Festa per il nuovo Genoa a Stelle e Strisce, Verona convitato di pietra

Questo Genoa a stelle e strisce inevitabilmente suscita curiosità a non finire e anche una punta di scetticismo. La tifoseria ha accolto con piacere estremo le prime parole dei rappresentanti del nuovo fondo proprietario, in specie quando si è accennato ad un obiettivo fantastico: il ritorno ai fasti di un tempo, addirittura ai primissimi posti nel range calcistico nazionale. Proclami roboanti, che andranno verificati nella realtà ed appaiono ai più un’utopia bell’e buona, ma basterebbe un ritorno in pianta stabile a centroclassifica e nella colonna a sinistra per soddisfare qualsiasi ambizione.

I dubbi del popolo genoano risiedono chiaramente nel ruolo di Enrico Preziosi, che conserva un posto nel consiglio di amministrazione e riceverà incarichi di rappresentanza e di consulenza in tema di calciomercato. Che l’assetto attuale debba essere confermato per un certo periodo è mossa intelligente da parte di chi è profano del nostro football e non conosce il territorio e le sue dinamiche, ma deve, appunto, trattarsi di una situazione provvisoria. Il Prez conosce a menadito il calcio di casa nostra, si è costruito una cospicua rete di entrature a livello nazionale e internazionale e saprebbe certamente contribuire efficacemente ad un rafforzamento tecnico, se corroborato da finanze statunitensi. L’auspicio di chi tifa Genoa è che questo personaggio – dall’indubbia competenza nel settore – si limiti a segnalare giocatori e a mettere in contatto il nuovo management con i suoi collaboratori sparsi per il mondo senza però partecipare alla fase di contrattazione.

Un fatto è certo: i nuovi proprietari puntano parecchio sulla promozione e sui rapporti con la base. Basta, per confermare quest’intendimento, rimarcare il loro biglietto da visita presso chi ama il Grifone: ingresso gratuito – ovviamente sino all’esaurimento dei posti disponibili – in occasione del match col Verona. A ciò seguirà una comunicazione ben più frequente e chiara, così da permettere al popolo rossoblù di conoscere costantemente l’evoluzione del loro club.

Ci sarà tempo di giudicare il loro lavoro. Nell’attesa, bussa all’attualità il sesto impegno di campionato, che spicca per delicatezza. In teoria quella con il Verona è una sfida per la sopravvivenza, almeno per chi continua a pensare che la questione salvezza non sia limitata alle tre neopromosse, a Spezia e Cagliari ma possa coinvolgere altre compagini, segnatamente le due che si scontreranno al Ferraris.

Ovviamente il Vecchio Balordo punta a far suoi i tre punti, ma senza correre soverchi rischi di capitolazione. Il match di Bologna dovrebbe essere didascalico sul tema. Appena Ballardini, a ripresa in corso, ha deciso di provare a vincere immettendo Pandev (sempre meno incidente, va sottolineato con estremo rammarico) al fianco di Destro e di un Kallon a trazione anteriore, lo sbilanciamento tattico ha prodotto palle gol in serie a favore dei petroniani, che in precedenza si erano resi raramente insidiosi. Attenzione dunque, a non combinare un patatrac: anche un punto si conta.

Quanto alla formazione, è lecito aspettarci qualche altra mossa a sorpresa da zio Balla che, se escludiamo Vasquez, il secondo e terzo portiere e gli infortunati Caicedo e Cassata, ha squadernato nei primi sei turni tutti i suoi giocatori: un po’ per metterli alla prova e un po’ per cercare soluzioni definitive, ancora rimaste nel libro dei sogni.

Qualche conclusione, però, sarà certamente emersa. Non si scappa dal portiere – Sirigu decisivo anche al Dall’Ara – dal rifiorito Criscito e dal lievitante Maksimovic, così come dal soldatino Cambiaso. L’incertezza in un reparto sovrabbondante di specialisti coinvolge semmai Vanheudsen (bravo, ma ancora ingenuo nei momenti topici) e Bani dopo la solenne bocciatura di Biraschi e l’accantonamento di Masiello.

Più avanti si va, più si scorgono problemi e perplessità. Badelj per magistero tattico e Rovella per dinamismo e duttilità appaiono intoccabili, ma sul terzo centrocampista – da impiegare magari qualche metro più avanti – l’incertezza regna sovrana. Hernani, titolare designato di inizio stagione, continua infatti a deludere al pari di Melegoni, mentre Sturaro – un ex, ricordiamolo – fatica a reggere certi ritmi e tende a spegnersi in un tempo troppo breve.

Chances più concrete di impiego vanno concesse a Fares e Kallon, anche se il primo – eroico a Cagliari – è atteso a crescere come apporto lontano dall’area e il secondo, guadagnatosi il rigore decisivo a Bologna, deve acquisire maggiore concretezza nei paraggi del portiere avversario.

In avanti inevitabile la conferma di Destro, che ogni qualvolta riceve un pallone nei sedici metri crea un pericolo, e spesso un dispiacere – ai portieri rivali.

Anche lui – non sempre presente quando occorre far legna per la squadra – avrebbe bisogno ogni tanto di rifiatare, ma Caicedo è ancora nel limbo per via di un infortunio che inizia a farsi preoccupante. Ed è inutile aggiungere che Destro non potrà vita natural durante proporsi come unica bocca da fuoco di una squadra priva – e dite se è poco… – di una seconda punta affidabile, di un fantasista e pure di una mezz’ala capace di inserirsi in zona gol. Ecco perché, data la penuria di stoccatori, occorre almeno evitare le reti al passivo.

Il Verona è avversario abbordabile ma non mansueto. Durante la gestione Di Francesco appariva arrendevole, ma la terapia d’urto del dottor Tudor sta funzionando. A Salerno i gialloblù sono andati ad un passo dal colpaccio, pagando un certo calo nella ripresa e qualche distrazione difensiva di troppo. Infatti, dietro non sono imperforabili, ma in mezzo appaiono organizzati e in fase propulsiva vanno temuti. Lazovic, vecchia conoscenza del Genoa, e Faraoni possono inventare la giocata vincente e le punte Kalinic (tornato bomber dopo anni di buio) e Caprari (senza trascurare un altro ex, Simeone) meritano rispetto ed attenzione.

PIERLUIGI GAMBINO

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