Match positivo della Samp a Sassuolo, ma restano i soliti problemi. Ranieri più vicino al rinnovo

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L’ottavo posto non era affatto l’obiettivo della Samp sicché la sua archiviazione – per chiara inferiorità nei confronti del Sassuolo – non rappresenta una “diminutio” ma il trionfo della logica. Dopo due vittorie di fila, era ovvio che il tifoso doriano sperasse di chiudere la settimana dei tre impegni con un altro risultato positivo, ma l’insuccesso al Mapei Stadium non deve suonare come una bocciatura, soprattutto tenendo conto del pregevole primo tempo offerto dalla squadra. Ad andare controcorrente, potremmo scrivere che i blucerchiati hanno perso la gara non nella ripresa, ma nell’iniziale metà del match, quando hanno costruito almeno un paio di ghiotte opportunità offensive in contropiede. Trascorso il periodo favorevole senza reti all’attivo, era automatica un’accelerata neroverde dopo l’intervallo, attraverso l’immissione di forze fresche che Ranieri neppur si sogna di avere in panca.

Cosa imputare al testaccino? Al massimo il mancato impiego, nella ripresa, di uno tra Ekdal (disponibile ma non al meglio, dopo l’infortunio) e Adrien Silva per conferire sostanza e raziocinio ad una squadra ormai votata al contenimento. C’è chi ha storto il naso di fronte al 4-3-1-2 del tempo iniziale, ma la squillante prestazione del proteiforme Candreva ha tacitato i perplessi: nel calcio d’oggi, la classe dell’interista non ha età e gli consente di adattarsi anche a ruoli non abituali.

Due sono le problematiche emerse a Reggio Emilia. La più pressante è la mancanza di pericolosità in zona gol. Se manca Quagliarella – che non è eterno, ricordiamolo – nessuno è in grado di surrogarlo come terminale offensivo e anche Gabbiadini, il suo partner ideale, perde in incidenza. Keita è parso generoso e concentrato, ma era e resta un atipico, bisognoso di spazi ampi ove agire e naturalmente propenso a sfuggire dal centro. In zona gol, ma anche nell’ultimo passaggio, anche lui ha deficitato.

Non meno allarmante in prospettiva à la conferma ennesima del valore modesto di parecchie alternative ai titolari. Ha fatto benissimo Ranieri, nella ripresa a concedere un’altra chance a La Gumina e ad Askildsen; e se il primo perlomeno ha lottato arrecando anche un’insidia alla difesa avversaria, il secondo è parso ancora immaturo. L’apparizione nel finale, di Leris si accoppia a quella dello stesso La Gumina: certe partite primaverili hanno anche lo scopo di mettere in vetrina giocatori scarsamente impiegati e in cerca di estimatori, magari nella categoria inferiore.

Di sicuro, almeno in certe scelte, si nota che Sir Claudio sta lavorando per il futuro, a costo di perdere qualcosa nel presente. Anche questo è un segnale inviato alla società nella prospettiva di un nuovo matrimonio. Il mister ha già ricevuto il… nulla Osti da parte della direzione sportiva e ha pure capito che il Viperetta lo accoglierebbe a braccia aperte se il tecnico accettasse – come pare – di concedergli uno sconto nell’ingaggio.

L’ultimo scoglio riguarda i programmi sportivi, e qui la cautela dell’allenatore è giustificata. Alla soglia dei 70 anni, con un conto in banca già pingue e la passione come primario motore, lui non intende esporsi a figuracce, sicché prima della fatidica firma intende ottenere rassicurazioni riguardo alla competitività dell’organico o, perlomeno, alla sintonia tra il valore della squadra e gli obiettivi sbandierati dal club. Il “nodo” sarà sciolto a breve giro di posta.

PIERLUIGI GAMBINO

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