Luis Enrique, “Que fantastico” stile

Last Updated: 15/09/2026By Tags:

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“Que fantastica esta fiesta” aveva scritto Marca, il più popolare quotidiano spagnolo, prendendo a spunto la morte di Raffaella Carrà, popolarissima anche nella penisola iberica. Ed è stata davvero una festa, di calcio e di stile, quella tra Italia e Spagna che ci vede approdare alla finale di Wembley di domenica prossima contro i padroni di casa, che hanno superato solo ai supplementari la Danimarca grazie alla “spintarella” del fischietto olandese Makelle.  Sportivamente il campo ha promosso gli azzurri e bocciato la “roja” ma c’è chi ha vinto lo stesso: lo avrete capito, Luis Enrique Martinez Garcia, asturiano cinquantunenne di Gijon, detto “Lucho”, tecnico spagnolo e persona di spessore straordinario, colpito duramente nell’affetto più caro per un genitore, con la perdita due anni fa della figlia Xana, nove anni, per una malattia tremenda e troppo dura da accettare, specie quando colpisce una bimba.

Di lui si ricorda il naso che gronda sangue, quando da calciatore venne colpito con una gomitata da Tassotti e “Lucho” che grida tutta la sua rabbia verso il direttore di gara, l’ungherese Puhl, ma il Var allora non c’era e quel quarto di finale nella canicola di Boston venne deciso nel finale da una magia di Roberto Baggio, per lui una carriera tra Real Madrid e Barcellona, dove da tecnico ottenne il triplete, superando la Juve di Allegri nel 3-1 di Berlino del 2015.

 

Una partita giocata sul filo di lana ma con tanti gesti che riappacificano con uno sport che a volte sa essere unico e magico , quando i protagonisti oltre che atleti sono soprattutto uomini e lasciano da parte le sceneggiate, la risata di Chiellini con un serissimo Jordi Alba quando si doveva sorteggiare la porta dove calciare i rigori , l’abbraccio sincero e fraterno con De Rossi, pochi minuti prima del via, lui che a Roma non ebbe fortuna e non venne compreso, il dialogo con Chiesa a bordo campo, il fair play tra Donnarumma e Unai Simon prima della lotteria finale dei tiri dagli undici metri.

La Spagna esce di scena ma ne sentiremo parlare, con una nuova generazione di fenomeni che spinge, uno su tutti quel Pedri che a diciott’anni appena compiuti si candida per essere uno dei protagonisti dei prossimi anni; ma Luis, con il suo maglioncino scuro da uomo della strada, che sul volto porta i segni di un dramma umano, ha dato una lezione di stile anche nel momento più difficile dal punto di vista sportivo, quando subito dopo aver perso la possibilità di giocarsi l’Europa ha abbracciato e fatto i complimenti a Mancini e nella pancia del tempio di Wembley ha detto “farò il tifo per gli azzurri”. E noi italiani siamo orgogliosi di avere un tifoso speciale in più.

                                                                                                MARCO FERRERA

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