo Stadium la Sampdoria se la gioca fino alla fine ma sbaglia troppo e viene punita: 3-2 Juve

La Sampdoria incassa la seconda sconfitta consecutiva ed esce battuta dallo Stadium per 3-2 contro una Juventus tutt’altro che trascendentale.

È stata una partita dalle tante “prime volte”: prima vittoria casalinga dei bianconeri, prima sconfitta esterna per i blucerchiati, primi gol subiti lontano da Marassi. Una battuta d’arresto diversa nei toni rispetto a quella di giovedì scorso contro il Napoli – meno drammatica nel punteggio, ma anche meno brillante nella prestazione – che però ha evidenziato ancora una volta i limiti della formazione guidata da D’Aversa.

Il tecnico abruzzese cambia tre pedine rispetto alla gara infrasettimanale, lasciando invariate le altre caselle: a riposo Augello, Silva e Damsgaard, dentro Murru, Ekdal e De Paoli. E se “del senno di poi sono piene le fosse”, è indiscutibile che i bussolotti estratti non hanno propriamente portato al terno secco.

Allegri sceglie invece una difesa a quattro davanti a Perin, dà finalmente fiducia a Locatelli affiancato da Bentancur e sistema Chiesa, Dybala e Bernardeschi alle spalle di Morata.

I primi dieci minuti sono di marca doriana: per carità, niente di indimenticabile, però pressing alto, baricentro nella tre quarti bianconera e intensità ammirevole. Ma al primo tentativo la Juve passa, con una meccanica destinata a ripetersi nel corso della partita. Tutto nasce dall’incapacità blucerchiata – in realtà rossocerchiata – di liberare in modo magari rustico ma efficace la propria area, cincischiando fin troppo nelle zone pericolose. La seconda palla, in questa circostanza, perviene a Dybala, che con un colpo di classe impatta di prima intenzione e la piazza dove Audero – coperto, e forse leggermente in ritardo – non può arrivare. Gran gol, ma le leziosità a venti metri dalla propria porta si pagano care contro l’Alessandria, figuriamoci contro la Juventus.

Per dieci minuti buoni la Sampdoria sbanda sul bagnato dello Stadium: al 12’ Chiesa chiude male un’ispirazione di Dybala, al 14’ Audero rimane in piedi fino all’ultimo e inibisce il raddoppio a Morata, bloccando poi un sinistro dello spagnolo pochi minuti dopo.

Finalmente si rinfranca la Sampdoria: al 18’, dopo un lungo giro palla dal limite, Caputo si coordina per la battuta, ma manca il bersaglio da buona posizione, e pochi istanti dopo un’invenzione di Candreva pesca Murru per un tiro cross che non trova nessun compagno pronto alla deviazione.

A metà frazione Dybala esce in lacrime per un fastidio muscolare che sembra serio. Al suo posto Kulusevski, creatura di D’Aversa, che al 29’ manca la porta di testa, indisturbato a centro area.

La Sampdoria tiene palla ma crea poco, appoggiandosi al solo e solito Candreva, che però non può fare tutto. In particolare latitano le due punte, scusabili però per la mancanza di rifornimenti accettabili, sebbene si abbia nuovamente l’impressione di un’intesa tutt’altro che perfetta. Il centrocampo muscolare paga con due cartellini (decisamente largo quello sventolato a Thorsby), e mancano gli strappi, ancorchè estemporanei, che Damsgaard può assicurare e De Paoli sicuramente no.

Sulla bancarella della gara la merce è bruttina, ma prima del riposo la Juve raddoppia, su un rigore causato da Murru. Involontario il tocco di braccio del difensore sardo, per carità, ma piuttosto evidente, e soprattutto recidivo. Sul dischetto va Bonucci che spiazza Audero: 2-0.

Partita in ghiaccio? Per niente. La reazione del Doria è veemente, e al 44’ una bella iniziativa di Quagliarella, con paratona di Perin, porta ad un calcio d’angolo, sul cui schema Yoshida sovrasta Bonucci e accorcia le distanze.

Secondo gol stagionale per il centrale giapponese, che a volte annaspa in difesa ma si dimostra temibilissimo in proiezione offensiva.

Al riposo si ha la sensazione di una Juventus ben lontana dalla squadra che ha dominato l’ultimo decennio, ma anche di una Sampdoria che – pur giocandosela – sembra aver fatto un passo indietro rispetto alle prime, convincenti prestazioni stagionali, con due difetti evidenti e altri meno macroscopici ma non meno deleteri: la tendenza ad una certa svagatezza difensiva, e la scarsa pungenza offensiva, soprattutto nei suoi interpreti deputati, oltre ad un Thorsby che stenta a trovare la giusta posizione – quella che gli aveva trovato Ranieri – e la fascia non presidiata da Candreva sostanzialmente orfana di fantasia.

La ripresa non vede cambiamenti né in distinta, né nel canovaccio. La Sampdoria non sa rendersi pericolosa e la Juventus giochicchia, con Chiesa e soprattutto Bernardeschi che girano spesso a vuoto.

