Genoa cinico e salvo! Una fiammata di Zappacosta e un rigore di Scamacca piegano un Bologna sprecone

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Pe sto ànno ale finia. Per quest’anno è finita, il Genoa è salvo. Ha penato sino a Natale, quando il bizzoso Preziosi per non ritrovarsi sotto l’albero il carbone invece che i giocattoli, e per lui sarebbe stato il colmo, ha dovuto richiamare Ballardini per la quarta volta; ha fatto penare sino a due giornate dalla fine anche se a fine febbraio sembrava già salvo. Oltre alle resurrezioni di Torino e Cagliari, a rendere problematico anche quest’ultimo squarcio di stagione sono state la mancanza di cinismo e di un pizzico di fortuna. Merci che ultimamente sono latitate all’ombra della Lanterna, ma Ò Zena è riuscito curiosamente a rimediarle sotto le Due Torri, dove storicamente non ha mai avuto troppa buona sorte.

Ballardini sorprende e mostra di voler a tutti i costi segnare un gol in più invece che prenderne uno in meno: 4-3-1-2, con Goldaniga a destra e Zapata a sinistra affianco a Masiello e Zapata davanti a Perin; per una mediana di sostanza e qualità ma soprattutto esperienza il tridente Behrami, Badelj e Strootman; tre elementi pure all’avanguardia, con Pandev, Shomurodov e Scamacca a offrire un pacchetto variegato e complementare.

I felsinei di Mihajlovic si compattano dietro uno schema quasi speculare, un 4-2-3-1 ove il duo Schouten e Svanberg a centrocampo presta i suoi muscoli a una trequarti di grande qualità, con Orsolini, Soriano e Barrow alle spalle del Trenza Palacio.

Passa appena un giro di lancette e Zapata in un eccesso di calma entra duro su Svanberg, rimediando un giallo; manca il pubblico sugli spalti ma riesce ugualmente a far sentire la sua pressione.

I primi cinque minuti sono nervose schermaglie, poi emergono con baldanza i padroni di casa, con una conclusione dal limite solo vagamente minacciosa di Schouten, una bella penetrazione di Palacio e soprattutto, al 11’ un’occasionissima sciupata da Tomysau, che raccogliendo da due passi un tiro svirgolato da Danilo e capitombolato sui suoi piedi sfiora prima un terzino del Grifo e poi il palo.

Il Genoa sembra in apnea ma appena due minuti dopo, al 13’, Zappacosta, da tempo immemore l’unico della rosa di Ballardini che sembra avere birra tra le gambe e scintille tra i piedi, si accentra dalla sinistra e scocca un tiro a giro per un gol fotocopia di quello con cui aveva accorciato le distanze contro il Sassuolo.

Davide Zappacosta, un nome da considerare come Rossoblucerchiato dell’Anno

L’inaspettato vantaggio ospite non cambia l’inerzia del match e anzi i Petroniani per tutta la prima frazione fanno di tutto per delegittimarlo, senza però riuscire a mutuare la situazione.

Già al 18’ tutta la difesa del Genoa va in bambola su una punizione di Barrow, compreso Perin che sembra uscire a vuoto; il numero uno però torna letteralmente sui suoi passi e con un balzo felino salva in corner su una testata di Orsolini che salta pressoché indisturbato.

Dopo l’ennesima fiammata di Zappacosta come intermezzo, una conclusione che costringe Ravaglia a un’incerta ma non difficile parata di pugno, giunta al termine di un triangolo con Pandev, al 23’ e al 26’ il Bologna va ancora a un soffio dal pareggio: prima Orsolini e poi Palacio, lanciato l’uno in profondità e l’altro da un’imbucata di Soriano, davanti a Perin non riescono a inquadrare alla perfezione. Ci provano poi ancora, ma in modo più velleitario, Barrow e Orsolini.

Al 30’ Scamacca interrompe il monologo avversario quando, lanciato da Pandev, a tu per tu con Ravaglia manda a lato di poco con un scavetto da destra a sinistra, elegante e sorprendente, allorché tutti si attendevano la conclusione di potenza.

Al 32’ Badelj deve uscire per un acciacco, dentro la fresca linfa di Rovella.

Al 38’ i Bolognesi, rappresentanti della città evidentemente detta La Grassa per tutti i gol che si sono mangiati, sciupano forse l’occasione migliore di tutte per riequilibrare il punteggio, Soriano lancia Orsolini che si avvita sulla fascia destra e piazza per un Palacio colpevolmente lasciato solo dall’altra parte, l’argentino stoppa e si appresta a colpire, quando Behrami con un recupero maestoso in scivolata gli toglie il pallone un attimo prima che scocchi il fatal pallone. Forse ha perso l’attimo esitando a colpire quel Vecchio Balordo a cui è ancora legato da un grande amore.

La ripresa come il primo tempo, visto che ha portato bene al Grifo, si apre nuovamente con un calcione da giallo gratuito di un genoano su un bolognese, ovvero Shomurodov su Orsolini.

I Felsinei si gettano in avanti cercando di riprendere come avevano finito il primo tempo, e ci riescono sin troppo bene perché schiacciano l’avversario, creano, ma non riescono a finalizzare. Tra le occasioni spicca un tentativo di Soriano morto alla destra di Perin, dopo aver raccolto lesto una respinta del muro di bianche maglie di rossoblù orizzontale ornate.

Al 60’ il Bologna finisce per legittimare in parte il vantaggio del Genoa: su un calcio d’angolo Danilo salta scomposto, ci da di mano e manda Scamacca dal dischetto. Ravaglia spiazzato e 2-0 per certi versi sacrosanto. La squadra di Mihajlovic non solo non ha saputo trovare la via del gol ma ne ha anche regalato uno agli avversari.

A quel punto il match si anestetizza naturalmente. Il Grifo si chiude ulteriormente pregustando la salvezza, il Bologna palleggia borioso come la volpe che non è riuscita a cogliere il grappolo d’uva. Non cambiano nulla le girandole di cambi, con Ballardini che introduce al 69’ Zajc e Radovanovic per Pandev e Behrami, e poi a 8’ dalla fine Pjaca e Cassata per Scamacca e Strootman. Solo due i sussulti: una bella triangolazione Schouten-Skov Olsen che trova pronto Perin e l’entrata di Wisdom Amey, 15nne di Bassano del Grappa, italiano di seconda generazione, origini togolesi, che diventa il più giovane calciatore di sempre in Serie A, 6 giorni davanti al grande Amadeo Amadei e alla vecchia, ma ancora giovanissima, conoscenza rossoblù Pietro Pellegri.

Al triplice fischio esplode la gioia per una salvezza sicuramente meritata e per una volta forse più sofferta del dovuto, per certo meno del solito, o perlomeno degli ultimi due anni. Ora, alla millantanovesima salvezza conquistata con qualche patema di troppo, se errare è umano e perseverare diabolico, sarebbe l’ora di praticare un bell’esorcismo a tutto l’ambiente e smettere di fare certi sbagli. Nella speranza che a 3 mesi da oggi, se l’estate è un amico che se ne va, si riveli uno di quelli amici che forniscano più un buon esempio che bravi consigli.

Federico Burlando

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