Buona Samp col Milan ma è ancora distante dai meccanismi di D’Aversa

La Samp appaga l’occhio, certamente soddisfa le attese del suo tecnico ed insinua negli spettatori l’epidermica sensazione di aver perso immeritatamente contro il Milan. Vero che novanta minuti di campionato non bastano a pesare il valore di una squadra, ma pregi e difetti sono già emersi in maniera nitida.

Non si può parlare di cantiere aperto per un undici privo totalmente di volti inediti rispetto all’anno scorso, ma l’adattamento ai canoni tattici introdotti da D’Aversa – l’unica novità reale – non può dirsi concluso in in tempo così breve. Qualche distonia esiste, a partire dalla posizione dei due terzini, che in fase di possesso palla debbono alzarsi a centrocampo rapidamente, a costo di lasciarsi alle spalle parecchio spazio. Una modifica che almeno in parte potrebbe spiegare l’impasse di Augello in occasione del gol decisivo.

L’altra innovazione, ancor più profonda, riguarda la zona avanzata. Il 4-4-2 di Ranieri, modulo tradizionale e leggibile con estrema facilità, esaltava le caratteristiche degli esterni, pur senza garantire spettacolo e imprevedibilità. Il 4-2-3-1 è schema più sofisticato e stuzzicante, che necessita però un certo lavoro di apprendimento, ma di per sé rischia di mettere a nudo una lacuna non trascurabile: la mancanza di un autentico rifinitore, da piazzare alle spalle del centravanti col compito specifico di distribuire palle-gol ai compagni.

Il solo doriano con certe caratteristiche è Verre, il cui inserimento nella fase finale del match ha accresciuto la pericolosità del collettivo costringendo addirittura Pioli, mister rossonero, a passare alla difesa a tre. Il giocatore romano – e qui sta la perplessità – non ha mai brillato per continuità di rendimento e ogni anno tende ad eclissarsi dopo un avvio promettente, ma in attesa di un rinforzo specifico l’allenatore potrebbe insistere su di lui.

Gabbiadini (il cui guaio fisico fortunatamente appare meno grave del temuto) resta una seconda punta e non un trequartista: per rendere al massimo dovrebbe tornare al fianco di Quagliarella, mentre Candreva e Jankto, pur con caratteristiche diversissime, s’inseriscono raramente in zona gol.

Così Quagliarella, alla veneranda età di 38 anni e mezzo, era e resta il solo terminale, col doppio compito di agire da sponda per i compagni e di andare a concludere: forse un po’ troppo per un giocatore che merita un dieci e lode ad ogni match per impegno ed abnegazione, ma è fisiologicamente incline a calare di rendimento dopo un’ora di match.

Sarebbe ingiusto disconoscere che la ferrea saldezza della difesa rossonera, basata sull’esperienza di Kjaer e sulla freschezza di Tomori, avrebbe creato problemi anche a prime linee più dotate, ma la gara col Milan, per lunghi tratti dominata territorialmente, non può tranquillizzare riguardo all’incisività dei blucerchiati.

Neppure la difesa ha inviato messaggi tranquillizzanti, pur considerando la gara eccellente della coppia Colley-Yoshida. Beres e Augello stanno pagando forse un lieve ritardo di forma e certamente l’adattamento ai nuovi dettami tattici: sospendiamo dunque il giudizio. Perplessità crescenti invece suscita Audero, che dopo un campionato da incorniciare si è riproposto maldestramente con errori da matita rossa sia in Coppa con l’Alessandria, sia in campionato. Incomprensibile quel suo braccio molle sulla conclusione non certo irresistibile di Diaz costata la segnatura decisiva.

La valutazione del primo impegno che conta richiama inevitabilmente il tema del mercato. La rosa attuale è piuttosto esigua e il parco riserve davvero risicato. La partenza di Jankto dev’essere compensata da un sostituto magari meno quotato ma all’altezza e servirebbe ro pure una seconda punta in più (a prescindere dalle condizioni di Gabbia) e, soprattutto, un’alternativa spendibile al capitano, visto che Torregrossa in questa sua avventura genovese ha più che altro frequentato l’infermeria e non ha certamente convinto nelle rare apparizioni in campo.

In attesa di qualche riprova, la Samp attuale – rapportata al valore delle avversarie – sembra in grado di confermarsi al centro della classifica, ma difficilmente eviterà la perdita di una o due posizioni. Sempre che, ovviamente, le lacune attuali in rosa vengano colmate e che il Viperetta si turi le orecchie di fronte ad eventuali chiamate per qualche suo giocatore. E qui concordiamo con D’Aversa: perso ormai Jankto, basterebbe l’addio di un altro titolare per obbligare trainer e addetti ai lavori ad abbassare, e non di poco, l’asticella.

 PIERLUIGI GAMBINO

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