Ranieri per restare vuole certezze sul piano tecnico-sportivo

Tre settimane fa il rinnovo di Ranieri con la Samp sembrava cosa fatta, e le mezze frasi pronunciate dal mister e dal presidente Ferrero erano sintonizzate su quest’epilogo. È scorsa molta acqua sotto i ponti e l’agognata fumata bianca tarda, tanto che si è insinuato un certo pessimismo. Perfino i tifosi più scettici si sono convinti sulla bontà del lavoro svolto dal testaccino, del quale intravvedono parecchie analogie con un altro santone piombato nella Genova blucerchiata: Vujadin Boskov, che domenica scorsa avrebbe festeggiato 100 anni ed è stato uno dei principali artefici della straordinaria epopea sampdoriana.

Il popolo blucerchiato è pronto a festeggiare a metà settimana il trentennale dell’ultimo scudetto finito nella bacheca di una provinciale: impresa spaventosa, che meriterebbe pagine su pagine di succosa aneddotica. Ecco, alla gente del Doria piacerebbe che la gioiosa passerella per le vie di Genova e delle delegazioni ponentine (con qualche speciale sorpresa, che sarà svelata all’ultimo momento) fosse accompagnato dalla notizia della riconferma di un allenatore in tutto somigliante a Vujadin quanto a saggezza, equilibrio, pacatezza ma anche capacità professionali. Sia chiaro, i tempi sono cambiati e immaginare che Sir Claudio possa guidare una squadra destinata a giocarsi le prime posizioni in Italia e in Europa è utopia allo stato puro, ma il nono posto che l’attuale organico ha definitivamente puntellato vincendo a Udine rappresenta pur sempre un’impresa rimarchevole. Ad agosto, quanti avevano pronosticato che la Samp sarebbe arrivata più in alto di Fiorentina, Toro, Cagliari e Bologna? Di più non si poteva raccogliere, considerate le potenzialità economiche delle “big” e le munifiche gestioni dirigenziali di Atalanta e Sassuolo.

Le ultime parole di Ranieri sono improntate ad un abbraccio. Significativo è il suo accenno alla questione ingaggio: non la considera una discriminante, ma è convinto che su questo punto si possa trovare una quadra. Il vero e proprio argomento da chiarire concerne invece i programmi tecnici. Il trainer ha una prestigiosa carriera da difendere e non intende a nessun costo macchiarne la fase conclusiva per eccessiva accondiscendenza nei confronti della controparte. Lui esige, giustamente, di conoscere i reali obiettivi sportivi della società e poi valutare le mosse di mercato per realizzarli. Teme infatti, che sia i padroni del vapore sia i tifosi gli chiedano di migliorare ulteriormente o almeno di confermare il piazzamento finale senza che gli venga offerto un materiale di sufficiente caratura. Passi la cessione di un “gioiello” allo scopo di fare cassa, ma a patto di trovare un degno sostituto e di accrescere il parco rincalzi, colmando le attuali lacune, Nessuno più di lui, d’altronde, sa che la Samp attuale va puntellata.

Per esempio, in attacco non ci si può affidare ciecamente ad un giocatore di 38 anni suonati: dotato e integro finché si vuole, ma non più in grado di garantire minutaggio e rendimento costante. Fabio Quagliarella, che domenica taglierà il nastro delle 500 presenze in serie A ed è a due sole lunghezze dai 100 gol in blucerchiato, otterrà certamente un rinnovo contrattuale: verrà utilissimo, anche con un utilizzo più moderato.

A centrocampo, se fosse Thorsby l’elemento da sacrificare per ragioni di bilancio, si aprirebbe non un buco m una voragine. E in difesa, se dovesse partire Colley – il primo indiziato a fare le valigie, dati i suoi 28 anni – occorrerebbe un pari ruolo strutturato fisicamente e forte nel gioco aereo.

L’elenco dei giocatori corteggiati non è cospicuo: ai due di cui sopra, si possono aggiungere il portiere Audero (stando attenti a scongiurare una minusvalenza) e Damsgaard, che nell’economia di gioco è il più sostituibile ma vanta i più ampi margini di valorizzazione futura. La scelta su chi vendere dipenderà soprattutto dalle richieste ricevute: Viperetta aspetta, ma difficilmente potrà permettersi di confermare tutti i migliori.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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