Genoa da ricostruire. E se Ballardini non volesse rinnovare?

La gara con l’Atalanta, incerta riguardo al punteggio ma dall’esito scontato, ha confermato che ben pochi dei rincalzi rossoblù possono avere prospettive interessanti in quest’organico. Qualche sprazzo lo ha esibito Melegoni, che diventerà presto rossoblù per un obbligo di riscatto stipulato la scorsa estate, ma se Ballardini lo ha impiegato con assoluta parsimonia, significa che il ragazzo, ricco di qualità promettenti, non offre garanzie sufficienti a livello fisico. È piaciuto anche Caso, un giocatorino tutto pepe già ventiduenne, handicappato però da un fisico troppo minuto per la nostra serie A basata principalmente sull’atletismo.

Giriamo la frittata quanto vogliamo, ma la realtà è davanti agli occhi di tutti e per un attimo ci sembra doveroso invertire il senso della questione allenatore. Di sicuro Zio Balla non trova posto nel cuore del Prez, che tuttavia potrebbe anche essere convinto da altri a confermarlo. Il nocciolo è capire se il tecnico sia disposto ad accettare il rinnovo a scatola chiusa. I meriti acquisiti durante le quattro avventure al Grifo lo spingono ad alzare le pretese di ordine tecnico. Il romagnolo è il primo ad aver capito che con lui al timone, tutti o quasi i giocatori hanno offerto in questi ultimi mesi il 120 per cento delle loro potenzialità, ma anche che l’impresa non ripetibile. Pure lui è conscio che senza le prodezze individuali di Zappacosta sarebbe stata serie B: e il giocatore tornerà al Chelsea. Eppoi, Strootman, altro pilastro, difficilmente rimarrà per ragioni di ingaggio e lo stesso Perin, innamorato finché si vuole del Genoa e bel felice di rimanere, è di proprietà della Juve e, comunque, non sarà disposto ad abbassarsi più di tanto le prebende. Aggiungiamo le partenze di Scamacca (inevitabile), Pjaca, Zajc (riscattabili, ma conviene, dopo il campionato incolore disputato?) Pellegrini (quasi mai visto all’opera) e il probabile ritiro del preziosissimo Pandev, il quale a 38 anni andrebbe comunque centellinato.

Rimangono in organico l’affidabile Biraschi, il pilastro Badelj e il suo alter ego Rovella (ancora un anno in prestito) col quale fatica a convivere in campo, Shomurodov (sperando che cresca in fatto di continuità), Destro (capocannoniere sì, ma sempre oggetto misterioso), Ghiglione (mai decisivo) ed una truppa foltissima di over 32 con un fulgido futuro dietro le spalle. Quanti di loro sarebbero riconfermati da un club lungimirante? Ben pochi, e quei pochi sarebbero destinati alla panchina e ad un utilizzo sporadico. Invece c’è il timore che Preziosi punti ancora su di loro.

Ballardini, che non è un micco e conosce a fondo l’ambiente, ha capito benissimo che il popolo rossoblù farebbe due più due: “Se questo mister ci ha salvato in anticipo, figuriamoci dove ci porterà il prossimo maggio dopo aver iniziato a lavorare sin dal ritiro estivo…”. Ovviamente, questo sillogismo non si regge in piedi.

Inutile negarlo: questa rosa, privata dei petali più pregiati, andrebbe smantellata, ma per farlo occorre stanziare un bel po’ di denari, anche tenendo conto che le “big” del nostro calcio non sono più così ricche di elementi in esubero da spedire in provincia e, comunque, chiederebbero una contropartita.

Dati tali presupposti, è automatico che il tecnico dei continui miracoli non sia intenzionato a correre rischi elevatissimi: tanto, sa che, se le cose andassero maluccio, potrebbe pur sempre essere richiamato a stagione in corso come salvatore della patria.

Esistono ancora ampi margini per un reincarico, ma – a prescindere dall’allenatore – stavolta Preziosi non potrà agire di conserva limitandosi ad ingaggiare ancora un bel po’ di prestiti da affiancare a veterani di mille guerre calcistiche. Occorre un intervento radicale, altro che palliativi.

PIERLUIGI GAMBINO

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