Super Saponara, Poker Spezia sul Torino e sogno salvezza realizzato

Da oggi sino a data da destinarsi solo l’Inter Campione d’Italia, il Sassuolo e lo Spezia potranno vantarsi di non essere mai retrocesse in B. Salisse dai playoff, ad esempio, il Monza, dovrebbe superare un anno di massima serie per un titolo che solo apparentemente sembra campato in aria. La lotta per non essere relegati è stata accanitissima e per lo Spezia aver evitato il subitaneo ritorno in cadetteria al suo primo anno in massima divisione è davvero uno scudetto, come aveva detto l’uomo dei miracoli Italiano in autunno. A parte che nelle primissime fasi del campionato gli Aquilotti hanno sempre volato sopra la linea di galleggiamento, sempre spericolati, a tratti così rasente che sembrava fossero destinati a sfracellarsi e ad affondare da un momento all’altro. Invece anche nei momenti più bassi hanno saputo procedere a testa alta, e hanno così saputo ritrovare la via per la salvezza con sterzate spettacolari. Così dopo un periodaccio in cui erano arrivati appena 3 punti in 6 partite, 2 elargiti dalla noncuranza di Hellas e Samp, nel match decisivo lo Spezia ha tirato fuori una prestazione brillante, che scacciato le ombre sul finale di una stagione esaltante ma massacrante.

Italiano non abdica al suo 4-3-3 a due partite dalla fine, ma a sorpresa antepone Zoet a Provedel e di fatto lo declina in un natalizio 4-3-2-1, con due trequartisti naturali che però all’occorrenza, molto mobili, si fanno falsi nueve o ali e riportano il modulo alla sua integrità. Davanti all’olandese Ferrer, Terzi, Ismajli e Marchizzi; in mediana Maggiore, Ricci e Pobega; Saponara e Agudelo vengono chiamati a supporto di Nzola.

Ancor più monolitico il 3-5-2 con cui Nicola ha conquistato tante salvezze in riva al Tirreno e all’Adriatico, e con prova a replicare pure sulle sponde del Po. Tra Sirigu e Belotti, è la consueta filastrocca di ex genoani, con Izzo al centro della difesa Rincon e Mandragora a centrocampo, Ansaldi sulla fascia destra e Sanabria affianco al Gallo.

Lo Spezia comincia palleggiando insistentemente ma senza trovare sbocchi nell’area altrui, il Toro fronteggia con apparente sicurezza, anche se pesano sui nervi i 7 gol subiti dal Milan in settimana, e così la partita è bloccata, anche se al 4’ Bremer sul forsennato pressing ligure perde un pallone potenzialmente letale, Sirigu però riesce a chiudere sull’incursore Agudelo prima che potesse concludere.

Poco dopo il quarto d’ora comincia l’indimenticabile partitone di Saponara, un 10 naturale per attitudini tecniche la cui carriera ha seguito ben curiose traiettorie a rientrare, come certi suoi tiri e numeri d’altissima scuola. Ha sciupato occasioni per restare nel grande giro un po’ in tutte le piazze della media borghesia del pallone tricolore, e anche nell’Empoli che l’ha lanciato, ma l’anno passato il Lecce è andato a un soffio dal salvarsi grazie a un suo ottimo girone di ritorno; in riva al Golfo dei Poeti ha ripetuto l’esercizio e stavolta gli è riuscito alla perfezione. Similmente al 18’ s’invola su un’imbucata, salta Sirigu e prende il palo, appena un minuto dopo ci riprova dal limite destro dell’area, dopo esser stato pescato solo da Agudelo, stavolta con una conclusione a sorpresa quasi da fermo e dipinge un arabesco con punto esclamativo, il pallone che s’infila nell’angolino per l’1-0.

I Bianchi continuano a intessere trame e a relegare l’undici di Nicola nella sua metà campo, non fioccano occasioni ma acquisiscono sufficiente baldanza da sgretolare un minuto alla volta le fondamenta delle certezze altrui; lo scopo è pure scavare pazienti per trovare il pertugio su cui far esplodere il destro o il mancino di qualcuno degli avanti, il ficcante Saponara primo indiziato.

Il 23 non si tira indietro: al 39’ salta Nkoulou e s’invola in porta, Bremer all’ultimo impedisce la doppietta,

Al 40’ il lavoro certosino dello Spezia fa finalmente saltare il banco, assieme a Pobega, preso da un pestone di Vojvoda in area: calcio di rigore. Nzola non perdona.

Il Torino ha un sussulto d’orgoglio o più probabilmente di disperazione: Rincon al volo manda alla destra di Zoet.

La prima frazione finisce con lo Spezia meritatamente salvo e il Torino con la sensazione che dovrà giocarsi tutto allo scontro diretto col Benevento all’ultima giornata. Nicola deve cambiare e aggredire, fuori Vojvoda e dentro Verde.

La ripresa però si apre ancora con uno Spezia spumeggiante che ora ha ancora più spazi per far male: Saponara galoppa da metà campo all’area e serve un Nzola solissimo, possibilità per chiudere i conti ma calcia fiacco.

Al 53’ Ferrer colpisce Bremer in area e restituisce il rigore al Torino, Belotti accorcia dal dischetto e riapre il match.

Italiano immette rinforzi: dentro Leo Sena e Farias per Ricci e Agudelo, e poi Esteves per Pobega. Il Torino, mosso anche dalla necessità, prende pian piano campo, ma non riesce a creare occasioni nitide, in compenso lo spauracchio Saponara stoppa un pallone difficile in area ma sul successivo tiro non riesce a impattare bene.

Il Toro si getta all’assalto all’arma bianca, per una volta gli uomini di Italiano rinculano confidano di poter liberare le bocche da fuoco in contropiede. Saponara s’invola infatti su un lancio e devono arrestarlo fallosamente al limite sinistro dell’area più vicino alla porta. Da lì al 74’ Marchizza e Nzola la chiudono: il primo batte sul piatto del secondo, doppietta e Game Over.

Esce quindi uno stremato Saponara tra gli applausi dei giornalisti e i pochi testimoni, dentro Erlic. Un mattatore per un altro: al 84’ Farias s’inverte il ruolo col terzino e crossa morbido per il suo inserimento, colpo di testa ed estasi.

Per il Torino è il secondo tracollo in quattro giorni e due giornate, e martedì c’è la Lazio. Lo stoico Sirigu impedisce la media tennistica: all’ultimo minuto neutralizza prima una punizione di Esteves e poi il tap-in di Maggiore. Una consolazione magrissima per gli ospiti che tornano a vedere da vicinissimo lo spettro della B come se già fosse reale, in carne e ossa. Dall’altra parte invece è festa grassa: ancora non erano finiti i bagordi per la storica promozione che ci si ritrova a festeggiare la salvezza.

Federico Burlando

 

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