All’asta la maglia di Damsgaard, la purissima stellina del Nord

«Ha le gambe troppo chiare per giocare bene a calcio», disse nell’estate 1992 Omar Sivori a proposito del nuovo acquisto della Fiorentina, Stefan Effenberg, talentuosissimo e pallidissimo trequartista tedesco di Amburgo allora 24nne, già noto per la sua fenomenale antipatia. Tatuaggio di una tigre dietro la nuca, era un Balotelli ante litteram, che passerà agli onori delle cronache per un dito medio al CT della nazionale a Usa ’94, per essere andato a letto con la moglie del compagno di squadra Strunz (uno degli involontari nomen omen più azzeccati della storia), e per il record di cartellini gialli in Bundesliga, 114. Con lui, e Batistuta, la Viola andrà incontro a una delle retrocessioni più clamorose della storia, dopo essere stata seconda in classifica verso la fine del girone d’andata. Anche se la Danimarca aveva appena vinto un Europeo, allora era forte la convinzione che a parte la Svezia degli anni ’50 non potesse venire fuori nulla di calcisticamente magico dal Mar Baltico. Mikkel Krogh Damsgaard, classe 2000, è invece sbarcato a Genova a dimostrare che non è cambiato solo il millennio, ma anche il paradigma. A nord del Reno si gioca a pallone e pure bene. Solo che Damsgaard si fa ben volere anche per i modi gentili da cavaliere arturiano appena investito, e con Effenberg ha in comune in parte solo il talento. Damsgaard ne ha di più, e nessuno lo definirebbe una qualche specie di Balotelli; piuttosto, sembra un Laudrup in tutto tranne che nel nome.

Ha un sorriso timido, e nonostante si sia palesato come il migliore tra quelli al primo anno in serie A, gli Americani direbbero il Best Rookie, l’orgoglio dei prestigiosi risultati che sta ottenendo mai è stato ottenebrato da alterigia e arroganza. Ha l’umiltà dei veri grandi, quelli che non smettono mai di lavorare a testa bassa ma quando la alzano è sempre per inventarsi un taglio brillante, un lancio geniale, una scoccata folgorante. Se non abbandonerà mai tali virtuose attitudini, può andare davvero tanto lontano.

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Viene dal Football Club Nordsjælland, dalla “città” di Farum, 18mila abitanti. Nel 2012 hanno vinto il campionato e l’anno dopo contro la Juventus hanno segnato il primo gol nelle Coppe Europee della loro storia. Mikkel contro la Vecchia Signora ci esordisce in Serie A il 20 settembre alla prima giornata contro la Juventus, 3 partite dopo trova il primo gol nel 3-0 alla Lazio. Pagato 6 milioni e mezzo, ora ne vale già almeno il triplo.

Nonostante la giovane età, ostenta grandi colpi e nessuna paura. Inglese perfetto, italiano comprensibilmente stentato, il linguaggio che parla meglio resta quello del campo. Con esso fa conoscenza delle genti di tutto lo Stivale: caspita, quanto è forte! Che numeri! Andrà lontano! La Samp ci ha visto bene.

Inanella tante piccole magie, alcune decisive per la salvezza tranquillissima del Doria, e a fronte di qualche inevitabile passaggio a vuoto dovuto all’inesperienza si mostra capace di reggere la pressione anche contro le grandi squadre. Le Milanesi, in cui si può annettere l’Atalanta in un impeto di fantasia da Ludovico Sforza, pagano caro i suoi assist: Inter e Atalanta vi soccombono, il Milan, allora in vetta alla classifica, si salva solo perché passa l’ultimo quarto d’ora a trattenerne le folate.

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Esordisce in nazionale maggiore nel “derby” contro la Svezia, amichevole, dell’11 novembre e la scorsa settimana ha siglato le sue prime due reti, contro la Moldavia nelle qualificazioni mondiali.

Ormai ciò che risulta chiaro non sono le sue gambe, magari anche pallide come quelle di Effenberg, che non se le ricorda più nessuno; ma come le utilizza per fare il suo mestiere; il calciatore funambolo. Con buona pace di Sivori: ora anche i Vichinghi sanno fare i numeri come gli assi sudamericani. Magari non tutti, ma Damsgaard sicuramente sì.

Federico Burlando

 

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