Da 1-2 a 3-2 tra 89’ e 92’, lo Spezia dei sogni da 30 e lode come il Chievo dei miracoli

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Era dal 2001-02 che una neopromossa assoluta in Serie A dopo 30 partite non vantava 30 o più punti in classifica. Allora era stato il Chievo detto dei Miracoli, o anche dei Mussi volanti, perché i supporter dei più blasonati cugini dell’Hellas erano soliti ripetere che loro sarebbero stati in B e i clivensi in A quando i Mussi, ovvero gli asini, avessero cominciato a volare. Al termine di quella stagione l’Hellas andò incontro a una delle retrocessioni più incredibili della storia (verso la fine del girone d’andata erano settimi) e “i muli” di Del Neri, volarono nel firmamento della Serie A, attestandosi in zona Uefa dopo aver vagheggiato lo scudetto. Sembrava l’exploit di un anno, invece per quasi un altro ventennio, con un solo anno di cadetteria nel mezzo, si conquistarono ripetute salvezze, e così una squadra di quartiere entrò nel salotto buono del calcio tricolore. Lo Spezia che rappresenta una città intera e le cinque terre, a cosa potrebbe ambire?

La salvezza, che Mister Italiano a inizio anno aveva detto valere «quanto uno scudetto», non è ancora stata raggiunta, ma ora è davvero a un passo. Con il Cagliari al momento precipitato a -10 e chiamato a un arduo confronto con l’Inter, e altre tre squadre tra i bianchi e i sardi per buona misura, a meno di dieci giornate dal termine del campionato, solo l’imponderabile potrebbe ritrascinare nei gorghi della lotta disperata gli spezzini. Da quando c’è Italiano, si procede sempre e comunque a vele spiegate, anche quando tira aria di tempesta.

I tre punti odierni sono frutto dell’ennesimo scherzo infine piacevole ma apparentemente di dubbio gusto tirato ai tifosi, al 89’ il set point per restare in A, quasi un match point, sembrava malamente sprecato: il Crotone ultimo in classifica era in vantaggio 2 a 1, aveva giocato meglio, con più ritmo e brillantezza, gli Aquilotti erano in una giornata no e forse si erano fatti avviluppare dalla tristezza di non riuscire a vincere “una partita vinta”, al netto delle tante imprese portate a termine. Ma questo è il calcio: così come con la tattica e la grinta puoi ridurre i titani al tuo livello, così possono fare i nani con te. Del resto per il Crotone era l’ultimissima spiaggia.

Consueto 4-3-3 per Italiano, con ben 6 cambi rispetto alla partita di Roma: in retroguardia tornano Provedel, Marchizza, e Ismajili, in ragione di Zoet, Bastoni e Chabot. Pobega in mediana rimpiazza Sena, mentre davanti Verde e Nzola si guadagnano la maglia. Completano l’undici Ferrer, Erlic, Ricci, Maggiore e Gyasi.

Nel 3-4-2-1 di Cosmi, Ounas e Messiah coprono le spalle e riforniscono l’uomo del momento, Nwanko Simy.

Sono gli ospiti aggressivi a partire subito forte: Provedel deve respingere al 12’ coi piedi un bel diagonale di Benali, al 18’ ancora lui crossa deliziosamente per Ounas, ma il franco-algerino non impatta bene e l’occasione sfuma.

Spezia in apnea e stranamente incapace di prendere l’iniziativa. Al 34’ si fa male lo scatenato Benali, deve uscire al 38’ e curiosamente al 39’ il Crotone passa: Djidji piomba su un’uscita coi pugni del numero uno aquilotta e lo beffa con uno splendido colpo a parabola.

Italiano deve assolutamente cambiare: dentro Sena per Ricci e Diego Farias per un Gyasi stranamente impalpabile.

Lo Spezia prova a prendere il pallino del gioco e a intessere quelle trame che hanno ornato il suo campionato di tante belle azioni fitte e folgoranti, ma manca totalmente di lucidità. Si getta in avanti con foga e frenesia, gli ospiti ne rigettano le offensive con tranquillità.

Al 63’ però Verde si conferma l’uomo dei colpi a sorpresa: sponda di testa di Marchizza, destro al volo micidiale che capovolge l’inerzia della partita. Pareggio. Tutto da rifare per gli uomini di Cosmi.

Ora sono proprio i pitagorici ad attaccare in maniera disordinata, con gli spezzini rincuorati che ora cercano lo spazio giusto per il contropiede che possa risolvere la partita.

L’entropia regna sovrana in questa partita: al 78’ Ounas per Zanellato, cross basso, Simy ci zompa su e perentorio in scivolata schiaccia in rete, equilibrio nuovamente spezzato in un battito di ciglia.

Al 80’ Ounas in contropiede cerca la percussione centrale e smarca Luperto, che ha un comodo tiro da tre punti sui piedi: sparacchia su Provedel. Al 86’ è Messias su punizione a sfiorare il terzo gol, pallone alla sinistra del palo di poco.

Un antico adagia degli accorti antichi Romani recita che “un nemico ferito, è un nemico ancora vivo”. L’Uomo del Fiume Cosmi dovrebbe farlo imparare a menadito ai suoi. Il Crotone indugia a scalpare la chioma degli Aquilotti, questi imbracciano l’artiglieria e non ricambiano la cortesia: finale pirotecnico.

Al 89’ su un rimpallo scaturito da una punizione, Erlic appoggia per Maggiore e l’azzurrino, in un momento di oro colato a 40 carati, conclude per il 2-2. Al 92’ ancora Erlic, per 3 minuti mutuatosi in Suker, in tap-in regala una gioia paradisiaca ai suoi e tante imprecazioni a Cosmi e ai suoi seguaci, infatti, su un cross di Farias, Ismajli incoccia sulla traversa, e a due passi dalla linea di porta il croato insacca trionfalmente.

Mentre nubi tetrissime e uragani tormentano il Tirreno da Cagliari a Crotone, sereni paesaggi con vista sulla Serie A si distendono ormai agli occhi di tutte e tre le compagini liguri. Se affiorano nubi nel cielo, sono solo i fumi dei fuochi artificiali dello Spezia dei Sogni.

Federico Burlando

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