Samp contro il Diavolo con la spada di Damocle del mercato sulla testa

Jankto è un giocatore del Getafe e anche Thorsby è prossimo a salutare l’allegra combriccola doriana.  Tutto secondo le previsioni, purtroppo. Il trascorrere delle settimane, dei mesi senza botti sul mercato in uscita aveva illuso i più ottimisti ma non chi ha subito sposato il realismo. Era pressoché scontato che, prima o poi, qualche pezzo da novanta lasciasse la Samp per le pressanti esigenze di bilancio societario. Il Viperetta ha vissuto tutta un’estate nella speranza che per i suoi gioielli – gran parte dei quali in vetrina agli Europei di giugno – giungessero offerte irrinunciabili. Non è stato accontentato, visto che Damsgaard, gioiellino dalle lucenti prospettive, non ha ancora raggiunto una valutazione monstre (ha bisogno, il danesino, di maturare sotto il profilo della continuità) e che qualche suo compagno non ha trovato frotte di estimatori. Ergo, alle cessioni non si rinuncia, pur con il timore che non si tratti di operazioni fantastiche bensì di mezze svendite, utili sì a colmare parzialmente il disavanzo ma non a mettere i conti a postissimo.

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Jankto è già in Spagna e non si intravvede all’orizzonte l’ombra di un degno sostituto. Thorsby è ancora in forza, tanto che mister D’Aversa non rinuncerà ai suoi servigi contro il Milan, e resta in vita il pallido auspicio che la trattativa già imbastita con l’Atalanta sfumi sul più bello, ma non c’è grande fiducia. Nei primi giorni della prossima settimana il ds Faggiano perfezionerà l’acquisto di un figlio d’arte, il 27enne Dimitri Bisoli, le cui caratteristiche si avvicinano parecchio a quelle del norvegese: dinamismo da vendere, felice propensione negli inserimenti, qualche segnatura in canna a corredo di un’indubbia abilità in fase di filtro, con un’inclinazione da non sottovalutare anche per il ruolo di centrale difensivo. Insomma, un onestissimo interprete del ruolo, ma guai a pensare che l’addio di Thorsby non si avverta nell’economia del gioco sampdoriano. Lo scandinavo è, probabilmente, il calciatore tatticamente meno sostituibile: peccato che, alla prova dei fatti, sia anche il più richiesto.

In attesa di sviluppi e nella (concreta) speranza che l’esodo si fermi a due titolari, cresce la curiosità attorno alla creatura che il nuovo tecnico sta forgiando ad immagine e somiglianza delle sue teorie.

Il 4-4-2 di ranieriana memoria è sempre valido come soluzione alternativa, da utilizzare anche in corso d’opera, ma le maggiori attenzioni del tecnico abruzzese sono rivolte al 4-2-3-1, che dovrebbe trovare applicazione già in questo posticipo d’apertura (e perdonateci per il bisticcio dialettico). In pratica la formazione anti Diavolo è già apparecchiata, salvo sorprese dell’ultima ora. In difesa i terzini sono quelli di sempre (Bereszynsky e Augello), confidando che il polacco ritrovi lo smalto perduto dopo gli Europei. In mezzo, considerando le condizioni fisiche non perfette di Colley (altro nome, comunque, da monitorare sino in fondo sul fronte mercato) e la possibile partenza di Tonelli, una maglia è sicura per Yoshida (praticamente all’esordio vero dopo l’esperienza alle Olimpiadi) e probabile per Chabot, tornato dal prestito allo Spezia. Un gigante che non ha brillato particolarmente in Coppa contro l’Alessandria, ma rispetto al suo partner occasionale Murillo (pure lui in partenza, se dovesse presentarsi un’offerta allettante) offre ben altre garanzie.

A centrocampo spazio a Thorsby (finché non andrà via, perché rinunciarvi?) e al vincente del ballottaggio tra Silva ed Ekdal, col primo favorito di un’incollatura. I due prescelti saranno supportati da un trittico di mezze punte sulla carta ben assortito: Candreva a destra, Gabbiadini in mezzo e Damsgaard sulla mancina, con Verre pronto ad avvicendare il meno in palla.

In avanti, nessun dubbio su Quagliarella, che a quasi 39 anni deve ancora caricarsi sulle spalle gran parte del peso offensivo della squadra. D’Aversa gli concede maggiore libertà rispetto a Ranieri e se durante il match il capitano dovesse patire la solitudine, ecco il ritorno al 4-4-2 classico con Quaglia più avanzato.

La sfida si annuncia ispida e delicata, specialmente se la difesa non si emendasse dalle distrazioni commesse in Coppa, ma la rosa è collaudata da anni e dovrebbe puntare proprio su quest’intesa ad occhi chiusi per sfruttare gli attuali punti deboli del Milan, formazione di ben altra caratura tecnica e di superiori ambizioni, ma tutt’altro che invulnerabile. Servirà però grande concentrazione in ogni zona del campo e, soprattutto, un notevole spirito di sacrificio da parte delle mezze punte.

Pioli, in attesa di ulteriori rinforzi, proporrà tra i pali il francese Maignan (pur sempre un passo indietro rispetto all’era Donnarumma), i soliti quattro in retroguardia, Bennacer e Tonali (punto debole da sfruttare, mancando il fuoriclasse Kessie) nella zona nevralgica, con un terzetto non trascendentale di rifinitori composto da Saelemakers, Diaz e Leao al servizio dell’unica punta, il 35enne Olivier Giroud, che ha ancora una gran voglia di stupire.

Match, sulla carta, tutto da godere. Rossoneri favoriti dal pronostico, ma una Samp tutto cuore e fantasia, in versione “osée”, potrebbe tornare negli spogliatoi con qualcosina in saccoccia: anche un punto sarebbe, tutto sommato, graditissimo.

 PIERLUIGI GAMBINO

 

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