La spada di Damocle del calendario su un Genoa usurato, nell’ attesa di Benevento-Cagliari

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Ben che vada, anche quest’anno la salvezza del Genoa sarà soffertissima, sul classico filo di lana, a conferma che il padrone del vapore rossoblù perde il pelo ma non il vizio e ha dimenticato cosa significhi costruire un organico in grado di portare a termine un campionato tranquillo.

Osservando la classifica a quattro turni dal termine, la prima impressione sarebbe tranquillizzante, considerato il numero delle squadre ancora dietro i rossoblù. Approfondendo l’analisi, viene da valutare i rispettivi calendari – oltreché i momenti attraversate dalle varie antagoniste – e si scopre che…il re è nudo e la permanenza in serie A ancora tutta da conquistare.

È opinione generale che possa essere il Benevento – attualmente sistemata cinque lunghezze più in basso – la prima indiziata a scendere di categoria, ma poi si rileva che i campani, dati pure per sconfitti in casa dell’Atalanta, ospiteranno l’avversaria diretta Cagliari e l’ormai retrocesso Crotone e nel turno conclusivo andranno a far visita ad un Toro che a quel punto potrebbe già essere aritmeticamente al sicuro. L’ipotesi di un raccolto di 7 punti – non così peregrina – obbligherebbe il Genoa (in svantaggio nel computo degli scontri diretti) ad incamerarne tre. Già: ma dove e contro chi andarli a prendere?

Le risultanze della quint’ultima giornata, nell’ottica genoana, sono state contraddittorie. Date per scontate le sconfitte dei rossoblù all’Olimpico e dei sanniti a San Siro, è stata accolto con favore il pari del Cagliari al San Paolo, nella speranza che gli stessi isolani riescano a salvarsi in anticipo e nell’epilogo in terra sarda contro il Grifo non si dannino più di tanto per fare bottino pieno. La chiave di volta è rappresentata dalla drammatica sfida in programma domenica prossima al Vigorito. Il Cagliari, più forte e più lanciato dei giallorossi, potrebbe in teoria accontentarsi del pareggio, ma avrebbe le qualità per imporsi e garantirsi così un altro anno di serie A senza troppi assilli. Di sicuro il clan genoano sarà un tifo sfrenato per Nainggolan e compagni.

C’è anche lo Spezia come pericolante, avvicinatasi ai rossoblù col pari di Verona e, pur attesa da un calendario ostico, ancora a sensibile rischio di retrocessione, ma sarebbe preferibile non fidarsi degli uomini di Italiano, da sempre imprevedibili.

In effetti, abbiamo scritto sinora delle varie combinazioni sugli altri campi. Sì perché le quattro gare che attendono la banda di Ballardini non ispirano grande ottimismo. Non ci voleva la sconfitta della Roma a Marassi, che ha rafforzato le speranze del Sassuolo di completare la rimonta sui giallorossi ed agguantare l’ultima poltrona per l’Europa. Addio illusione di trovarsi di fronte domenica una squadra neroverde scarsamente stimolata. Data per persa l’altra sfida marassina contro la schiacciasassi gasperiniana, rimangono le trasferte a Bologna e Cagliari, meno proibitive ma non certo dall’esito scontato.

Per sovvertire la logica consolidata, occorrerebbe un Genoa tirato a lucido, ma la partita persa all’Olimpico ha confermato i vecchi problemi e ne ha introdotto uno allarmante: il possibile forfait contemporaneo di capitan Criscito e Biraschi, afflitti da infortuni non serissimi ma neppure trascurabili. L’asse dei superstiti composto da Radovanovic, Goldaniga e Masiello, infatti, non sembra offrire garanzie di tenuta di fronte ad una prima linea dotata come quella sassolese.

Difesa a parte, l’ultima prestazione si è conclusa con un punteggio tutto sommato onorevole, maturato però nei suoi aspetti più confortanti quando la Lazio aveva tirato i remi in barca, erroneamente convinta di aver già messo in freezer il successo. Apprezzabile la forza di reazione de rossoblù, ma sarà bene evitare nel futuro altre “frittate” sullo 0-0.

Diffuse perplessità ha suscitato l’atteggiamento rinunciatario assunto dal Genoa nella fase iniziale, ma noi discordiamo da questa tesi e sposiamo l’idea del mister, conscio che affrontare a viso aperto una squadra come la Lazio, ricca di giocatori veloci e abili negli spazi, sarebbe stato un suicidio. Non ci ha convinto, piuttosto, l’insistenza nell’impiegare Destro, da parecchie settimane fuori registro, a danno di uno Scamacca da tempo in ascesa e senz’altro da preferirsi per tener palla e crearsi falli. Non è da ora che l’ascolano, quando non segna, diventi assolutamente inutile, data la sua scarsa propensione a giocare per la squadra.

Per il resto, nulla di nuovo se non qualche punto felice (ed un gol pur platonico) da parte di Shomurodov. Alle sue spalle, però, Zajc e Pjaca hanno ribadito la propria impalpabilità, ed è davvero triste constatare che a quattro turni dalla resa dei conti Ballardini continui a presentare almeno due ruoli su indici (esterno sinistro e terzo centrocampista) senza degno interprete. Se anche Strootman inizia a manifestare una certa usura, i conti difficilmente possono tornare, e pretendere che il monumentale Badelj ammirato a Roma possa colmare da solo ogni lacuna è un insulto alla logica.

PIERLUIGI GAMBINO

 

 

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