All’asta la maglia di Destro, il lato più umano di un Ercole

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In fondo agli Antichi Miti c’è sempre almeno un baluginio di verità. La primissima fatica di Eracle ad esempio ci informa che un tempo si potevano trovare i leoni in Europa, in Grecia. Il più tremendo di tutti era quello di Nemea, a sud di Corinto, che se ne stava tranquillo nella sua tana la maggior parte del tempo, ma quando andava a caccia faceva strage di interi villaggi, rapidissimo nonostante la mole. La sua pellaccia era inscalfibile a tutto ciò che gli si buttava addosso. Il furbo figlio di Zeus capì che l’unico modo per vincerlo era stringerlo alla gola. Mattia Destro con i capelli scarmigliati la barba nera e incolta sembra un po’ Ercole; e pure con la sua attitudine a miscelare astuzia e forza per realizzare le sue faticose imprese, quelle che gli Aedi degli Stadi chiamano gol. Tuttavia, col suo essere invulnerabile a quanto nella vita gli si abbatte sulle spalle ricorda più il celebre felino.

È stato prima, alle giovanili dell’Inter e al primo anno in A da 19nne al Genoa, una grande promessa tutta da realizzare, poi un boom, quindi un bomber pazzesco ma prono all’infortunio, un lusso alla Roma, un bidone al Bologna, un resuscitato, un centravanti finito e ora a 30 anni grazie a Ballardini nuovamente un redivivo. Calcisticamente è alla sua quarta o quinta vita, ed è una vera impresa: arrivare ai vertici è certamente un’impresa, rimettersi in piedi dopo essere caduto da tali vertigini lo è ancora di più, merita di essere definita eroica. Quelli sovraumani fisicamente soprannaturali e naturalmente infallibili sono infatti i supereroi, gli eroi si contraddistinguono invece per la capacità di spingersi oltre i limiti impostogli dal fato.

Mattia Destro è figlio d’arte, suo padre è stato un onesto terzino e ad Ascoli e una piccola leggenda, avendo disputato ben quattro stagioni di Serie A con i Picchi. È infatti nella loro Primavera che muove i primissimi passi. A parte il metro e 82 però non sembra avere le stigmate del calciatore. Più dinoccolato cha statuario, tecnica completa per un centravanti ma limitata, energico ma non particolarmente atletico. Sin da subito deve far parlare il campo: come lo metti davanti al portiere, trova la via del gol. Ne segna a raffiche coi Picchi delle Marche, e su di lui piomba l’Inter.

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Balotelli-Destro diventa la coppia terribile dei campionati Under, ovunque passino loro tremano le porte. Arrivano scudetti Giovanissimi e Allievi, trofeo di Viareggio, e, finalmente, il bollino di predestinato. A 18 anni il Genoa investe tantissimo su di lui in uno dei tanti contorti giri di affari con i nerazzurri, circa 5 milioni di € tra riscatti e controriscatti, col Vecchio Balordo trova il gol alla prima partita in carriera e di Serie A, alla prima in casa. Più prime che a Broadway.

Come vice Toni, trova tanto spazio per uno della sua età, 16 presenze, anche se da gennaio proprio l’uomo che sarà l’artefice della sua rinascita, Davide Ballardini, gli preferisce Palacio e Floro Flores, quindi pure Paloschi e Boselli.

Viene girato in prestito al Siena, con obbligo di riscatto della metà del cartellino, una delle ultime carriere su cui si abbatte la piaga delle comproprietà e una delle poche che abbiano finito per favorire. 12 gol in 30 match, quasi uno ogni 2, in una squadra che lotta per non retrocedere. Prandelli gli preferisce il vecchio compagno Balotelli, ma resta la punta di diamante dell’intero movimento tricolore. Infatti è nella lista dei preconvocati per l’Europeo del 2012 ed esordisce in azzurro contro l’Inghilterra nell’agosto successivo alla rassegna.

Se lo contendono tutte le big d’Italia, e dopo una lunghissima trattativa con Genoa e Siena la spunta la Roma. Il primo biennio è segnato dagli infortuni, ma anche da medie realizzative pazzesche rispetto ai minuti giocati.

Nel 2014 ne piazza una ogni 93’ di gioco, dopo che non giocava praticamente da un anno, dal gennaio 2013 per un infortunio al menisco. Totale: 13 in 20 partite. Al tredicesimo sigillo nella stagione ha una media realizzativa inferiore solo a Messi e ad Aguero, s’invoca la sua convocazione come vice Balotelli in alternativa a Gilardino per i Mondiali in Brasile. Prandelli non convocherà nessuno dei 2 e sarà una disfatta, premessa della disfatta generazionale con la Svezia nel 2017. Per allora Destro ha già vissuto metà delle sue numerose vite sportive.

