Il brillante pareggio col Milan potrebbe valere il rinnovo a Quagliarella e Ranieri

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Ci sta zittendo tutti, Fabio Quagliarella, che troppi di noi hanno considerato all’ammazzacaffé nel periodo più buio della stagione blucerchiata. In effetti, quelle prestazioni così abuliche – in perfetta sintonia con quelle della squadra intera – ci avevano ingannato. La primavera, invece, ci sta restituendo un campione vecchio solo per l’anagrafe. Si dirà: senza lo svarione di Hernandez il vantaggio doriano a San Siro non si sarebbe materializzato, ma solo un campione autentico, uno dei rari giocatori forniti di visione periferica e capaci di prevedere le mosse degli avversari, sarebbe stato capace di rimanere in agguato e di scorgere il portiere rivale fuori porta. A quel punto, figurarsi se un pedatore con i piedi così educati avrebbe mancato il pallonetto vincente.

La prodezza del fuoriclasse campano è stata gradita non più delle sue accorate parole d’amore nei confronti della Samp in un dopopartita ricco di miele. In soldoni, Quaglia ha chiesto con… parole sue il rinnovo del contratto al Viperetta, precisando la sua intenzione di continuare a giocare e, se possibile, in maglia blucerchiata. La verità è semplice: Fabio ha trovato nella Genova sampdoriana il posto delle fragole, il su suo habitat ideale, il luogo fatto su misura per lui.

Ferrero sta prendendo tempo, ma non potrà insistere ancora molto nel suo atteggiamento dilatorio. È conscio, il patron, che Quagliarella ha un posto privilegiato nel cuore dei tifosi doriani: agirà di conseguenza, proponendo – secondo la sua politica che non ammette deroghe – un rinnovo ad ingaggio ribassato. E se il taglio sarà ridotto e non umiliante, il bomber dirà sì con entusiasmo, senza il minimo tentennamento, a costo di rinunciare a proposte economiche più allettanti in contesti tecnici e ambientali meno favorevoli. E se all’anno di prolungamento facesse seguito una proposta per il “dopo”, magari un posto fisso come istruttore delle giovanili, cadrebbe anche la residua, sottile paratia di dubbio.

Da un “nonno” all’altro, stavolta non per il campo ma per la panca. Il destino di Ranieri, qualche settimana fa, pareva segnato: pollice verso dei tifosi, diffuse perplessità tra i dirigenti, risultati e gioco che facevano difetto. Poi la svolta, avviata con qualche prova lievemente più organica ma non esaltante, proseguita con il capolavoro difensivo a spese del Toro e suggellata sabato scorso dall’impresa sfiorata a San Siro, con un coro generale di convintissimi elogi a corollario.

Ranieri ha ritrovato la Samp, ed è indubbio che anch’egli abbia contribuito. D’altra parte, non si domina la seconda in classifica se non si è preparata la sfida anche nei minimi particolari. Di sicuro sta incidendo il ritorno del figliol prodigo Gabbiadini non solo per il suo apporto diretto quanto per la sua collaudata intesa con Quagliarella. I due si capiscono al volo e tutto il gioco è salito di tono.

Non meno sta pesante nella metamorfosi doriana l’auspicata stabilità di assetto e di formazione. Finalmente Ranieri ha svoltato in via definitiva per l’antico, fruttuoso 4-4-2, da sempre il modulo più adatto alle caratteristiche dei giocatori, E in questo contesto tattico è stato inserito – finalmente in pianta stabile – un talento sontuoso come Damsgaard, campioncino già oggi, immeritevole di quell’assurda altalena tra campo e panchina. Sin quando il fiato lo ha sorretto, il danese ha fatto ammattire i difensori rossoneri imperversando sulla fascia sinistra con classe e prepotenza atletica.

D’ora in poi Ranieri non dovrà più mutare le proprie scelte, a meno di esserne obbligato. Si fa sentire, purtroppo, l’assenza di Ekdal in mediana, dato il rendimento insufficiente di Adrien Silva, la cui espulsione in avvio di ripresa è probabilmente costata la vittoria al Meazza. Nel prossimo impegno, a Marassi con ‘ambizioso Napoli, Ranieri dovrà reperire un secondo centrale di centrocampo: insista sul baby Askildsen e rifugga dalla tentazione di spostare in mezzo Jankto. Vada come vada, la via maestra è scongiurare qualsiasi impiego fuori ruolo.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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