Genoa stanco ma la salvezza è a due passi

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Immutabile il destino del Genoa e dei suoi sin troppo pazienti sostenitori. Bisognerà soffrire forse sino all’ultimo turno per sentirsi in tasca una salvezza che un mese e mezzo fa sembrava cosa fatta. Fortuna che il ko del Benevento di fronte al Cagliari – con codazzo di velenosissime polemiche – ha lasciato immutati i cinque punti, di margine rispetto ai sanniti, ma la situazione rossoblù non è affatto rassicurante. Infatti i giallorossi – cui si deve attribuire per logica la sconfitta nel turno infrasettimanale a Bergamo – chiuderanno il campionato ospitando il derelitto Crotone e andando in vista ad un Torino che, forse già salvo aritmeticamente e stanco del recupero appena disputato contro la Lazio, potrebbe concedersi qualche distrazione di troppo. Si tratta di un’ipotesi ampiamente pessimistica, ma nel calcio italiano d’oggi i turni finali riservano abitualmente ogni tipo di sorpresa.

Dalla sua il Grifo, dato per battuto sabato prossimo a Marassi dalla schiacciasassi di Gasperini, potrà sfruttare le trasferte di Bologna e Cagliari per raggranellare i due punti mancanti. Anche in questo caso, tuttavia, dobbiamo basarci su una parità di motivazioni per tutte le antagoniste ormai fuori dai giochi: ovvio che un minimo di incertezza e di conseguente apprensione esista.

L’impressione è che il Genoa possa giungere all’agognato porto più per fattori esogeni che endogeni. Fuor di metafora. Badelj e compagni stanno ansimando e sono lontani anni luce dalla compattezza e dall’efficacia espresse nei primi mesi ballardiniani. Il gioco è diventato più macchinoso e meno organizzato, la tenuta difensiva è calata notevolmente e, soprattutto, si sta assistendo ad una notevole flessione di ordine atletico. Le assenze di Biraschi e Criscito hanno ulteriormente acuito il momentaccio, ma sarebbe stato impensabile giungere a questa fase nevralgica della stagione con tutti gli effettivi a disposizione.

Al Dall’Ara i ragazzi del Balla dovranno subito imporre ai petroniani – ormai salvi – la rabbia di chi deve ancora sudarsi il pane, confidando di trovare un avversario senza coltello fra i denti e magari indebolito dall’utilizzo di qualche rincalzo o di altri giovani della Primavera. Solitamente, certe sfide hanno uno sbocco pressoché scontato: la divisione della posta, che d’altronde ha caratterizzato le ultime esibizioni della banda di Mihajlovic, ben felice di guadagnare la tranquillità a suon di singoli passettini. Servirà però un Genoa sul pezzo, agonisticamente vivace, concentrato e in partita, come lo è stato solo a tratti contro il Sassuolo in una gara strana. Che i neroverdi siano più forti si è capito chiaramente e che i rossoblù abbiano sbagliato l’atteggiamento iniziale è incontestabile, ma il numero complessivo delle palle gol costruite è stato abbastanza in equilibrio e negli episodi focali il destino ha guardato solo da una parte.

In occasione del primo gol ospite, Destro ha subito a centrocampo un mezzo fallo non rilevato dall’arbitro; poco più tardi, nel rude intervento di Chiriches su Pandev in piena area un odorino di penalty si è avvertito; infine, sull’annullamento del pareggio firmato da Zajc, la scorrettezza di Destro su Locatelli è stata netta, ma resta perlomeno discutibile quel mezzo minuto di nastro riavvolto su suggerimento del varista Pairetto. La prassi arbitrale, insomma, è stata un po’ tirata per i capelli. Se a ciò aggiungiamo il palo colpito da Goldaniga a metà ripresa, possiamo scrivere tranquillamente che il destino non è stato amico del Grifone. Fortuna che Leonardo Pavoletti, due orette più tardi, ha siglato, pur con un’altra maglia, il suo gol più produttivo per le sorti del suo vecchio presidente Preziosi.

Certo, dover sempre dipendere dagli aiuti altrui è una tristezza assoluta, alla quale il popolo genoano, pur avvezzo alle sofferenze, non riesce ad abituarsi.

In tema di formazione, prevedendo il recupero di Strootman (con l’uscita e la riconferma del 36enne Behrami), il nodo riguarda la coppia d’attacco. Col Sassuolo poteva starci l’utilizzo iniziale di Pandev (sacrificando il più ispirato Shomurodov) ma non l’insistenza su Destro – da un mese fuori condizione, se escludiamo l’acuto in casa del Milan – a danno di Scamacca, che può garantire ben altra sostanza. Un errore da non ripetere in terra emiliana.

PIERLUIGI GAMBINO

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