Se Preziosi vuole tenere Ballardini deve rivoluzionare la rosa

In teoria, il Genoa potrebbe procedere con Davide Ballardini senza un annuncio ufficiale, data l’automaticità del rinnovo contrattuale a salvezza raggiunta. Nel cielo di questo rapporto, da sempre movimentato, le nubi si stanno diradando. Il mister ha da tempo enunciato al diesse Marroccu i propri desiderata inerenti in mercato, e la dirigenza si è già mossa – in anticipo sulla concorrenza – per accontentarlo.

Il quadro di fondo, intendiamoci, è abbastanza complesso. Un Grifone privato in un sol colpo di Zappacosta, Strootman e Perin, tre inamovibili, quali garanzie di competitività potrebbe offrire? Se a questa domanda retorica si aggiunge l’anno in più che caratterizza un folto gruppo di difensori verso fine carriera, è comprensibile la necessità di operare non semplici ritocchi all’organico, ma una rivoluzione bell’e buona.

Zio Balla apprezza la qualità della vita di Genova ed è conscio che il popolo genoano sia quasi interamente dalla sua parte, ma è stufo di formazioni in grado esclusivamente di coprirsi e contrattaccare. Lo hanno sempre accusato di difensivismo sfrenato, come fosse un marchio di fabbrica indelebile, ma lui non vede l’ora di dimostrare che, con una squadra tecnicamente e soprattutto atleticamente all’altezza, può squadernare un calcio apprezzabile e propositivo. Zio Balla ha inteso fissare precisi paletti: il suo Genoa va alquanto rinfrescato, innervato di dinamismo e tecnica. In poche parole, occorre aumentare notevolmente la qualità, così da consentire al mister addirittura un mutamento di modulo. La difesa a quattro era stata da lui impostata in avvio di carriera con ottimi risultati e, se esistessero i presupposti tecnici, sicuramente la rispolvererebbe.

Tocca al presidente andargli incontro e, pur in tempi di post-pandemia, procedere in controtendenza, cercando di acquistare qualche cartellino invece che limitarsi ad ingaggiare gli svincolati o a rilevare giocatori in prestito. Certo, non c’è fretta ma i conti della serva sono presto fatti.

Partendo da dietro occorre in primis un portiere titolare, data la difficoltà a riottenere Perin con altra formula: compito reso agevole dall’abbondanza di materiale umano.

La difesa è imbottita di molteplici riserve potenziali ma non di autentici pilastri. Zapata sarà lasciato libero, i classe ’86 Masiello e Criscito potrebbero dividersi una maglia ma non appaiono più in grado di giocare con costanza; Radovanovic merita la conferma ma non un posto al sole e, pertanto, Biraschi – il più giovane e pimpante della combriccola – sembra l’unico ad avere i numeri per guadagnare in minutaggio. Da decidere le sorti di Goldaniga: vale la pena tramutare il prestito in acquisto? Onguenè non ha attecchito: improbabile che si insista su di lui. Tirando le somme, servirebbero almeno due elementi di assoluto affidamento, uno dei quali in grado di dirigere il reparto.

Il settore esterni va rivisitato a fondo. Ghiglione resta in bilico tra partenza e conferma, mentre Czyborra, tramutato per accordo in acquisto definitivo, è atteso a riscattare un’annata opaca. Pellegrini è tornato alla Juve e va sostituito ma pesa ancor più l’addio di Zappacosta, l’uomo-salvezza. Sabelli, probabile arrivo da Empoli, può colmare la lacuna di destra, ma servono altri innesti, ben più di uno.

In mediana si prevede un altro cambio della guardia. Si riparte da Badelj, un pezzo da novanta, con Rovella apprezzabile sostituto: i due, purtroppo, hanno dimostrato più volte di non convivere efficacemente, ma solo di poter alternare in campo. Se, di riffe o di raffe, si riuscisse a mantenere a Genova Strootman, sarebbe un colpaccio, ma non c’è da illudersi, data l’entità dell’ingaggio. Altrimenti, si dovrà trovare un sostituto di identica personalità, cui affiancare un terzo specialista più incisivo di Zajc, il cui addio per fine prestito non suscita rimpianti. Behrami merita un contratto a gettone: chissà che non accetti. Da decidere le sorti di Cassata e del neo-genoano (prestito tramutato in acquisto) Melegoni, reduci entrambi da una stagione incolore, caratterizzata da mesi in infermeria. Da esaminare a fondo il figlio d’arte Portanova,

Infine la prima linea, dove esiste già una certa base: Shomurodov (atteso ad ottenere ben altro spazio), Destro (capocannoniere stagionale, ma soggetto a lunghissime latitanze) e l’emergente Kallon, sul quale convergeranno attenzioni e speranze. Restituito Scamacca al Sassuolo e salutato il 38enne Pandev (con la speranziella in un ripensamento), Prez potrebbe chiudere per Lammers, che all’Atalanta non ha sfondato, ma potenzialmente sarebbe il centravanti titolare. Sempre forte l’idea Messiah: sarebbe l’ideale mezza punta, di raccordo fra centrocampo e prima linea. Bocciatura inevitabile per Pjaca, che tornerà al mittente.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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