Udinese-Samp passerella per Keità, da riscattare oppure no?

Niente nuove, bune nuove, ma nel calcio, specialmente verso il tramonto del campionato, non sempre il vecchio proverbio si applica alla realtà. Tra le novità che la gente doriana auspicava, annoveriamo senz’altro una reazione perentoria dei loro beniamini dopo l’umiliazione di San Siro: in effetti, una parvenza di risveglio contro il disperato Spezia si è registrata ma è stata lungi dal soddisfare il palato dei buongustai di marca blucerchiata con qualche lampo qua e là ad interrompere non il buio più totale ma una penombra che può essere almeno in parte giustificata dalla mancanza di assilli di classifica.

Se avessero vinto, i bianchi non avrebbero perpetrato furti, considerata la messe di palle gol create e quasi tutte sciupate per maldestraggine. La Samp si è limitata al compitino, accettando di collaborare alla spettacolarità della contesa, ma senza brillare. Il divario tra le due formazioni, però, è tale che sono bastate due accelerate di Gabbiadini e compagni per trovare altrettanti gol ed emendarsi da un codazzo di velenosissimi commenti, già preannunciati dai dietrologi d’accatto.

Certo, la difesa doriana ha un po’ ballato e il centrocampo, monco del suo elemento più dinamico, Thorsby, ha sofferto le iniziative dei levantini, ma si può parlare di prova generale incolore. Se Beres e Yoshida non si sono coperti di gloria, in avanti Quagliarella è parso avere l’argento vivo addosso, come se i recenti accantonamenti lo avessero caricato a molla, e Keita si è ripetuto rispetto al Meazza, sia come livello di prestazione, sia come efficacia in zona gol, quasi intendesse mettere in ulteriori angustie la società, tuttora al bivio se acquistarlo definitivamente sobbarcandosi una spesa cospicua per cartellino e ingaggio o se considerare inesistenti i presupposti basilari per un matrimonio più lungo.

Il punticino tiene in vita aritmeticamente il raggiungimento di quota 52, la stella polare indicata da Ranieri, ma da qui ad immaginare una Samp col coltello tra i denti nell’ultima gara esterna, allo stadio Friuli, ce ne passa. I blucerchiati se la giocheranno, consci che se i loro stimoli sono esigui, non più forti sono quelli dell’Udinese, decisa soltanto a congedarsi dal terreno amico in modo onorevole, in parallelo alla loro intera condotta stagionale. Match aperto, sulla carta, a qualsiasi epilogo, anche tenendo conto delle caratteristiche dei bianconeri, che hanno in Okaka il solo attaccante puro disponibile e in De Paul, ormai prossimo al grande balzo in un club più ambizioso, la sola individualità di rilievo. Fermare il guizzante argentino significherebbe ipotecare un risultato confortante e forse la vittoria, ma non si tratta di impresa agevole. Di sicuro non aspettiamoci un’Udinese garibaldina e audace: il suo karma è “attendi l’avversario e puniscilo negli spazi”.

Si preannuncia qualche volto nuovo nella formazione iniziale blucerchiata: magari l’uscita di Colley a pro di Tonelli e, chissà, un posto al sole per l’esaminando Keita. Probabile altresì che si riveda in campo Thorsby, così da affrontare dovutamente i colossi di Gotti.

Risultato e prestazione, vale ripeterlo, stannno relativamente a cuore al popolo doriano, ben più interessato ad intuire gli sviluppi societari sul fronte della riorganizzazione tecnica. Osti, Pecini e soprattutto Ranieri rimangono in bilico, e non è una prospettiva felice per un club che, centrata con largo anticipo la missione salvezza e archiviata pure qualsiasi velleità europea, avrebbe già dovuto fissare precisi paletti in vista della stagione a venire. Questo ritardo nell’annuncio della conferma di Ranieri non insinua pensieri ottimistici e, se non altro, lascia capire che le distanze tra le posizioni di mister e dirigenza non siano così ridotte. Nel frattempo, con una piazza sempre più inquieta, crescono le voci, più o meno controllate, di un avvicinamento tra il Viperetta e Dejan Stankovic, a lui consigliato da Sinisa Mihajlovic: soluzione magari stuzzicante ma pur sempre un salto nel buio. Chi vivrà…

                                  PIERLUIGI GAMBINO

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