Samp invitata d’onore alla festa scudetto dell’Inter

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Non una merenda sul prato – la stagione sarebbe adatta – ma poco ci manca. Forse dovremmo definirla un happening, se non fosse che i posti disponibili sono esigui e quasi tutti fuori dal contesto principale. Di sicuro Inter-Sampdoria ha ridottissime somiglianze ad un appuntamento calcistico di campionato. È la festicciola – il massimo che le norme anti Covid possano consentire – per la quale i blucerchiati hanno ricevuto un biglietto di invito, col tricolore ben evidenziato: e pazienza se ad alzare i calici sono gli avversari di turno.

I blucerchiati, almeno in teoria, non hanno di che lamentarsi di quest’aiuto casualissimo del calendario. Avessero dovuto affrontare una Beneamata a caccia di punti, si sarebbero trovati a malpartito ed invece si troveranno di fronte un manipolo di campioni un po’ intontito dai brindisi degli ultimi giorni. Di sicuro la goleada al passivo verrà loro risparmiata, e chissà che il clima leggero ed allegro non li aiuti a salvare le penne. Non per altro, ma una piccola prerogativa di cui fregiarsi: mantenere l’imbattibilità stagionale di fronte ai mattatori, battuti all’andata a capo di una prestazione indimenticabile.

Stavolta Lukaku – assente a Marassi – ci sarà, e si prospetta comunque un pomeriggio difficile per Colley che, per affinità fisiche, dovrà curarsi in primis di arrestarne la pazzesca forza d’urto. Non attendiamoci però un belga con la bava alla bocca, come tutta un’Inter che ha il solo rimpianto di non aver potuto convocare per quest’evento consacratorio ottantamila tra i suoi fedelissimi.

Certi match hanno un canovaccio fissopiù vicino all’esibizione, allo sfoggio di accademia, che alla battaglia. Anche il risultato finale rispecchia solitamente quest’atmosfera: potrebbe vincere col minimo scarto la squadra più forte, così da continuare la serie d’oro di successi, ma anche accontentarsi di far partecipare anche gli occasionali antagonisti lasciando loro la gioia di un punticino platonico sinché si vuole ma – come rimarcato sopra – non proprio insignificante.

I blucerchiati hanno solo l’esigenza di tenere a debita distanza il Verona e le altre più lontane inseguitrici, tanto per sigillare il nono posto finale, il “top” immaginabile ad inizio avventura: compito tutto sommato agevole.

Il tema formazioni non merita particolari approfondimenti. Antonio Conte deve solo decidere se schierare tutti e gli undici eroi delle più recenti cavalcate o se concedere qualche applauso alle riserve più collaudate: Sensi per il centrocampo e Sanchez per la prima linea. In corso d’opera troveranno posto altri rincalzi – Ranocchia, ad esempio – per un contentino dovuto.

Sul fronte Samp, data l’abbondanza di alternative, Ranieri potrà pescare a proprio piacimento. Probabilissimo che rilanci Quagliarella, ormai ristabilito da qualche acciacco, e che confermi il tenace Tonelli in difesa. A centrocampo resta in vita il ballottaggio tra Ekdal – pronto al rientro – e André Silva, mentre sulle fasce corrono in tre –Jankto, l’ex Candreva e il baby Damsgaard – per due maglie.

La partita vera, intanto, si giocherà nei prossimi giorni, lontano da un prato verde. Non ci riferiamo a quella tra i dirigenti e Quagliarella, dall’esito scontatissimo, ma a quella più spinosa tra il Viperetta e Sir Claudio, il cui rapporto è a fisarmonica: oggi idilliaco, domani più travagliato, dopodomani nuovamente tranquillo. L’agognata quadra, prodromo alla fumata bianca, tarda ed insinua il timore di un divorzio che resta improbabile ma non da escludersi a priori. Il freno risiede nell’orgoglio del tecnico, che non ha un pressante bisogno di denaro ma è uso abbinare il prestigio professionale all’entità dell’ingaggio. Chi vivrà…

                         PIERLUIGI GAMBINO

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