Campioni, da Roma ’68 a It’s coming to Rome, Vialli-Mancini da Wembley a…Wembley

Da dove comincia la felicità? Ieri sera ha avuto la sua sublimazione nel pianto sfrenato, sincero e bellissimo di Mancini e Vialli, di Roberto e Gianluca, che abbracciandosi al termine di quella lotteria spietata che sono i calci di rigore hanno chiuso un cerchio, ventinove anni dopo, quando su quello stesso prato il pianto di “Bobby gol” consolato dal magazziniere ultras Bosotin e quell’asciugamano a coprirsi il volto di “Stradivialli”, a precedere la sassata di “Rambo” Koeman che decise l’ultima finale di Coppa dei Campioni, prima che diventasse Champions League, sancirono la sconfitta della Samp d’oro di Paolo Mantovani ad un passo dal trono d’Europa ed abortirono il sogno di quei trentamila arrivati sulle rive del Tamigi e delle migliaia rimasti a casa.

Ebbene ieri sera come ha dichiarato Mancini quel cerchio si è chiuso, quei ragazzi sono diventati uomini e stavolta le lacrime erano di gioia e liberazione, erano lacrime genuine e bellissime, erano le lacrime di due amici veri che al di là di soldi, fama e successo ci hanno fatto emozionare con loro a certificare che i veri valori sono questi, sinceri ed impagabili, altro che il dio denaro…

Ed il Mancio dopo le emozioni fortissime vissute in campo ha voluto ricordare Paolo Mantovani e tutti i tifosi blucerchiati, dedicando loro un pezzetto di questa coppa vinta con la tecnica e la bravura dei singoli, dalle manone di Gigio Donnarumma, dalla grinta e dall’esperienza di Bonucci e capitan Chiellini, dalle volate di Spinazzola in campo a festeggiare con le stampelle, dalla sagacia tattica del professor Jorginho, dalla tecnica di Verratti e dalle magie di Insigne, dalle volate di Chiesa e dalle reti decisive di Locatelli, Pessina e Barella ma vinta soprattutto grazie ad un gruppo fantastico ed unito che dopo cinquantatre anni ci ha riportati sul trono d’Europa.

Era il giugno 1968 ed anche quella sera ricordo le lacrime, di gioia e commozione negli occhi di papà e mamma nel salotto, con il vecchio Telefunken in bianco e nero e la voce di Nando Martellini che celebrava quella vittoria contro la Jugoslavia, arrivata due anni dopo l’eliminazione contro la Corea proprio nei mondiali inglesi, il sinistro ciclonico di “Giggirriva” ( come lo chiamavano in Sardegna) e la girata improvvisa e vincente dal limite di “Petruzzu” Anastasi, la coppa alzata da capitan Facchetti e la fiaccolata dell’Olimpico , con i fogli dei giornali usati come torce quando gli accendini ancora non c’erano, ad illuminare la notte romana…

Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio” scriveva Jorge Luis Borges, una storia che divertendo e divertendosi Mancini e i suoi ragazzi hanno saputo dipingere regalandoci emozioni e sensazioni ormai lontane, da quella notte in cui il cielo sopra Berlino si colorò di azzurro…

MARCO FERRERA

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