Fu vera gloria quella del Grifo a Cagliari? Contro la Fiorentina l’ardua risposta

La gara con la Fiorentina è l’ideale per fornire una risposta, magari parziale, ad un quesito ancora attuale: fu vera gloria quella di Cagliari? Beninteso, certe prestazioni individuali registrate in una ripresa fiammeggiante fanno propendere per il sì, ma la pochezza mostrata dai sardi, specialmente in fase difensiva, tiene aperto il dibattito.

I viola sono di ben altra pasta fatti, e alla lunga lo dimostreranno anche a livello di classifica. Se c’è una squadra emergente, in grado di salire di parecchie posizioni e magari di insediarsi in zona Europa, questa è senz’altro la Viola, che il suo presidente Commisso non ha smantellato (resistendo alla tentazione di riempire di denaro sonante le casse societarie cedendo il “gioiello” Vlahovic) e, anzi, ha rinforzato con un attaccante esterno d’eccezione quale l’argentino Nicolas Gonzalez. Ma l’innesto probabilmente più produttivo riguarda la panchina: quel Vincenzo Italiano che l’allora d.s. genoano Faggiano corteggiò a lungo due estati fa, ad onta di un contratto che legava il tecnico allo Spezia.

La Viola pratica un 4-3-3 spettacolare, innervato dalla mentalità offensivista di un tecnico capace di recuperare due vecchietti quali Bonaventura e Callejon, apparsi ormai sul viale del tramonto, Italiano gioca ogni match per vincere, a costo di incassare qualche gol di troppo, ed è su questo nervo scoperto che Zio Balla dovrà basare le controffensive genoane. Non mancheranno gli spazi a disposizione per verticalizzare rapidamente e superare la cerniera del centrocampo gigliato, non propriamente impermeabile. Serviranno pazienza, applicazione in fase difensiva, prontezza nel ribaltare l’azione e quel coraggio che in terra sarda ha permesso una rimonta storica.

Certo, il Genoa dovrà aumentare i giri del proprio motore, che non pare – per caratteristiche – in grado di garantire velocità pazzesche. Ma se, contro siffatte formazioni più provviste tecnicamente ci si limita al traccheggio, si va a cozzare. Conta, pertanto, operare le scelte giuste sia a livello di modulo, sia di formazione.

La “quattro” difensiva esibita domenica scorsa ha sortito risultati fantastici, ma occorre chiedersi se sia adatta anche a zittire la Fiorentina. Di certo appare la preferita dai tifosi, ma un allenatore deve decidere in base a ben altre considerazioni. Con quest’assetto, Maksimovic può esprimersi al massimo e Vanheudsen appare un secondo centrale efficace. Ai lati, scontato Criscito a sinistra, resta in vita l’incertezza sul versante destro, con Biraschi più affidabile dello svagato Sabelli.

A centrocampo altro dubbio: con la 4-4-2 fasce garantite a Cambiaso e Fares e zona nevralgica affidata a Rovella con Touré oppure con Badelj: sarebbe il prestito juventino, nel caso, ad adattarsi al ruolo di regista o di mediano-mezz’ala.

In attacco, posto assicurato al brillante Destro, con un partner da scegliersi tra Caicedo (non al meglio, e martedì si ritornerà in campo…), Ekuban e Kallon. In alternativa, ecco il 4-5-1 con il solo Destro in avanti e a centrocampo Rovella, Touré e Badelj assieme.

Tutte opzioni interessanti, dunque, ma la difesa a tre, di fronte a certe rivali, potrebbe spuntarla. In questo caso, Maksimovic centrale (ma con qualche disagio in più), Vanheudsen e Criscito al suo fianco, Cambiaso e Fares esterni, Badelj, Rovella e Touré in mezzo, Destro e… un altro in avanti. Il ritorno alla quattro sarebbe scontato in caso di risultato sfavorevole, cosiccome l’innesto di Pandev a ripresa inoltrata. Soluzioni che ci auguriamo non servano.

                           PIERLUIGI GAMBINO

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