Al Genoa per la tranquillità mancano 6 punti e Zappacosta, crisi sulla fascia sinistra

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“Tranquillità vigile”: definiamolo così, con un’espressione un po’ forzata, lo stato d’animo del clan genoano dopo le risultanze del turno numero 30. Francamente, manifestare una chiara preoccupazione con dieci punti di vantaggio rispetto alla zona baratro appare una follia, ma altre riflessioni invitano a sospendere i giudizi e le previsioni legati al verdetto stagionale. L’aritmetica, difficilmente confutabile, invita alla fiducia: per colmare lo svantaggio, il Cagliari dovrebbe procedere quasi a ritmo scudetto. Preconizzando la quota salvezza a 38 punti, ecco che i sardi avrebbero bisogno di incamerarne 16 su 24: impresa non impossibile ma titanica, in tutto somigliante a quella realizzata in tempi non così remoti dal Crotone di Nicola.

I pessimisti di casa Genoa iniziano a pensare che, se il prossimo turno avesse una logica, con la banda del Balla a San Siro col Milan e gli isolani opposti in casa al quasi rassegnato Parma, il vantaggio scenderebbe a sole sette lunghezze e, ipotizzando (sempre per vedere tutto nero) la sconfitta nello scontro diretto in terra sarda nel finale di campionato, ecco che il margine attivo restante sarebbe abbastanza risicato.

Gira che ti rigira, al Grifone occorrono sei punti per scacciare i fantasmi: obiettivo senz’altro alla portata, ma a patto di non incorrere in ulteriori cali di prestazione e di sfruttare a dovere le due imminenti gare casalinghe contro le matricole Benevento e Spezia. Occorrono da qui a metà maggio due successi pieni o una vittoria e tre pareggi per sfangarla: impresa non proibitiva per una squadra in salute, ma – appunto – qual è lo stato dell’arte a Pegli e dintorni? Non c’è aria di crisi e, anzi, i venti minuti iniziali della ripresa disputati a Torino confermano che la squadra sa anche manovrare decentemente e creare qualche opportunità di segnatura, ma qualche scricchiolio si è ugualmente avvertito. La difesa, per mesi una Maginot incrollabile, non è più così salda e concede troppe opportunità agli avversari: il timore è che parecchi dei suoi componenti inizino ad avvertire il peso degli anni ed abbiano perso condizione. In avanti Destro e Scamacca stanno garantendo un accettabile bottino, ma i loro compagni continuano a latitare terribilmente e trovare una terza bocca da fuoco è un’impresaccia.

La principale fonte di preoccupazione però è un’altra: l’infortunio muscolare occorso a Zappacosta, il solo rossoblù che abbia dimostrato di poter fare la differenza. Durante la gestione Maran la sua lunga assenza ha gettato nel buio l’intera squadra, incapace di rendersi pericolosa, mancando un elemento in grado di forzare le giocate, propiziare le superiorità numeriche, arrecare autentiche insidie alla terza linea avversaria. Il solo innesto di Strootman sul mercato invernale ha infatti risolto parecchi problemi, in primis la carenza di organizzazione complessiva e di personalità, ma non certo la mancanza di qualità e di atletismo nella metà campo rivale. La sola pallida speranza è data dal possibile recupero di Cassata, che si presume guarito dalla ricaduta del prolungato infortunio. A meno che Zajc, Pjaca e Shomurodov non inizino ad uscire dal tunnel in cui sono finiti da tempo immemore.

Lo stop di Zappacosta va ad affiancarsi, in vista del prossimo match, alle assenze sicure di Czyborra, Pellegrini e Criscito, altri inquilini della fascia sinistra, e solo il capitano, semplicemente squalificato per un turno, tornerà presto disponibile. Un bel rebus identificare sostituti funzionali per occupare il corridoio esterno.

PIERLUIGI GAMBINO

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