Già prima dell’apice della sua gloria aveva conosciuto gli sberleffi per le crisi di forma, gli infortuni e il fisico sempre più pingue. I mai tolleranti supporter della Capitale si erano costretti a cambiare idea più volte su questo centravanti atipico eppure caratteristico, quasi pittoresco, poco convincente allo sguardo e molto efficace in campo, quando gli infortuni gli danno tregua. Il suo status oscilla tra perfetto capro espiatorio per le mancate soddisfazioni della Roma di Garcia a uomo della salvezza. Il terzo anno si conclude a gennaio, la Città Eterna non ha pazienza per lui e lo manda in prestito con diritto di riscatto al Milan, un Diavolo impelagato in uno dei suoi decenni più nero grami e meno rosso vittoria della sua Storia. Tra le due compagini e tanti spezzoni assembla 8 marcature in 31 apparizioni, non si scioglie il dubbio sul suo reale valore.

Prova a farlo con la delicatezza di Alessandro con quello di Gordio lo zio dell’America Canadese dalle grandi ambizioni, Joey Saputo, che sogna per i felsinei una nuova «Squadra che tremare il mondo fa». Vengono sborsati dieci milioni per Destro, l’acquisto simbolo del rilancio nel firmamento degli Emiliani. Ma le costellazioni, e più di tutte quella del Leone, sono ancora distanti. Il Bologna non riesce a librarsi dalla lotta per non retrocedere, e un paio di anni va davvero vicino alla B. Destro parte malissimo, si riprende sotto Natale e procede a fasi alterne, come è sempre stata la sua carriera. Maestro nel dare un destino in porta ai palloni vaganti quasi per caso, vede il pallone giocare con lui allo stesso modo, elevandolo o abbattendolo a seconda dei suoi capricci.

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Finisce in una zona grigia, in cui i suoi numeri sono semplicemente non sufficienti a valergli la maglia da titolare, e sempre più spesso nemmeno l’ingresso in campo. Da emblema di rinascita gli si torna ad addossare tutte le speranze tradite di un progetto fallito, i tifosi felsinei non vedono l’ora di liberarsi del suo pesantissimo ingaggio e persino della sua presenza, percepita come ingombrante in tutti i sensi. Viene sganciato per gli ultimi 6 mesi a un Genoa in disperata lotta per non retrocedere, alla squadra in cui venne accolto appena maggiorenne come grande promessa da reietto precocemente invecchiato. Gioca pochissimo e sciupa l’unica mezza occasione che gli capita nel delicatissimo match contro i retrocedendi del Brescia. L’orizzonte non è mai stato così nero quando si affaccia il Leone.

Leone è il primo figlio di Destro e della sposina Ludovica Caramis, showgirl. Per stessa ammissione dell’attaccante, diventare padre gli ha dato tanta serenità, consapevolezza e voglia di lottare in più. Già quando era nel grembo, lo ha portato a lottare per convincere Maran, Faggiano e Preziosi a rinnovargli il contratto e dargli una chance. Ha dimostrato subito di meritarsela contro Crotone, alla prima di campionato, andando in gol dopo pochi minuti. Come 10 anni prima, praticamente esatti. Quindi non molte occasioni sino a Natale, quando firma una doppietta contro il Milan, e poi Ballardini gli accorda massima fiducia per resuscitare un Genoa penultimo. Segue una marcia trionfale, in cui schiaccia ogni difesa alla prima occasione disponibile sino a gennaio.

Ad aprile contro la Fiorentina arriva il decimo gol, che gli vale il rinnovo contrattuale e un record tanto curioso quanto prestigioso: è il primo nella storia della Serie A a segnare almeno 10 gol in una stagione con 4 squadre diverse. Nel mezzo sono latitate le reti ma non l’impegno e la grinta, e i genoani hanno cominciato ad apprezzarlo quasi più per quest’attitudine, effettivamente molto genoana, di non lasciarsi buttar giù da niente che per l’esaltante impatto sotto porta con cui ha ribaltato la classifica.

A questo punto giova ricordare che Destro ha appena 30 anni, e che teoricamente ha davanti gli anni migliori della carriera, quando il fisico non è ancora corroso dal declino e il talento è perfettamente levigato dall’esperienza. In fondo ci ricordiamo Eracle solo per le 12 fatiche, e il Leone è stata la prima. Eppure il figlio di Zeus ci si dedicava subito dopo il momento peggiore della sua “carriera” da eroe, quando in preda a una pazzia suscitata dalla matrigna Hera sterminò la sua intera famiglia, e alle spalle aveva già diverse imprese. Ad esempio, da ragazzo prodigio, anzi da neonato, strangolò due serpenti; più avanti difese Tebe da un’invasione e fu uno degli Argonauti. Per Destro i suoi primi 12 anni in Serie A potrebbero non essere stati nemmeno la prima delle sue fatiche più gloriose, ma solo la premessa. E così come l’eroe ha cominciato a realizzare sé stesso solo con la pelle del leone sulle spalle, a Mattia mancava solo Leone da caricarsi sulle sue. Destro centravanti fortissimo è un mito antico, su cui c’è più di un baluginio di verità, e di cui i capitoli più belli sono ancora tutti da narrare.

Federico Burlando

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