Sampdoria, l’Emilia è terra amara: 0-1

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La Sampdoria cade a Reggio Emilia contro il Sassuolo e accantona le residue speranze di scalare ulteriormente la classifica.

Nella squadra di casa, che gioca con il lutto al braccio per la scomparsa del Vice Presidente Sergio Sassi, De Zerbi sperimenta soluzioni nuove, schierando un inconsueto 3-5-2 che vede Marlon centrale difensivo leggermente davanti a Chiriches e Ferrari, con un corposo centrocampo dove Lopez e Locatelli hanno il compito di inventare gioco, il mobilissimo Traorè di rifinirlo e gli esterni Toljan e Kyriakopoulos di innescare le punte Berardi e Defrel.

Ranieri risponde con un 4-3-1-2 dove – al di sopra del consueto quartetto difensivo (con Yoshida preferito a Tonelli) – Candreva e Jankto agiscono ai lati di Thorsby, con Silva – buon protagonista a Crotone – in panchina, e Damsgaard alle spalle di Gabbiadini e Keita, con Quagliarella rimasto a casa insieme a Ramirez e Torregrossa per un risentimento muscolare.

L’inizio è su buoni ritmi: già al 3’ Berardi prova al volo su azione d’angolo, ma trova la risposta di Audero, e sul ribaltamento di fronte Candreva fa tutto da solo e tutto per il meglio tranne il tiro, centrale e fiacco, con Gabbiadini che potrebbe metterci il piede ma non ha il riflesso giusto.

Nella fase iniziale i biancocerchiati si fanno preferire, mentre la squadra di casa sembra piuttosto confusa. Al 12’ una nitida occasione da gol viene confezionata sull’asse Candreva – Gabbiadini, che rimette al centro da destra – posizione tenuta con efficacia mercoledì sera allo “Scida” – per Keita, la cui girata diventa un assist per Jankto sul palo opposto. Il boemo, in scivolata e da posizione molto defilata, colpisce il palo esterno della porta di Consigli.

Ancora Doria al quarto d’ora: uno schema su punizione porta al tiro Candreva su sponda di Colley, ma Chiriches spazza a Consigli impalato.

Nella squadra di casa parte con grande vivacità Traorè, che al 16’ si accentra e ci prova di destro, mancando il bersaglio.

Al 23’ Jankto è autore di una pregevole transizione, ma poi è troppo egoista, provando una finalizzazione smozzicata con il sinistro.

Al 26’ è di nuovo Traorè a procurarsi un’opportunità, ma la sua rete viene annullata senza troppe discussioni per un’evidente posizione irregolare dell’ex empolese.

Nella Sampdoria Candreva funge da regista e uomo ovunque: gioca un numero considerevole di palloni, spesso con buona intuizione, ed è talmente in confidenza da tentare al 31’ una conclusione da fermo praticamente da casa sua. La mira è eccellente, la potenza no, e Consigli può disinnescare.

La Sampdoria sembra meglio disposta della squadra di casa, con Keita che lotta con ardore su ogni palla e crea sovente situazioni di superiorità numerica nella metà campo avversaria. L’unico a non trovare la posizione sembra essere Damsgaard, che fa arrabbiare Ranieri in chiusura di frazione, così come sul fronte opposto Toljan, poco considerato e sovrastato costantemente da Augello, insieme a Bereszynski – capitano di giornata – tra i migliori.

Proprio sull’ultima azione del primo tempo la Sampdoria spreca una buona occasione: Keita va ancora una volta via agli avversari e appoggia per Damsgaard, murato, quando sarebbe stato preferibile andare da Gabbiadini a sinistra, più libero di tirare del maghetto danese.

De Zerbi non è affatto contento della prestazione dei suoi, e dopo l’intervallo torna al 4-2-3-1, inserendo Boga al posto di uno svagato Marlon.

Il nuovo entrato ci prova subito da lontano, chiamando Audero ad una facile parata, e poi ancora al 12’, servendo Berardi contrastato in corner da Yoshida. Il giapponese si ripete sull’azione successiva, rifugiandosi ancora in calcio d’angolo, sul quale prova Chiriches senza fortuna.

Nuovamente Boga protagonista al 16’: grande slalom palla al piede dopo una lunga fuga, ma tiro senza energia, a fare il solletico ad Audero.