Locatelli si fa vedere una prima volta al 10’ con un tiro dalla misura fuori bersaglio, ma spegne le velleità doriane due minuti più tardi, quando la difesa blucerchiata – e in particolare un peraltro inappuntabile Colley – regala palla nella propria area ai bianconeri. Audero chiude su Kulusevski sulla propria destra, ma l’ex Parma tocca al centro per il centrocampista della Nazionale, che non deve fare altro che spingere nella porta sguarnita.

D’Aversa cambia, e la sostituzione delle tre novità – Murru, De Paoli e Ekdal – con i tre titolari tradizionali – Augello, Silva e Damsgaard – sa tanto di bocciatura.

Tuttavia occorrono una decina di minuti prima di vedere qualche frutto. Al ’23 una buona combinazione – finalmente! – tra Caputo e Quagliarella libera il capitano per il tiro, inibito da un anticipo provvidenziale, e un minuto più tardi solo un rimpallo toglie a Quagliarella la possibilità di concludere verso la porta.

Ma la Sampdoria è viva. Allegri se ne accorge e passa al 3-5-2, inserendo Chiellini e Ramsey al posto dei fumosi Chiesa e Bernardeschi, mentre D’Aversa sostituisce un Caputo in giornata poco felice con Torregrossa.

La manovra bianconera ne trae giovamento. Alla mezz’ora Bentancur costringe Audero alla parata più difficile della gara, con il braccio di richiamo, e pochi minuti dopo Morata conclude fuori di sinistro. I due usciranno pochi istanti dopo per far posto a McKennie e Kean.

Ma anche la Sampdoria, nel frattempo, sale di tono, in particolare grazie al buon impatto di Silva – linee di passaggio sicuramente più creative rispetto ad Ekdal – ma anche di Damsgaard ed Augello, che – pur senza eccellere – tengono basso Cuadrado, i cui limiti difensivi restano così evidenti al punto di chiedersi come possa un’ala di livello internazionale essere confinato in un ruolo così innaturale.

E da lì, proprio da quella zolla, arriva l’azione che ridà fiato alle speranze rossocerchiate. Silva ruba palla in uscita, la smista per Damsgaard che gliela ritorna sul lato corto dell’area juventina. Assist per l’accorrente Candreva che, di sinistro, inchioda Perin alla porta: 3-2.

La Sampdoria ci crede e attacca con intensità su entrambe le fasce, ma non crea opportunità degne di menzione, nonostante l’ingresso di Askildsen per Thorsby per dare maggiore freschezza ed inventiva.

Dopo quattro minuti di recupero Ayroldi manda tutti sotto la doccia, per lo meno quella calda degli spogliatoi, visto che è piovuto in maniera pressochè ininterrotta per tutta la partita.

La Sampdoria perde quindi per la settima volta consecutiva allo Stadium: quasi un record, mentre la Juve torna rinfrancata dal doppio confronto contro le liguri. Come punti, per lo meno, perché il gioco lascia molto a desiderare.

Per la prima volta da inizio stagione si è avuta la percezione di un’involuzione sul piano del gioco. Le chiavi di lettura possono essere diverse e coinvolgono tutti e tre i reparti. La difesa, che – schierata – teme pochi confronti, ma ha amnesie inspiegabili e costosissime; il centrocampo, che senza uno dei due tra Silva e Askildsen prende chili ma perde idee; l’attacco, che non trova alternative alle iniziative di un grandissimo Candreva e soffre la mancanza di fantasia nei sedici metri, dove non è certo Torregrossa a poter cambiare l’inerzia di una gara.

E’ presto per trarre conclusioni: è certo però che D’Aversa ha la necessità di recuperare al più presto Gabbiadini (e, personalmente, aggiungo Ihattaren, se è quello che si vede in rete) e anche il fratello buono di Damsgaard, giocatori – aggiungo anche Ciervo – capaci di dare fantasia e imprevedibilità agli sbocchi offensivi.

 

Juventus (4-2-3-1): Perin 6,5; Cuadrado 5,5, De Ligt 6, Bonucci 6,5 Alex Sandro 5,5; Bentancur 6 (82’ McKennie n.g.), Locatelli 7; Chiesa 5,5 (70’ Ramsey n.g.), Dybala 6,5 (22’ Kulusevski 6), Bernardeschi 5 (70’ Chiellini 6); Morata 5,5 (82’ Kean n.g.). All. Allegri 6.

 

Sampdoria (4-4-2): Audero 6,5; Bereszynski 6, Yoshida 6,5, Colley 5; Murru 5 (59’ Augello 6); Candreva 7, Thorsby 5 (86’ Askildsen n.g.), Ekdal 5,5 (59’ Silva 6), De Paoli 5 (59’ Damsgaard 6);  Caputo 5 (70’ Torregrossa 5,5), Quagliarella 5,5. All. D’Aversa 5,5.

 

Arbitro: Ayroldi 6,5 (Di Vuolo/Lombardi – Campione – Orsato – Tegoni).

 

Ammoniti: Thorsby 29’, Murru 41’, Ekdal 47’ p.t., Bentancur 58’, Cuadrado 66’, Bonucci 84’, Kean 86’.

 

Calci d’angolo 4-2

 

Recupero: 2’ e 4’.

 

Giornata piovosa, campo allentato ma in buone condizioni.

 

Giuseppe Viscardi

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