Salvezza rimessa in discussione per Genoa e Spezia, tanti nodi da sciogliere per Ballardini

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Improvvisamente, come folgorati sulla via di Damasco, in casa Genoa si sono tutti accorti di aver fatto i conti senza l’oste e che aver solo pareggiato a Marassi contro Fiorentina e Benevento non è stato un doppio risultato così rassicurante. Il risveglio dal sogno di una salvezza comoda e anticipata è stato brusco: ora a Pegli e dintorni si fanno calcoli di ogni tipo e si scopre che il calendario delle ultime sei partite è altamente pericoloso se rapportato a quello delle avversarie dirette, assai più tranquillizzante. Ci si era illusi di ipotecare un viaggio in Sardegna, nell’ultimo capitolo stagionale, con l’obiettivo già in tasca ed invece l’accelerata perentoria del Cagliari ha complicato tremendamente le cose.

Come uscirne? Intanto battendo lo Spezia in un derby che – classifica e prossimi turni alla mano – ha tutte le sembianze di un drammatico spareggio. Le due “cugine”, a rigor di logica, sono messe tutte male e forse rischiano più di tutte le altre pericolanti una discesa agl’inferi che un mese fa appariva un epilogo remoto, pressoché improponibile.

Neppure il successo sugli aquilotti regalerebbe garanzie, figuriamoci se non maturasse. Stavolta, con la quota salvezza salita ormai oltre quota 38, non ci sono alternative. Il problema è come strutturare un undici in grado di imporsi, senza potersi accontentare di un altro risultato. La sola carta a favore è costituita dall’abituale atteggiamento dei bianchi, che con qualsiasi antagonista attaccano all’arma bianca, spingono per segnare un gol in più e non per subirne uno in meno e, così facendo, sguarniscono le retrovie. Peggio sarebbe stato per il centrocampo genoano, notoriamente il più lento e macchinoso della categoria, dover affrontare una formazione chiusa e difensivamente organizzata. È scontato che lo Spezia, in retrovia è carente come reparto e anche come individualità, concederà parecchie chances: guai a non sfruttarle. L’Inter, nel turno infrasettimanale, ha bombardato letteralmente gli spezzini, centrando due pali, vedendosi annullare due gol per fuorigioco infinitesimali ed esaltando il portiere aquilotto Provedel: poteva finire 6-7 a 1 ed invece il match ha corroborato le chances salvezza degli uomini di Italiano. L’auspicio del clan rossoblù è che i “cugini” restituiscano almeno parte della fortuna loro alleata nelle ultime esibizioni. Di sicuro non ci si può aspettare uno Spezia arrendevole, come dimostrato da certi risultati agguantati all’ultimo palpito, ma se non si vincono certi match sarebbe giusto trarre le più nere conclusioni.

Zio Balla sa che il suo Genoa non è più quello che lui stesso seppe raddrizzare giusto mezzo campionato fa, quando cominciò il suo ennesimo mandato. Parecchi elementi sono stanchi ed appannati: in primis i difensori e qualche centrocampista. In più va affrontata la defezione dello squalificato Radovanovic, che mercoledì ne ha combinate di ogni, ma nel ruolo di centrale dei centrali – col compito di avviare l’azione da dietro – non ha rimpiazzi adeguati in organico. Il solo che possa surrogarlo è quello Zapata di cui si è ormai dimenticata l’ultima apparizione in campo. Una sostituzione forzata che crea più di un’apprensione ma non dovrà assolutamente condizionare la condotta della squadra: mai come stavolta occorrerà assumersi qualche rischio difensivo in più pur di aggiudicarsi i tre punti.

Delicata è anche qualche scelta negli altri settori. È probabile che Balla ricorra all’eclettico Cassata, riapparso a San Siro dopo un’annosa assenza, ma dove collocarlo? Teoricamente sulla fascia sinistra, dove è in ballottaggio con Czyborra più che con Biraschi, limitato in fase di spinta e dunque inadatto a certi contesti. Basilare sarà riportare Zappacosta, il miglior bue della stalla genoana, sulla destra, dove può offrire il rendimento ottimale.

Tornando a Cassata ecco che potrebbe toccargli in alternativa un posto più confacente alle sue caratteristiche, in zona mediana, affiancato a Badelj e Strootman, con l’esclusione di uno Zajc diligente finché si vuole ma mai incisivo e corposo.

Non è da fallire, infine, la composizione del duo d’attacco. Destro, il bomber più prolifico, sarà certamente in campo, ma chi sarà il suo partner? Improbabile che tocchi a Pandev, mattatore nel turno infrasettimanale: a quasi 38 anni chiedergli un secondo sforzo dal primo minuto è più che un azzardo. Logica suggerirebbe il ricorso a Scamacca, che almeno si batte con ardore e può sfruttare su tutto il fronte offensivo la sua notevole fisicità. Francamente, in una gara “dentro o fuori”, affidarsi ancora a Pjaca o a Shomurodov, da tempo inconcludenti, sarebbe un autogol bell’e buono.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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