Il primo squillo doriano è ancora merito di Keita, che va via per linee centrali e prova il colpo di interno destro a giro. La palla non si abbassa come dovrebbe e termina abbastanza lontana dai pali di Consigli.

De Zerbi, indiavolato per una partita fino a quel momento al di sotto delle aspettative, cambia ancora, sostituendo i due esterni, Toljan e Kyriakopoulos, con Muldur e Rogerio, mentre uno stanco Gabbiadini lascia il posto a La Gumina.

Il Sassuolo cresce, e soprattutto salgono in cattedra Berardi e Locatelli, che nel primo tempo – insieme a Lopez – si accendevano e si spegnevano come le luci di un passaggio a livello, e la Sampdoria, nel frattempo tornata ad un più conservativo 4-4-2, inizia a faticare.

Al 23’ Berardi mette una gran palla in area che avrebbe meritato maggiore fortuna, e un minuto più tardi realizza il gol decisivo. Su una palla in area il capitano neroverde colpisce di testa anticipando Colley, che fortuitamente alza il pallone sempre di testa. Berardi, spalle alla porta, si inventa una rovesciata da fermo che, da pochi passi, non lascia scampo ad Audero.

Vantaggio un po’ largo per la squadra di casa, e per giunta abbastanza fortunoso, ma non certo illegittimo, soprattutto perché, almeno nell’immediato, al Doria non riesce una reazione adeguata, anche per via delle poche alternative a disposizione di Ranieri, considerando che Candreva e Keita appaiono in debito di ossigeno dopo una buonissima prima parte abbondante di gara.

Il Sassuolo, così, riesce ad amministrare senza grandi patemi il gioco, ed anzi nel finale – anche grazie all’avvicendamento di ex blucerchiati tra un impalpabile Defrel e un ben più pratico Obiang – sembra avere più benzina di un Doria che prova a cambiare qualcosa – dentro Leris ed Askildsen, nel complesso migliore l’impatto del primo – ma senza esiti degni di nota.

Almeno fino agli ultimi minuti, quando il Doria ha una grande occasione su azione d’angolo, nel corso della quale nessuno riesce a spingere in porta un pallone che danza beffardamente nell’area neroverde fino ad un rinvio tanto raffazzonato quanto fondamentale di Chiriches, e reclama un rigore – che non c’è, e infatti l’esordiente arbitro Gariglio di Pinerolo (buona la sua direzione, zero cartellini in campo, un rosso ad un componente della panchina doriana nel convulso finale) – su una bella girata di La Gumina, che non si è mosso male, ha difeso bene diversi palloni, ma non ha saputo trovare il guizzo giusto.

Il Sassuolo conquista così la sua quarta vittoria consecutiva e alimenta il sogno dell’ingresso in Europa, mentre la Sampdoria, che non ha giocato una brutta partita, ritrova la sconfitta esterna ancora una volta in terra emiliana, dopo la battuta di arresto di Bologna di inizio marzo.

Se dobbiamo trovare un difetto alla prestazione blucerchiata, è quello di non aver continuato a gioco lungo a pressare sui portatori di palla neroverdi, troppo inclini all’arabesco e quindi poco concreti. Ma va detto che nella ripresa molti dei migliori interpreti sono apparsi stanchi, e – come già detto – altre frecce nella faretra Ranieri non ne aveva, eccezion fatta forse per Verre.

A 42 punti, però, certe sconfitte – pur non del tutto meritate – sembrano comunque meno dolorose.

 

Sassuolo (3-5-2): Consigli 6; Chiriches 6,5, Marlon 5 (46’ Boga 6,5), Ferrari 6; Toljan 5,5 (62’ Muldur 6), Lopez 6, Locatelli 6,5, Traorè 6, Kyriakopoulos 6 (62’ Rogerio 6); Berardi 7 (86’ Magnanelli n.g.), Defrel 5 (78’ Obiang 6). All. De Zerbi.

 

Sampdoria (4-3-1-2): Audero 6,5; Bereszynski 6, Yoshida 6,5, Colley 5,5, Augello 6,5; Candreva 6,5 Thorsby 6, Jankto 5,5 (79’ Leris n.g.);  Damsgaard 5,5 (79’ Askildsen n.g.); Gabbiadini 6 (64’ La Gumina 6), Keita 6,5 All. Ranieri.

 

Arbitro: Gariglio 6,5

 

Nessun ammonito.

 

Calci d’angolo 8-3

 

Recupero: 0’ e 4’

Giuseppe Viscardi

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