Nonostante il gemellaggio, stadio Samp spesso ostico agli amici di Verona

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Il Verona ha vinto solo una volta a Marassi a livello di massima serie, era il penultimo giorno dell’anno 1972 quando la Sampdoria, che la vigilia di Natale era riuscita a vincere la sua prima partita stagionale contro il Bologna, cadde in casa contro gli scaligeri a segno con Mazzanti, con il calcio di rigore del possibile pari fallito da Giancarlo Salvi nel finale.

Partite spesso vincenti quelle contro i veronesi, i “butei”, con il grande e solido rapporto di gemellaggio che lega le due tifoserie, lo scorso 8 marzo si giocò la prima partita a porte chiuse, prima del lockdown, ed una doppietta nell’ultimo quarto d’ora di Quagliarella fu fondamentale per regalare una vittoria pesantissima prima della lunga sosta dovuta al covid, con la squadra di Juric in vantaggio con Zaccagni e dominatrice della scena nella prima ora di gara.

Il nastro si avvolge e ci porta agli anni sessanta , ad una di quelle partite che sono pietre miliari nella storia blucerchiata, una rimonta nel fango dei ragazzi di Fulvio Bernardini dopo che nel primo tempo Traspedini, lungo e filiforme centravanti che militò anche nel Genoa ed ancora Mazzanti portarono avanti gli scaligeri prima della straordinaria rimonta firmata nella ripresa da tre giocatori che sono nel cuore dei tifosi più attempati, Ermanno “Bisontino” Cristin, Guidone Vincenzi e Mario Frustalupi.

Nel novembre 1970 tre reti di “Tato” Sabadini, terzino d’attacco che poi approdò al Milan ed in Nazionale ed i gemelli dell’epoca Salvi e Cristin tra il 59’ ed il 70’ regalarono un rotondo successo a quell’undici che i tifosi della Sud recitavano a memoria: Battara, Sabadini, Sabatini, Corni, Spanio, Lippi, Salvi, Lodetti, Cristin, Suarez, Fotia…. Ed ancora il compianto “bisontino” fu l’autore della stoccata nel campionato successivo.

Un altro scontro vietato ai deboli di cuore che ci fece trepidare fu quello del marzo 1974, era l’anno del meno tre, in cui la squadra guidata da Vincenzi partì con la penalizzazione in classifica ed a quel punto della stagione le speranze di salvezza erano davvero ridotte al lumicino, l’incornata di Nello Santin al novantesimo fece esplodere come un tappo la Sud, dopo le reti di Badiani ed il pari su rigore di Maddé, una vittoria che permise ai blucerchiati di agganciare all’ultimo posto proprio i veneti ed il Genoa, vincente quel giorno a Cagliari. Tra i gialloblù il pericolo numero uno era Gianfranco Zigoni, funambolico attaccante che quel giorno venne francobollato proprio da Santin che realizzò poi quel gol importantissimo, un difensore arrivato dal Milan che rimase nel cuore dei tifosi doriani per la sua tecnica e capacità agonistica e che poi vinse lo scudetto nel Torino allenato da Radice. Quell’anno la Samp arrivò penultima lasciando il Genoa sull’ultimo gradino e si salvò grazie alle penalizzazioni comminate a Foggia e Verona per illecito sportivo.

E non dimentichiamo quella partita del marzo 1976, la Samp non andava in gol da cinquecento minuti e nella ripresa, dopo una clamorosa traversa colta da Busatta con Cacciatori vanamente lanciatosi in volo, prima Rossinelli con un sinistro da fuori sporcato da un difensore e poi Marcello Lippi in proiezione offensiva regalarono due punti d’oro alla formazione guidata da Bersellini mentre sulla panchina ospite sedeva Ferruccio Valcareggi, ex c.t. della Nazionale vice campione del mondo a Messico 1970.

Il Verona a Genova fu anche uno dei rari giorni di vera gloria di Carlo Bresciani, il mitico “Biscia gol”, un attaccante dalle grandi prospettive arrivato da Firenze, troppo bello per giocare a calcio come sosteneva qualche critico dell’epoca: quel pomeriggio di sole nell’ottobre 1976 l’attaccante di Forte dei Marmi segnò due reti nei primi cinque minuti, la prima con la specialità della casa, il colpo di testa, la seconda con una splendida girata al volo che fece esplodere la Sud, prima del rigore che nella ripresa cristallizzò quella rotonda vittoria in una stagione che alla fine portò alla retrocessione dopo undici anni.

Trascorsero alcuni anni di cadetteria, sia per liguri che per veneti ed il ricordo del match del 31 marzo 1985 è invece riferito a due formazioni che lottavano per i piani alti, con la formidabile squadra allenata da Osvaldo Bagnoli , il “mago della Bovisa”, che con il pari di quel pomeriggio mise un tassello importantissimo sulla strada per lo scudetto che arriverà a maggio: Marassi era quello dei giorni migliori, con quasi 50000 sugli spalti e l’intera gradinata Nord invasa dalle bandiere gialloblù, in avvio l’attaccante tascabile “Nanu” Galderisi lasciò sul posto un certo Vierchowod ed infilò Bordon in diagonale prima del pari con il sinistro da fuori su punizione di Renica, che infilò Garella nell’angolo basso alla sua destra.

                                                                                                        MARCO FERRERA   

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