Spezia da Super League, tiene testa all’Inter prima della classe: 1-1

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Il sogno Spezia in Serie A avrebbe dovuto durare quanto è effettivamente perdurato l’incubo Super League, che invece avrebbe dovuto definire il mondo del pallone per il prossimo millennio. La piramide del calcio disegnata da Agnelli e Florentino Perez è invece crollata prima ancora di poggiare la prima pietra, mentre gli Aquilotti non ancora salvi hanno comunque dimostrato una volta di più che le piccole realtà non solo hanno tutto il diritto di esistere, ma possono tranquillamente competere con le grandi, se dalla loro hanno coraggio e organizzazione.
Italiano con le nobili e con le provinciali fa indossare alla sua bella creatura sempre il medesimo abito, spavaldo ma pragmatico, il 4-3-3, dove cambiano solo gli elementi che lo ornano: davanti a Provedel vengono allineati da destra a sinistra Ferrer, Terzi, Ismajli, Marchizza, quindi Estevez, Ricci e Maggiore in mediana, Piccoli rimpiazza l’acciaccato Nzola con Farias e Agudelo a supporto.
3-5-2 per l’Inter di Conte che vuole riprendere la marcia verso lo scudetto che sembrava inesorabile prima del pareggio col Napoli. I tre corazzieri attorno ad Handanovic sono Bastoni, De Vrij e Skriniar, ai lati Perisic e Hakimi, in mezzo Eriksen, Brozovic, Barella, mentre Lautaro e Lukaku la devastante coppia d’attacco che sta facendo le fortune della prima della classe.
Gli ospiti prendono subito il controllo del gioco, con gli Aquilotti che chiudono ordinatamente gli spazi e a loro volta ne cercano per ripartire. Quando si affacciano nella metà campo dei più titolati avversari provano a manovrare con calma.
L’equilibrio lo spezza un siluro e una potente dimostrazione di volontà di Farias, al 12’, che riceve palla al limite sinistro, guadagna un poco di spazio per accentrarsi e poi conclude in porta, fiammata poco angolata ma folgorante, su cui Handanovic pur toccandola non riesce ad opporsi e s’infila nell’angolo destro.
L’atmosfera nello stadio, seppur vuoto, s’incendia, dev’essersi sentito echeggiare l’urlo di gioia da tutta la città, sino al Golfo dei Poeti e delle Cinque Terre. In compenso i nerazzurri possono sentire forte e chiaro le furiose grida del loro mister. È la miccia che fa esplodere definitivamente il match.
I 10 minuti seguenti sono una serie di cross e traversoni per le torri d’assedio Lukaku e Lautaro, sugli sviluppi di un angolo l’argentino arpiona il pallone e batte a rete, a lato di poco.
Lo Spezia si difende con metodo e determinazione, tra le loro maglie non si passa né con la forza né con l’astuzia. Capolista in difficoltà. Si attesta sulla trequarti dei bianchi, ma da cotanto dominio territoriale non riesce a far fruttare niente sino al 39’, quando Perisic pareggia con abilità e un pizzico di fortuna: cross dalla destra di Hakimi, piazza la zampata ma tra il suo marcatore e Provedel che smorzano la conclusione il pallone giunge debole sballottato sino alla linea di porta, da dove però il croato può infilare con agio. Disperato e un po’ goffo il tentativo di recupero di Provedel.

L’Inter si getta in avanti nel tentativo di sfruttare il momento prima dell’intervallo, ma non riesce a creare occasioni nitide.
La ripresa, oltre che col cambio Ferrer-Vignali, si apre con il primo dei grandi tentativi meneghini di portare a casa l’intera posta: grande azione di Lautaro sulla destra, agile e vigoroso come un vero Torello, conclusione sul primo palo, Provedel risponde come riesce e devia sul montante.
Sulla medesima falsariga l’eccitante ripresa: lo Spezia ci mette il cuore nel resistere, l’Inter nell’attaccare.
AL 59’ Lukaku non riesce a impattare da due passi un delizioso invito di Perisic, al 66’ è proprio quest’ultimo a non inquadrare la porta su un traversone di Barella che attraversa tutta l’area, al 68’ Lukaku intercetta un retropassaggio di Ismajli e si proietta in area, ma Provedel è bravissimo a chiudere in uscita. In mezzo al vortice di occasioni Italiano mette nella mischia Galabinov per un Piccoli troppo poco rifornito per essere pericoloso.
Al 76’ Skriniar non riesca a darci con sufficiente forza da pochi passi su una mischia scaturita da una punizione battuta da Alexis Sanchez, degno rimpiazzo del pimpante Perisic. Quindi gli accesissimi ultimi 10 minuti, aperti da un gran sinistro dal limite di Lautaro che si stampa sul palo.
Ai minuti 85’ e 87’ annullati due gol alla coppia Lukako-Lautaro, entrambi per fuorigioco: il primo per quello di Hakimi che, fuggito troppo presto, aveva piazzato il cross dalla destra, laddove era fuggito; il secondo invece per posizione in offside direttamente del marcatore, troppo lesto nel servirlo Alexis Sanchez nel battere una punizione a sorpresa.
È l’ultima emozione, l’assalto finale della capolista non produce nulla di realmente pericoloso. Il triplice fischio le regala un brutto ma utile punto in più rispetto al Milan, per lo Spezia invece non è solo preziosissimo, ma è anche l’ennesimo bel capitolo della gestione Italiano. Una fiaba che se ancora non lascia dormire sonni del tutto tranquilli in chiave salvezza, lascia credere in un sogno senza fine in riva al Golfo dei Poeti.
Federico Burlando

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