Per Ballardini dubbi dappertutto, ma il Grifo contro il Milan può tentare l’impresa

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“Giochiamo sempre per vincere”. La classifica frase che è una foglia di fico dietro la quale si nascondono calcoli di ogni genere. Davide Ballardini non è così sprovveduto dall’ignorare che il Milan, prossimo avversario in un incandescente launch match, è più abbordabile della Juventus, come dimostrato dai due ultimi mesi dei rossoneri senza successi casalinghi. Ma è altrettanto consapevole che più agevoli e importanti siano i successivi match marassini di fronte alle matricole Benevento e Spezia, avversarie dirette.

Occorre dunque giocarsi le proprie carte a San Siro ma senza compromettere il futuro e tenendo conto dei tre impegni in una settimana. Da qui sorge il suggerimento a non rischiare in questo primo incontro un punto di forza come Zappacosta, il cui infortunio è rientrato subito ma non senza lasciare un velo di giustificata apprensione. Il problema è che la mancanza dell’ex romanista si andrà ad aggiungere alla squalifica di Criscito e al dubbio sulla disponibilità a pieno regime del fresco ristabilito Czyborra.

C’è insomma la prospettiva di esibire una fascia sinistra assolutamente inedita o – in caso di ritorno del giovane tedesco – non propriamente tranquillizzante. In terza linea ruolo e posizione del capitano saranno rilevati dal duttile Masiello, che a propria volta lascerebbe il centrodestra a Goldaniga, pur sempre rimpiazzo affidabile. Più problematica la situazione sugli esterni, dove – comunque – non mancano due elementi sufficientemente collaudati: il proteiforme Biraschi e Ghiglione. Il guaio è che uno di loro dovrebbe adattarsi a sinistra, snaturandosi. Meno probabile l’ipotesi che dal cilindro del Balla esca il nome di Melegoni, un altro baby che sinora ha tradito le attese.

In mezzo al campo la coppia Badelj-Strootman, ricomposta dopo la squalifica dell’olandese, è in grado di imbrigliare la manovra del Diavolo, basata su elementi non troppo navigati, ma è necessario che il terzo centrale non fallisca la prova. Già, chi scegliere per queto compito? Tra “nonno” Behrami, il 19enne Rovella, il diffidato (e scarsamente ispirato) Zajc e il risorto Cassata, su chi puntare? L’ultimo citato fu determinante l’anno scorso per espugnare il Meazza nel momento migliore del Genoa di Nicola, ed è inutile forse ribadire che la sua lunghissima scomparsa dai radar genoani sia stata pesantissima, ma prima di rilanciarlo dal primo minuto occorre qualche riflessione in più.

Zio Balla dovrà anche meditare sull’individuazione de partner di Scamacca, le cui condizioni di forma scoppiettanti lo indicano come sicuro titolare. Il ventaglio di opzioni è ampio, ma nessuna appare del tutto convincente: Pandev è appannato e concentrato soprattutto sull’Europeo, Pjaca pecca di mancanza di concretezza, Shomurodov è da tempo trascurato. Gira che ti rigira, il favorito è Destro, che è centravanti puro, e pazienza la sua presenza obbligherebbe Scamacca ad agire più lontano dalla porta.

Sciolti in qualche modo i nodi suddescritti, il match – vale sottolinearlo – risultato tutt’altro che proibitivo. Il Milan mastica un football più tecnico che fisico, fatica contro le difese schierate ed organizzate (e quella genoana appartiene al novero) e potrebbe accusare la mancanza di uno sfondatore come Ibrahimovic e i ritardi di forma del suo sostituto naturale Mazdukic, Il vero pericolo risiede negli uno-due e nelle combinazioni a tre, palla a terra, che i trequartisti rossoneri producono spesso al limite dell’area, ma la densità di un Grifone arroccato davanti a Perin può essere un effiace antidoto. Ultima avvertenza: attenti a non concedere praterie ad Hernandez e Leao, che saprebbero come capitalizzarle.

Il Genoa non è provvisto di contropiedisti autentici, ma quando si distende con le sue manovre geometriche può cogliere di sorpresa una squadra tendente a sbilanciarsi in avanti. E qui si torna all’origine: tocca ai due califfi di centrocampo indicare la strada ai compagni.

PIERLUIGI GAMBINO 

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