Genoa nella burrasca, mercato da chiudere tra le voci di cessioni della società e di dimissioni del Balla

Sarà un caso ma la notizia della trattativa per la cessione del Genoa, nonostante il vincolo di riservatezza, è trapelata il giorno successivo alla disfatta di San Siro. Intendiamoci, potrebbe trattarsi di una semplice combinazione, ma la tempistica induce a sospettare che la notizia sia stata data in pasto ai tifosi per regalare loro spiccioli di speranza e spostare l’attenzione dalla prestazione offerta. Che ci sia un discorso avviato con un fondo statunitense è praticamente confermato, ma sin quando mancheranno le firme la cautela è obbligata, anche considerando il fallimento di altre operazioni simili. Un fatto è mostrare interesse, un altro è procedere alla due diligence per capire la consistenza di crediti e debiti e un altro ancora – ma è il più importante – far combaciare l’offerta economica (legata alla valutazione del patrimonio societario e all’esame dei conti) con le richieste del Prez. Quest’ultima teniamo sia un’impresa titanica, ma un briciolo di fiducia affiora, considerando che il padrone del vapore ormai è giunto ad una situazione insostenibile: sia per la caratura – mai così bassa – della squadra, sia per l’aumento preoccupante dei debiti, sia per i rapporti sempre più compromessi con la piazza.

Il potenziale sviluppo societario chiaramente stimola altre riflessioni, principalmente legate alla consistenza irrisoria della rosa attuale a disposizione del Balla. Di sicuro il Genoa non sarà venduto a brevissimo giro di posta e nel frattempo si dovrà procedere massicciamente al rafforzamento dell’organico. Già, ma con quale atteggiamento? C’è infatti il pericolo che l’attuale proprietario, in presenza di una cifra economica, pur approssimata, per la cessione stabilità con la controparte, decida di non esporsi più di tanto in sede di mercato, temendo di non poter rientrare degli ultimi soldi spesi. Si può solo auspicare che, mancando la certezza sul buon esito della trattativa e facendo leva sull’orgoglio personale, il Joker si orienti sulla costruzione, pur in extremis, di un Grifone degno perlomeno della salvezza.

Di sicuro, il Genoa attuale certe garanzie non le offre ed è lontano anni luce da quello agognato a giugno da mister Ballardini, le cui aspettative sono state certamente tradite. Che risponda o meno al vero la voce di dimissioni da lui presentate prima della gara con l’Inter, non si sposta l’asse del discorso: la squadra necessita non di qualche ritocchino ma di una ricostruzione. E pazienza se il tempo stringe maledettamente.

Al Meazza quanti giocatori schierati in maglia rossoblù hanno le qualità per essere titolari in una formazione di serie A? Forse le dita di una mano bastano e avanzano. L’anno scorso i vari Zappacosta, Strootman, Scamacca, Shomurodov (ed omettiamo dall’elenco Zajc, Pjaca e qualche elemento rivelatosi non nevralgico), giunti a Genova con… l’elastico, avevano mascherato i limiti mostrati dai compagni di squadra. Orfano di certi puntelli, è rimasto un Genoa senza capo né coda, col solo Perin, tornato alla Juve, che ha trovato in Sirigu un sostituto degno. I nuovi arrivati non hanno certo aggiunto valore.

Zio Balla ha rimarcato il concetto nelle scelte operate per affrontare i campioni d’Italia. Ekuban non si è schiodato dalla panca, Sabelli è stato immesso solo nella ripresa, Hernani è stato accantonato per… disperazione nell’intervallo. In compenso, tra titolari e subentrati, si è assistito ad una passerella di giovani reduci dal prestito in serie inferiori oppure pescati nella Primavera di casa, giunta ben sotto la metà della classifica di categoria. Nessuno di loro – se escludiamo l’attaccante Kallon, peraltro impreciso in zona gol e ancora da forgiare– ha mostrato potenzialità di livello: tutti immaturi e forse inadeguati al massimo campionato. Al loro fianco, il 32enne Badelj in palese ritardo di forma, il 35enne Criscito sempre più in ambasce e il 38enne Pandev, spremuto sino all’inverosimile e stravolto dal correre a vuoto.

Neppure un giocatore rossoblù ha mostrato di valere più della media dei calciatori di A: normalissimo che il tifoso medio del Grifone non trovi qualche singolo al quale affidare la riscossa e la speranza in un futuro accettabile.

C’è chi ha stramaledetto il calendario, che vede i rossoblù opposti inizialmente a Inter e Napoli. È invece un alleato prezioso, poiché peggio sarebbe andata se questo Genoa avesse dovuto regalare punti ad una qualsiasi avversaria diretta. Non sarebbe un dramma, insomma, perdere anche di fronte al Ciuccio, ma sarebbe invece letale lasciar trascorrere quest’ultima manciata di giorni di mercato senza un ulteriore difensore puro (pur contando già il messicano Vasquez), un esterno sinistro, un centrocampista di qualità e corsa e, soprattutto, una prima punta che la butti dentro. Preziosi è un campione riconosciuto nel rivoluzionare le squadre verso fine compravendita, ma stavolta dovrà compiere un autentico capolavoro. Cercar rimedi nella finestra invernale, infatti, potrebbe rivelarsi una mossa tardiva.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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