Sfida epocale Balla-Iachini, con tanti dubbi sulle punte per il Grifone

Uno dei più amati di sempre contro il più odiato in assoluto. Dalla prospettiva del tifoso rossoblù medio, la sfida contro la Fiorentina si rispecchia soprattutto nel confronto tra il mago delle salvezze genoane, al secolo Davide Ballardini, e il personaggio che un popolo intero di supporters vorrebbe vedere eternamente retrocesso, Giuseppe Iachini.

In effetti è arduo dare torto a chi, in casa Grifo non sopporta proprio per nulla il mister marchigiano, il quale, dopo aver accompagnato con risolini sfottenti due risultati negativissimi per il Genoa (uno quando giocava nel Ravenna, l’altro quando allenava il Piacenza), è scivolato su una gigantesca buccia di banana abbinando – con tanto di indebita registrazione vocale – agli stessi rossoblù il sostantivo così caro a Cambronne.

Beninteso, il tempo galantuomo al trainer ascolano ha già restituito sotto forma di sconfitte targate retrocessione più di uno sgarbo, ma sotto quest’aspetto la gente genoana è insaziabile e pagherebbe chissà cosa per regalare all’ex allenatore della Sampdoria un’altra amarezza.

Così il ritorno di Iachini sulla panchina viola dopo le dimissioni di Cesare Prandelli ha oscurato l’importanza non trascurabile di una partita che non assume contorni drammatici ma… ci va vicina. E stavolta è la Viola a stare peggio e ad inseguire con superiore necessità punti preziosi per non finire nel tritacarne della zona retrocessione, E dire che, a scorrere con una filastrocca i nomi dei calciatori toscani, verrebbe da pensare che siano in lotta per una poltrona europea: altro che vederli coinvolti in guerre sportive assai meno nobili.

Il Genoa non ha dalla sua il fattore campo – ormai annullato dal Covid – ma di sicuro un morale più alto. Riguardo all’obbligo di vincere la partita, il dibattito è aperto. Da una parte troviamo i pessimisti, convinti che solo i tre punti possano affrancare da patemi futuri, mentre i cosiddetti moderati sono convinti che anche il singolo passettino, con la Fiorentina che rimarrebbe indietro, avvicinerebbe comunque la salvezza.

Ragionamenti da bar o da impenitenti commentatori più che da allenatori o atleti. Infatti, non sarà la classifica a mutare l’atteggiamento di Zio Balla, il quale non pare avere alternative comportamentali da suggerire ai suoi prodi. Scenderà in campo il solito Genoa, pronto ad aggredire l’avversario, a rubar palla in ogni zona del campo e a sviluppare in un nonnulla la manovra d’attacco verticalizzando. Insomma, la tattica collaudata che ha fruttato i successi su Bologna, Cagliari, Napoli e Parma.

Poco importa al clan genoano che gli ospiti riescano ad offrire una trama più spettacolare e gradevole, favorita dalla qualità di centrocampisti dai piedi educati e, soprattutto, di un sopraffino campione come Ribery. Sinora queste doti hanno sempre cozzato con una certa carenza di concretezza, sia in zona gol (pur tenendo conto dei recenti progressi del talentuoso Vlahovic), sia in fase difensiva. Per contro, il Grifo ballardiniano brilla per praticità, cinismo e produttività: le bastano spesso una-due palle gol a partita per riempire il carniere.

L’importante sarà scegliere gli uomini adatti alla bisogna, possibilmente senza attendere la ripresa per qualche doverosa correzione in corsa. Assestate la difesa ed anche la zona mediana del centrocampo, le autentiche incertezze dovrebbero concernere fasce laterali e prima linea. Andando sullo specifico, ci chiediamo se sia ancora il caso di confermare fiducia al desolante Czyborra delle ultime prestazioni potendo disporre di un riemergente Biraschi, capace di garantire determinazione e “gamba” sul corridoio di destra, con Zappacosta ovviamente dirottato sul fronte mancino.

Più intricati i nodi da sciogliere in avanti. Chi preferire tra un Destro proteso al decimo sigillo stagionale ma da un mese all’asciutto e uno Scamacca che al Tardini ha sparato con la doppietta ed ha pure bollato in azzurro ma rimane un’incognita a livello di concentrazione e di rendimento? E chi scegliere per il ruolo di seconda punta tra Pjaca (da lui segni di risveglio a Parma), Shomurodov (in teoria il più dotato, ma da troppo tempo sconclusionato e abulico) e Pandev (usato strasicuro, con l’entusiasmo a mille per il gol segnato mercoledì ai tedeschi ma anche con 38 anni sul groppone)? Indovinala Grillo.

PIERLUIGI GAMBINO

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