Una Sampdoria attenta e disciplinata batte nel finale l’Udinese

La Sampdoria supera nel finale l’Udinese alla Dacia Arena dopo una gara ordinata e consolida il nono posto in classifica ad una giornata dalla fine del campionato.

Ranieri dispone la sua squadra a specchio rispetto agli avversari, con la riuscita intenzione di inaridire le fonti di gioco bianconere, e rispolvera un modulo, il 3-5-2, già talvolta provato nel corso del torneo. Davanti ad Audero, Bereszynski gioca sulla linea di Yoshida e Colley, ma a differenza dei due compagni di reparto non disdegna di sostenere la manovra sul settore di destra. A centrocampo gli esterni sono Leris ed Augello, mentre Candreva, Ekdal e Thorsby giostrano sulla mediana, lasciando a Gabbiadini e Keita il compito di pungere.

Dall’altra parte Gotti fa giocare la propria formazione con il consueto 3-5-1-1, con Beca, Bonifazi e Zeegelar in difesa, Molina, DePaul, Walace, Makengo e Stryger Larsen a centrocampo e Pereyra libero di muoversi alle spalle dell’ex Okaka.

La partita, pur se su ritmi piuttosto trattenuti, è sicuramente godibile ed equilibrata, grazie anche ad una direzione di gara che lascia molto giocare e fischia il minimo indispensabile, e la mano dei due allenatori non tarda a farsi vedere. Thorsby segue ovunque il temuto De Paul, mentre Gabbiadini si abbassa su Walace ad impedirgli la costruzione del gioco.

Le prime iniziative sono della squadra di casa: al 3’ una magia di De Paul porta il pallone nell’area blucerchiata, dove Candreva allontana la minaccia, e al 10’, su azione d’angolo, Bonifazi lavora un pallone per Pereyra che conclude altissimo. Al 14’ una punizione battuta velocemente dall’Udinese sul settore di destra porta ad una bella iniziativa di Pereyra, ma Yoshida chiude con buona scelta di tempo.

Il primo cenno di esistenza offensiva dei blucerchiati arriva al 17’: cross di Leris, controcross di Augello dal settore opposto, colpo di testa di Thorsby con palla lontana dai pali.

In generale, la Sampdoria sembra messa meglio in campo. Quello che manca è la precisione negli spazi larghi, dove Leris nel complesso lavora meglio di Augello.

Al 24’ è bravo Candreva a liberarsi per il tiro da posizione defilata. La conclusione però è facile preda di Musso, premiato prima della gara per la sua centesima presenza in maglia bianconera (traguardo in realtà raggiunto una settimana fa a Napoli).

Dopo un momento di stanca il gioco si vivacizza poco dopo la mezz’ora. Dapprima Colley si fa sfuggire Okaka con un controllo decisamente approssimativo, recuperando però con abilità sull’attaccante friulano, e sull’altro fronte è Gabbiadini ad impegnare con il destro – udite, udite – il sempre attento Musso. L’attaccante bergamasco si ripete al 37’ con un sinistro alto dopo un primo tentativo di Keita.

Nel finale di tempo si rivede la squadra di casa. Al 44’ ci prova Makengo con un sinistro alto su azione d’angolo, e in chiusura di frazione una punizione di De Paul, conseguenza di uno dei pochi errori di Bereszynski, non ha esito.

Al termine del primo tempo l’impressione è quella di un’Udinese con poche idee, ben  contenuta sulle fasce dove non brillano né Stryger Larsen né tanto meno Molina, schiava delle iniziative del pur bravissimo De Paul (valore aggiunto ma anche limite di questa squadra), al quale però – in caso di marcatura attenta – mancano alternative credibili, e di una Sampdoria brava ad ingabbiare il creativo argentino e soprattutto Wallace, che non esce dal grigiore procuratogli dall’asfissiante controllo in uscita di Gabbiadini, che non punge più di tanto in avanti ma si sacrifica per la squadra nella quale brilla per iniziativa e continuità il solito Candreva delle ultime settimane.

La ripresa si apre con una buona opportunità per il Doria. Dopo un flipper in area di rigore Augello si ritrova la palla sul sinistro, ma sparacchia larghissimo da ottima posizione. Il mancino ex Spezia sale di tono e pochi minuti più tardi semina il panico in bello stile nell’area avversaria prima di essere anticipato.

Al 6’ c’è tempo per una grande diagonale del diligentissimo Leris, finalmente convincente la sua prestazione, alla quale segue il primo cartellino giallo della gara, che Gariglio sventola ingiustamente – probabilmente non era neanche fallo – sotto il naso di Thorsby che, diffidato, salterà l’ultima gara di un campionato sopra le righe.

Pur senza rubare gli occhi, i blucerchiati menano le danze fino al quarto d’ora, chiamando tre volte all’intervento Musso con un tocco sporco di Gabbiadini, con Candreva da fuori dopo una palla ben rubata in pressing e ancora con Gabbiadini, che addomestica un pallone non semplice e calcia di prima intenzione.

