Scontro Genova-Milano alla prima giornata, amarcord 7 ottobre 1973

La prima giornata di campionato propone lo scontro tra Genova e Milano, con la Samp che ospiterà il Milan lunedì sera ed il Genoa che viaggerà in casa dei campioni d’Italia sabato prossimo. Lo stesso incrocio si verificò il 7 Ottobre 1973, anche in quell’occasione era la prima giornata ed il campionato iniziava immancabilmente con l’avvio delle scuole, con le squadre che ad agosto giocavano amichevoli in giro per l’Italia, a settembre si dedicavano alla Coppa Italia per poi tuffarsi nelle partite che contano solo con la stagione autunnale.

In quella prima domenica di ottobre pioveva sia a Marassi che a S.Siro, invasa da ventimila tifosi rossoblù a salutare il ritorno nella massima serie del Grifone, dopo sette anni di cadetteria ed uno addirittura in serie C. Con la maglia del Genoa esordiva Mario Corso, per tanti anni protagonista in maglia nerazzurra, omaggiato dai tanti nostalgici tifosi della “beneamata” all’ingresso in campo delle squadre, con Mariolino che nella sua nuova e fiammante divisa bianca, con striscia trasversale rosso-blu, va a raccogliere i fiori che attraverso le sbarre che delimitano il terreno di gioco gli offrono i suoi vecchi tifosi, nostalgici di quel piede sinistro che sapeva cesellare le famose punizioni a “foglia morta”.

Con Corso era arrivato dall’altra sponda meneghina Roberto “Faccia d’angelo” Rosato, protagonista pochi anni prima sugli altipiani messicani , anche lui avanti con gli anni , a regalare esperienza ad una retroguardia che quel giorno Arturo “Sandokan” Silvestri schierò con Maggioni e Rossetti terzini e Giorgio “Custer” Garbarini, detto anche Garben, libero , con Maselli mediano, Bittolo moto perpetuo al fianco di Simoni, con Bordon e Sidio Corradi di punta supportati alle spalle dalla sapienza di Corso. Ma il protagonista in quell’umido pomeriggio nel cielo grigio di Milano fu il portiere, Giuseppe Spalazzi, detto Bibi, un estroso piacentino di Agazzano che si oppose ai tentativi di Boninsegna, Mazzola e compagni, consentendo ai suoi di tornare a casa con un prezioso zero a zero, salutato con cori e canti dal popolo genoano sugli spalti, nel giorno in cui per la prima volta si vide lo striscione della Fossa dei Grifoni.

A centocinquanta chilometri di distanza, alla stessa ora, la Sampdoria condotta da Guidone Vincenzi iniziava la sua difficile stagione già attardata in classifica, partendo dalla penalizzazione di tre punti ed affrontava subito lo squadrone rossonero, guidato dal Paron Nereo Rocco, con Gianni Rivera a dispensare giocate di classe alle spalle di una coppia d’attacco temuta come quella formata da Bigon e Chiarugi.

E dopo pochi minuti Gonella, direttore di gara torinese, mise subito la partita in discesa per gli ospiti, sanzionando con il rigore un veniale tocco di Nello Santin sulla spalla di Bigon, che si lasciò cadere come colpito da un autocarro; Rivera dal dischetto spiazzò Cacciatori proprio sotto la Sud, con la gradinata che con i bandieroni intrisi di pioggia ed i tamburi schierati in prima fila, tuonava contro una decisione apparsa esagerata e troppo penalizzante. Ma quel giorno la squadra blucerchiata mise sul terreno di gioco un carattere straordinario, capitan Lodetti, ex con il dente avvelenato, trascinò i compagni ad una rimonta epica anche se Gonella, usando la compensazione spesso in voga in quegli anni, decretò un rigore anche per la Samp dopo la mezz’ora, con Improta che accentuò la leggera spinta alle spalle di Zignoli e poi trasformò il tiro dagli undici metri, spiazzando Vecchi, eroe di Salonicco pochi mesi prima quando parò l’impossibile in una finale di Coppa delle Coppe vinta contro il Leeds. Lo stesso giocatore arrivato dal Napoli, detto “Ciccillo”, in chiusura di tempo si presentò di nuovo dal dischetto, approfittando dell’incursione dell’arrembante terzino Rossinelli abbattuto in area da Schnellinger ed infilando cambiando angolo di tiro.

Ed in avvio di ripresa Loris Boni, biondo ed inesauribile mediano, si presentò davanti a Vecchi superandolo con un diagonale di giustezza proprio sotto la Sud, che accolse il gol con un boato assordante, con corpi accatastati e festanti ed ombrelli che volavano…. Pochi minuti dopo la punizione dello specialista Chiarugi, con il suo mancino piccolo e letale, andò ad infilarsi nell’angolo basso alla destra di Cacciatori, rendendo interminabile il conteggio dei minuti verso il novantesimo, Santin, Prini e Lippi ribatterono tutti i tentativi degli avversari, Badiani, Boni, Salvi ed Improta si misero al servizio della squadra al pari del “bisontino” Cristin, entrato al posto dell’infortunato Maraschi ed al triplice fischio esplose la gioia e la festa, con Vincenzi sommerso dagli abbracci dei giocatori che con la maglia bagnata ed infangata andarono a ricevere l’abbraccio della Sud.

                                                                                                      MARCO FERRERA            

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