Caputo chiamato ad esaltarsi nella “sua” Empoli, ma con la maglia blucerchiata

Soffermandosi solo sul campionato, Ciccio Caputo ha bollato in maglia empolese 42 volte in 79 partite, contribuendo in modo decisivo alla penultima promozione in A e tenendo vive l’anno successivo sino in fondo le speranze – poi svanite – di permanenza nella massima serie del team azzurro. In quest’angolo di provincia toscana, dove il calcio regna sovrano, il nuovo centravanti della Sampdoria è un idolo indiscusso, probabilmente l’uomo più amato in assoluto e anche stavolta – ad onta di una comprensibile rivalità sportiva – sarà subissato di applausi da parte dei suoi vecchi estimatori.

Caputo ringrazierà di cuore come un cenno, ma subito si concentrerà su un match delicatissimo, nella speranza che un ambiente così familiare gli restituisca la verve e la fiducia smarrite in quest’avvio di nuova avventura.

Caputo contro l’Inter ha ciccato una palla gol che solitamente concretizza, ma non è un episodio singolo a preoccupare bensì il suo inserimento nei meccanismi blucerchiati e soprattutto quell’intesa ancora da trovare con Quagliarella. I due, beninteso, si impegnano allo stremo, ma non più ragazzini e faticano ad integrarsi, possedendo impronte fisiche e tecniche del tutto simili.

Dopo tre antagonisti ambiziosi, ecco pertanto un Empoli che potrebbe favorire la resurrezione di entrambi i punteros doriani. D’altronde, la Samp non potrà basarsi vita natural durante sulle invenzioni dei difensori in zona gol. Servono i sigilli delle punte, e pazienza se le caratteristiche di questa coppia non sono affatto adatte ad esaltare i cross di specialisti preclari quali Candreva e Augello.

L’obiettivo di fondo del tecnico doriano è quello suesposto, ma chiaramente la primaria esigenza è la conquista di tre punti, quale che sia l’esecutore. L’impresa è chiaramente alla portata di un undici che ha messo sotto a livello di gioco Milan e Inter non sfigurando affatto al cospetto del Sassuolo. E se D’Aversa decidesse di rompere gli indugi reinserendo il convalescente Ekdal al posto di Adrien Silva, la qualità della manovra salirebbe ulteriormente.

Dalla cintola in giù, insomma, la Sampdoria è squadra da ottavo-nono posto, ma per mantenersi a certi livelli occorre accrescere, e non di poco, il tasso di pericolosità offensiva. In attesa che torni Gabbiadini – evento schedulato dopo la sosta di ottobre – D’Aversa farà di necessità virtù, tenendo in ghiacciaia due soluzioni disperate: Verre alle spalle di un attaccante e Torregrossa, che sinora non ha mai acceso l’entusiasmo ma se non altro è una prima punta. Meglio di niente, diciamo così.

La partita è comunque da vincere. I confronti individuali infatti rimarcano una chiara superiorità blucerchiata. Attenzione però a non sottovalutare un avversario che sa tenere altissimo il ritmo delle giocate e sviluppare un calcio propositivo, fantasioso, imprevedibile. Come la Samp, anche il team di Andreazzoli manca dello stoccatore, date le frequenti latitanze di specialisti come Cutrone, Pinamonti e Mancuso, tutto meno che goleador prolifici. Dal fantasista Bajrami e dai centrocampisti, tutti molto mobili, potrebbe comunque giungere qualche insidia.

È difficile ipotizzare una partita ricca di reti, e di sicuro la squadra che dovesse sbloccare lo zero a zero avrebbe cospicue chances di imporsi. Le due sconfitte già rimediate dagli empolesi al Castellani non sono state, però, il frutto del caso: sul terreno amico la banda di Andreazzoli fatica enormemente, e sarebbe un peccato mortale per i blucerchiati non trarne profitto.

PIERLUGI GAMBINO

 

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