Gotti vede i suoi in difficoltà e dispone i primi cambi. Fuori Zeegelar e Makengo e dentro Samir e Forestieri, passando ad un 3-4-2-1 più offensivo e, nelle intenzioni, meno dispersivo sulle fasce, dove il Doria controlla agevolmente. Ranieri risponde tornando al 4-4-2 con Candreva e Leris larghi sulle ali.

Tuttavia l’unica, vera opportunità dei locali è tutta farina del sacco del solito De Paul, che prende palla nella propria metà campo, si trascina dietro Thorsby – che, saggiamente, non spende un fallo che gli costerebbe il secondo cartellino -, entra in area da sinistra e, con il destro, prova il tiro a giro sul palo lontano che però esce corto e molle, facile preda di Audero.

A centrocampo lievita la prestazione di Ekdal, bravo e autorevole anche come capitano di giornata, che al 19’ si libera in bello stile di un avversario, innesca Leris che serve Gabbiadini per un sinistro di prima intenzione deviato in angolo. Al termine dell’azione Leris accusa un fastidio e lascia il posto ad un altro ex, Jankto, che ne rileva – neanche male – i compiti.

Ad un quarto d’ora dal termine è ancora De Paul a cercare di dare la scossa ad un’Udinese fin troppo compassata. Cambio di campo a liberare un Pereyra troppo libero di svariare sulla cui conclusione si immola Bereszynski.

Ranieri cambia le due punte, stanchissime soprattutto per il lavoro di copertura. Dentro Verre per Gabbiadini e Quagliarella per Keita, vivace ma poco pungente in zona gol. Nell’Udinese Llorente rileva uno statico Okaka, del quale si fa fatica a ricordare una giocata importante.

Le cose migliori continua a farle la Sampdoria. Al 35’ un triangolo tra i due attaccanti subentrati porta Quagliarella ad un cross da destra ben intercettato da Musso.

A quattro minuti dal termine, quando il pareggio ad occhiali sembra materializzarsi nel grigiore della Dacia Arena, vanamente vivacizzata dagli spalti colorati ma non per questo meno vuoti, dai due attaccanti subentrati arriva la giocata che fa saltare il banco. Verre riceve palla al limite, prova la conclusione di destro sulla quale Bonifazi respinge nettamente con il braccio largo. Rigore ineccepibile che Gariglio assegna senza esitazioni. Lunghe e ingiustificate le proteste dei giocatori di casa, soprattutto da parte di Musso, i cui moccoli in castigliano sono distintamente udibili in campo.

Siamo al 43’, e Quagliarella porta in vantaggio i suoi per quello che è il suo gol numero 44 alle sue ex squadre e numero 12 nella stagione in corso, uno in più – come gli anni sul calendario – rispetto ad un anno fa. Musso sulla propria destra e pallone, forte e angolato, alla sinistra dell’estremo difensore argentino. Dodicesima rete in campionato per il sempiterno capitano blucerchiato.

In quello che resta della gara c’è spazio per altre due sostituzioni. Nell’Udinese Ouwejan subentra a Becao, nella Sampdoria Damsgaard fa tirare il fiato a Candreva. E c’è tempo per due occasioni vere. La prima è per l’Udinese, che con un gran tiro di Walace dai venti metri – unica cosa buona di una partita anonima – impegna severamente Audero nell’unica, vera parata della gara; la seconda è per la Sampdoria, con Damsgaard che si inventa un contropiede con assist per Quagliarella che, solo davanti a Musso, si fa ribattere il tiro dal pur bravo portiere aranciovestito.

Finisce così in gloria il tour trasfertistico della Sampdoria, capace di vincere sei volte lontano da Marassi e di consolidare così l’eccellente nono posto in classifica. Vittoria sostanzialmente meritata per quanto visto in campo, e figlia di una determinazione e di un’applicazione tattica molto intelligente da parte di mister Ranieri e dei suoi ragazzi, capaci di onorare sul serio il finale di campionato, proprio come richiesto dal tecnico.

 

Udinese (3-5-1-1): Musso 6,5; Becao 6 (89’ Ouwejan n.g.), Bonifazi 5, Zeegelar 6 (59’ Samir 6); Molina 5,5, De Paul 6, Walace 5, Makengo 5,5 (59’ Forestieri 5,5), Stryger Larsen 6; Pereyra 6; Okaka 5 (74’ Llorente n.g.). All. Gotti.

 

Sampdoria (3-5-2): Audero 6,5; Bereszynski 6,5, Yoshida 6,5, Colley 6,5; Leris 6 (65’ Jankto 6); Candreva 6,5 (89’ Damsgaard 6), Thorsby 6,5, Ekdal 7, Augello 6;  Gabbiadini 6 (74’ Quagliarella 7), Keita 6 (74’ Verre 6,5). All. Ranieri.

 

Arbitro: Gariglio 6,5 (Muto/Mohtar – Ros – Abbatista . Tolfo).

 

Ammoniti: Thorsby 52’, Okaka 67’, Walace 69’, Bonifazi 86’

 

Calci d’angolo 6-3

 

Recupero: 1’ e 4’

Giuseppe Viscardi

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