Tanto equilibrio e due battaglie al cardiopalma tra i precedenti di Genoa-Fiorentina

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Il piatto calcistico del sabato pre-pasquale prevede l’arrivo della Fiorentina, nuovamente affidata all’ odiato (per i genoani) Iachini dopo le dimissioni di Prandelli.

Una sfida mai banale ed equilibrata, come testimoniato dalla quasi assoluta parità, con 20 partite terminate sul pari e 15 successi a 14 per il Grifone nei 49 precedenti.

Focalizziamo il nostro ricordo su due incontri in particolare iniziando dal più lontano nel tempo, novanta minuti che solo i più anziani ricorderanno: era il 3 giugno 1956, la Fiorentina già campione d’ Italia con largo anticipo rese visita ai rossoblù nell’ultima giornata di campionato. Allenatore dei viola era Fulvio “Fuffo” Bernardini che nel decennio successivo compì un’altra grande impresa vincendo il tricolore alla guida del Bologna; era una squadra infarcita di campioni, Bernardini aveva fortemente voluto il brasiliano Julinho, la più forte ala dell’epoca e proprio da un’iniziativa del funambolico carioca arrivò dopo nemmeno mezz’ora il vantaggio ospite, con Gratton che depositò in rete senza fatica dopo l’azione inarrestabile del numero sette. La squadra gigliata era arrivata a quell’ultimo appuntamento ancora imbattuta mentre il Genoa non era mai stato sconfitto tra le mura amiche, nel 1922-23 il Grifone aveva vinto il campionato senza perdere un incontro e voleva impedire che i gigliati eguagliassero il loro record vecchio di oltre trent’anni.

Quel pomeriggio in tribuna erano presenti tante vecchie glorie di quello scudetto, i vari De Prà, De Vecchi, Burlando, Catto, Santamaria che assistettero ad un quarto d’ora finale che rovesciò il punteggio, nel delirio della Nord e della tifoseria intera.

In avvio di ripresa l’arbitro Jonni di Macerata, uno dei fischietti più qualificati dell’epoca, non concesse un rigore ai viola per un atterramento di Montuori, che invece di cadere proseguì l’azione con l’arbitro che applicò il vantaggio , lo scatenato Carapellese il rigore invece se lo procurò ad un quarto d’ora dalla fine e lo svedese Gunnar Gren, ex viola dal dente avvelenato, realizzò il pari superando il giovane Giuliano Sarti, poi protagonista negli anni sessanta con l’Inter di Helenio Herrera.

E negli ultimi cinque minuti prima “Pattinella” Frizzi con un tiro da fuori ed al novantesimo Carapellese che suggellò una ripresa da urlo fissarono il punteggio di una delle partite più emozionanti della storia rossoblù, con il Genoa che concluse la stagione a centroclassifica e la Fiorentina tricolore con dodici punti di vantaggio sul Milan.

L’altro confronto tra i tanti indimenticabile e che ancora lascia rabbia nei tifosi genoani a distanza di anni è quello del 15 febbraio 2009, un pari arpionato a recupero già scaduto dai viola che di fatto con quel risultato soffiarono a fine stagione il quarto posto che dava diritto alla Champions alla squadra allenata da Gasperini. L’inizio fu un monologo genoano, concretizzatosi nello splendido scambio che portò al gol di Thiago Motta servito con rara maestria da Milito; il Grifone restò in dieci per l’espulsione di Biava per il doppio giallo comminatogli da Rizzoli dopo mezz’ora ma prima della fine del tempo un contropiede micidiale finalizzato da Palladino servito da Mesto portò sul doppio vantaggio il Genoa e quando a inizio ripresa l’atterramento di Criscito ed il rigore trasformato da Milito fissarono il punteggio sul triplo vantaggio si pensò ad una vittoria ormai in cassaforte.

Ma nell’ultima mezz’ora si scatenò il rumeno Adrian Mutu, che prima accorciò su rigore dopo una palla alta persa in uscita da Rubinho con atterramento di un avversario, il Genoa pur in dieci uomini sembrava però in controllo del doppio vantaggio quando a dieci minuti dalla fine ancora Rubinho non fu irreprensibile sulla punizione del rumeno ed a quel punto gli ospiti, allenati da Prandelli, ci credettero ed assediarono l’area rossoblu fino ad arrivare ad un incredibile pareggio firmato dalla tripletta del rumeno oltre i quattro minuti concessi da Rizzoli come recupero.

MARCO FERRERA            

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